Maria Luce della Notte

 

La compassione di Dio. ”Dio ha tanto amato il mondo da donare il Suo Figlio Unigenito affinchè chiunque creda in Lui abbia la vita eterna”(Gv 3,16)

Oggi il racconto della Genesi rimanda al drammatico e duro momento della dura ripresa, e dell’ira di Dio contro l’uomo e susseguendosi l’intera umanità. Dopo che l’uomo e la donna (Adamo ed Eva) si sono lasciati tentare dal desiderio di  autonomia, il Signore Iddio li caccia dal Luogo santo e puro che per loro aveva creato, ripetendo all’uomo prima che lo cacciasse: ”Polvere tu sei e polvere ritornerai”.                                                                    

All’inizio del racconto Dio cercava l’uomo per dirgli che non lo aveva abbandonato, che Lui v’era e v’è sempre stato per lui, nonostante il peccato che avevano appena commesso entrambi. Dio si rivolge ad entrambi senza metterli in imbarazzo, ma cercando di aiutarli nel migliore dei modi, con carità e docilità, e aiutandoli a prendere coscienza del loro errore e quindi del loro peccato. L’uomo e la donna sono il simbolo dell’intera umanità…non dimentichiamolo mai questo. Essi mangiano il frutto proibito e disobbediscono al Signore Iddio, cosa che li porta a nascondersi alla presenza del Signore perchè si riconoscono nudi, si sentono privi di tutto. La tentazione è la stessa che possiamo avere anche noi tutti i giorni; l’illusione di poter essere grandi anche senza l’aiuto di Dio, senza il nostro Maestro, senza la Nostra guida, anche a Lui disobbedendo, di poter fare a meno di Lui e dei suoi insegnamenti, di fare tutto ciò che ci piace senza dover tener conto di alcuno. Questa purtroppo è la triste nostra realtà che deriva da questo racconto odierno. Se però non impariamo ad avere un rapporto vero e costante con la Parola, con la Parola di Dio vivente, il Cristo Suo Figlio morto per i nostri peccati, il male, il demonio, il nostro nemico, prenderà il sopravvento su di noi, s’approfitterà di questo nostr’atto di scempiaggine e resterà per noi solo disperazione e disillusione.           La risposta di Dio sarà l’Incarnazione del Suo Figlio nel grembo Verginale della Beata Vergine Maria Immacolata. Solo in Cristo infatti si fonda la nostra salvezza, e come ci riguarderà Gesù più avanti nel Vangelo di Giovanni, nel famoso discorso con Nicòdemo, Egli dirà: ”Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio Unigenito, affinchè chi crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna”.(Gv 3,16).                                                            Come nel brano della Genesi, poi, anche nel Vangelo troviamo un Dio compassionevole, grande nell’amore e tenero. Il Problema di oggi nel nostro Vangelo è il mangiare, ma la prospettiva di questi viene capovolta. Non si tratta di procurarsi del pane, non ci si poteva sfamare e non ci si può tutt’oggi sfamare nel deserto. Si può solo accogliere un dono, fatto di misericordia e di compassione, che si moltiplica in parti uguali per tutti. E questo è il dono che oggi Gesù compie nel Vangelo.                                   La situazione del deserto, l’essere sprovvisti di tutto, diventa l’occasione per tornare all’essenziale, per capire di che cosa davvero noi viviamo. In fin dei conti è Dio, e lui solo, che ”sazia la fame di ogni vivente”(Sal 145,16).      Gesù si commuove, Lui il compassionevole, come abbiamo visto in questi ultimi giorni nei Vangeli, la tanta compassione di Gesù per noi tutti. Egli chiede l’aiuto dei discepoli per sfamare una folla larga quasi quattromila persone, come ci dice il Vangelo, e che lo seguivano da circa tre giorni senza mai fermarsi. I discepoli di certo non nascondono la loro iniziale perplessità.                                                                                                               Questo può accadere anche noi, giorno dopo giorno. Quante volte magari il Signore ci domanda di compiere qualche cosa, ma noi di fronte a quella cosa, che guardandola sembra più grande di noi, sembra insomma una cosa impossibile, rimaniamo perplessi.                                                                                                                            Possiamo fare l’esempio di San Pietro e della sua vocazione, quando per una notte intera non pescarono nulla ma venuto Gesù, Egli disse di gettare la rete in mare e di volgersi verso destra. Dapprima sia Pietro ed i suoi soci Giacomo e Giovanni restarono perplessi, ma San Pietro con il suo essere pio, dimostrò la Sua perplessità, ma disse anche ”Signore sulla Tua parola getterò le mie reti” tanto è vero che pescarono talmente tanto che il Vangelo ci rivela che le barche quasi affondavano.

