“Ho visto la morte in faccia ed ho pregato l’Ave Maria nel dolore”

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“Ho visto la morte in faccia ed ho pregato l’Ave Maria nel dolore”

Intervista all’#atleta internazionale #GiusyVersace, grande donna e grande esempio di testimonianza e di vita.

Fino al 2005, Giusy, era molto affermata nel campo della moda e infatti la sua vita si divideva tra Londra e Milano.

Poi durante una trasferta lavorativa, ha un terribile incidente automobilistico nella Salerno –Reggio Calabria, dove perde entrambe le gambe. Questo spiacevole incidente non l’ha fermata anzi …

Giusy Versace è diventata la prima atleta italiana della storia a correre con amputazione bilaterale.

E’ stata campionessa di record ben 11 volte ed è arrivata in finale alle Para -olimpiadi di Rio.

Vince “Ballando con le stelle” in coppia con Raimondo Todaro nel 2014.

Giusy nel 2013 ha scritto un libro diventato Best- seller “Con la testa e con il cuore si va ovunque”.

Cos’è successo esattamente il pomeriggio del 22 agosto 2005?

Mi trovavo a Reggio Calabria per una trasferta di lavoro (anche se vivo a Milano da tanti anni) ma come tutte l’estati ritorno nella mia terra d’origine, e con un auto noleggiata mi stavo recando da un cliente a Salerno.

Trovandomi a Reggio pensai di noleggiare la macchina per arrivare prima, purtroppo uscendo da una galleria, beccai un acquazzone improvviso, la macchina fece acquaplaning, così perse aderenza e urtando nel guard rail, di prepotenza, l’urto mi ha strappato via le gambe.

La scena non è divertente da raccontare, però quest’accaduto ha segnato un nuovo inizio anche se ho visto veramente la morte in faccia.

Ho pregato tanto, quando sei consapevole di morire ed hai un briciolo di fede non puoi non pregare; ho pregato un Ave Maria ma il dolore non mi permetteva di riuscire a recitarla …

Per ovvi motivi, ho perso tanto sangue e quando mi risvegliai dopo una settimana di coma, pur ricordando tutto quello che mi era accaduto, non provai rabbia ma un grande senso di gratitudine verso Dio e verso la vita per questa nuova opportunità.

Anche se sono passati 11 anni dall’incidente, non avrei mai immaginato nelle mie condizioni di riuscire a fare tutto quello che ho fatto fin oggi.

Sei molto devota alla Madonna ed è a lei che ti sei subito affidata?

Si, la sua figura rappresenta essere la Mamma di tutti, ed essendo uscita da casa a 18 anni, la Madonna mi ha sempre tenuta compagnia.

Anche prima dell’incidente ero molto credente e nei miei momenti di sconforto, la prima cosa che facevo, era entrare in una chiesa e cercare una statua della Madonna dove raccogliermi in preghiera. Maria ha sostituito molte volte, la presenza di mia madre che per via della distanza, mi mancava tanto.


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