Bontà o buonismo?

Bontà o buonismo?

Il buonismo non ha nulla a che vedere con la misericordia cristiana, il cui presupposto è l’esistenza del peccato e dell’errore, rispetto ai quali, però, si può sempre cambiare rotta. Mentre nel buonismo, l’errore è minimizzato al punto da avere quasi la stessa dignità rispetto alla scelta giusta, nella misericordia, il peccato, pur essendo meno potente del perdono di Dio, non va mai sottovalutato, in modo da aver chiaro quale sia la nuova strada da percorrere. Nella misericordia cristiana, il non-giudizio nei confronti del peccatore è qualcosa di utile a rafforzare la sua libertà nella possibile nuova opzione per il bene, rendendo quest’ultima più autentica e legittima. Lo stesso papa Francesco, nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù del 2016 a Cracovia, ha ammonito a non considerare la misericordia come una forma di “buonismo”, né di “mero sentimentalismo”, in quanto c’è in gioco “l’autenticità del nostro essere discepoli di Gesù, della nostra credibilità in quanto cristiani nel mondo di oggi”.
In conclusione, quindi, vi è una notevole differenza tra l’essere buoni e l’essere buonisti. La persona buona (santa, in un’ottica cristiana) lo è nei fatti, prima ancora che nelle parole, ed è disposta a sacrificarsi per il vero bene degli altri, senza badare ad alcun tornaconto. Il buonista, invece, si sacrifica per piacere agli altri e lo fa più volentieri se può ottenere qualcosa in cambio [Luca Marcolivio].

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