Un altro esempio che possiamo poi porre, sono le vocazioni (soprattutto sacerdotali e religiose). Quando il Signore chiama qualcheduno, all’inizio si ha paura e si rimane quasi estasiati, perplessi, nel domandarsi: ”Ma perchè il Signore sceglie proprio me? No, io non sono adatta a questa vita…ecc.”e ci si pongono mille pensieri e perplessità. Ma il Signore buono e giusto, compassionevole, che capisce le nostre ansie, le nostre paure, ci si mette accanto e ci fa capire che Lui ha scelto noi per un determinato motivo, e anche se si hanno mille difetti, Lui Ti vuole cosi, poichè ”Nulla è impossibile a Dio”.   Noi purtroppo siamo pronti a chiedere a Dio tante cose, ma se ci viene chiesto da Lui di impegnarci in qualcosa, ci tiriamo indietro. Se però vogliamo essere veri cristiani, veri discepoli di Cristo per testimoniare la Sua Parola, non deleghiamo a Dio per risolvere i nostri problemi, ma impariamo ad affrontarli mettendoci anche tutte le nostre forze. Solo cosi vivremo con profonda unità tra di noi e saremo degni di sedere all’unica mensa eucaristica. Sarà Dio a saziare la nostra fame, anche quella che magari non avevamo il coraggio di ammettere dinanzi a Lui, e che ci feriva l’anima e il cuore. Il Signore è dolce e compassionevole con tutti. Nel Vangelo di oggi ritroviamo l’episodio della moltiplicazione del pane e dei pesci (6,34-44), ma il fatto che però ora avvenga in terra pagana, sottolinea l’ampiezza e la profondità della ”compassione” del Signore, sensibile verso la fame di tutti in tutti i sensi.                                                                                                                                            Alla fine di questa meditazione serale notturna per una buonanotte con Maria, ecco mettiamoci ai piedi del Signore e della Madonna e cerchiamo di capire, attraverso il loro aiuto, che l’esperienza della mancanza e del vuoto che a volte ci prende è fondamentale nel nostro essere dipendenti e limitati: la vita non è in noi, ma ci viene data da qualcuno che è più grande di noi. Il Signore onora il nostro limite con la Sua compassione, e a noi invece da il semplice compito di onorare la sua compassione riconciliandoci con il nostro limite.                         

  Affidiamo a Maria tutte le nostre intenzioni, Lei Tempio dello Spirito Santo di Dio porterà tutte le nostre intenzioni a Dio Padre. Chiediamo a Maria di aiutarci quando le ansie, la paura, si impossessano di noi, e di dimostrare il nostro coraggio. Gesù ci dice sempre di ”Non temere” e di avere in Lui fiducia. Stessa cosa che l’Angelo Gabriele ripetè alla stessa Maria, quando Ella riamse turbata alla Sua presenza ”…Non temere Maria, poichè nulla è impossibile a Dio”. A imitazione di Maria, e facendoci tenere da Lei per mano cerchiamo la nostra Custodia nella Parola, nel Verbo fatto carne, nel Cristo Suo figlio, cercando in Lui il nutrimento della nostra anima, Egli che ogni volta con l’Eucaristia ci sostiene da tutte le prove e ci aiuta persevaerare nell’unità e nell’amore. Chiediamo dunque a Maria che ci aiuti sempre ad essere vigili e perseveranti nella fede, fedeli apostoli del Suo Figliuolo, senza che nulla ci stacchi mai da Lui. E ricordiamo sempre che accanto a noi abbiamo Sia Maria che Gesù, che ci proteggono come una madre con un lattante per evitare che egli cada. Ogni giorno e ogni notte Cristo insieme con La sua Ss.Madre dicono: ”Non temere io sono con te”.

dai pensieri di san pio da pietrelcina:Maria sia la stella, che vi rischiari il sentiero, vi mostri la via sicura per andare al celeste Padre; essa sia quale ancora, a cui dovete sempre più strettamente unirvi nel tempo della prova. O Maria, mamma dolcissima dei sacerdoti, mediatrice e dispensatrice di tutte le grazie, dal profondo del mio cuore ti prego, ti supplico e ti scongiuro a ringraziare oggi, domani, sempre, Gesù il frutto benedetto del tuo seno.

E diamo anche noi la Buonanotte a Maria come anche San Pio faceva: «Ti saluto, o Maria.
Saluta Gesù da parte mia».
Che Maria luce della notte vi benedica e custodisca in Cristo Gesù Nostro Signore.