Questo Giubileo non smette di riservarci sorprese. La morte di papa Francesco e l’avvento del pontificato di Leone XIV hanno determinato cambiamenti inaspettati nel programma dell’Anno Santo, uno dei quali è stato senz’altro l’unificazione delle canonizzazioni di Pier Giorgio Frassati (1901-1925) e di Carlo Acutis (1991-2006), in programma domani 7 settembre 2025 in piazza San Pietro. Inizialmente fissate per il 27 aprile (Acutis) e per il 3 agosto (Frassati), tali canonizzazioni proclamano due nuovi santi che, pur vissuti a distanza di circa un secolo, svelano una sorta di fil rouge che li unisce.
Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis sono entrambi morti assai giovani (il primo a 24 anni, il secondo addirittura a 15) ma le analogie non finiscono qui. Tutti e due sono cresciuti in famiglie assai benestanti, dove, però, la fede era tiepida o assente. Entrambi hanno scelto l’Eucaristia come centro della propria vita. Entrambi agiati, come dei novelli San Francesco, hanno avuto una predilezione speciale per i poveri e per i bisognosi.
Due magnifiche figure, dunque, che rispolverano una costante della storia cristiana: la Chiesa trae forza, sì, nella saggezza degli anziani, ma anche nell’entusiasmo dei giovani: come ripeteva spesso papa Francesco, c’è sempre bisogno delle “radici” degli uni e delle “ali” degli altri. Del resto, lo stesso Gesù, nel momento della scelta dei Dodici, optò in larga parte per persone giovani: San Giovanni, in particolare, probabilmente dodicenne al momento dell’incontro con il Messia, viene sempre ricordato come “il discepolo che Gesù amava”. Oltretutto, il novero dei santi nati al Cielo prima dei trent’anni è affollatissimo e comprende persone vissute in qualunque epoca: dalle prime vergini martiri (Santa Agnese, Santa Lucia, Santa Cecilia e molte altre) a gesuiti della Controriforma come San Luigi Gonzaga o San Giovanni Berchmans, per arrivare a San Domenico Savio, San Gabriele dell’Addolorata e Santa Teresa del Gesù Bambino.
E’ facile essere giovani e cristiani al tempo stesso? Niente affatto. Comporta, in primo luogo, l’onere di una scelta non soltanto tra il bene e il male ma anche tra la cultura del sacrificio e quella dell’edonismo. Tra la profondità e la superficialità. Tra l’altruismo e l’indifferenza. Tra il coraggio e la paura. Lo ha ricordato con parole molto chiare papa Leone XIV durante la messa per il Giubileo dei Giovani, lo scorso 3 agosto: “La pienezza della nostra esistenza non dipende da ciò che accumuliamo né, come abbiamo sentito nel Vangelo, da ciò che possediamo (cfr Lc 12,13-21). È legata piuttosto a ciò che con gioia sappiamo accogliere e condividere (cfr Mt 10,8-10; Gv 6,1-13). Comprare, ammassare, consumare, non basta. Abbiamo bisogno di alzare gli occhi, di guardare in alto, alle «cose di lassù» (Col 3,2), per renderci conto che tutto ha senso, tra le realtà del mondo, solo nella misura in cui serve a unirci a Dio e ai fratelli nella carità”.
Lo stesso Giubileo dei Giovani ha suscitato ampie discussioni in merito alla partecipazione dimezzata rispetto all’analogo evento del 2000, anch’esso tenutosi a Tor Vergata, in quell’occasione alla presenza di San Giovanni Paolo II. E’ evidente che l’allontanamento dei giovani dalla Chiesa e dalla pratica sacramentale è un sempre un dato da non sottovalutare. E’ altrettanto pacifico, tuttavia, che la crescita del cristianesimo nel mondo non può limitarsi a una pura questione di “numeri” (neanche stessimo parlando del bilancio di un’azienda…).
La Chiesa Cattolica sta senz’altro attraversando una fase di smarrimento e di confusione. Ogni crisi, tuttavia, può essere vista nell’ottica di una purificazione, che, in questo passaggio, si traduce nella riscoperta della vera essenza del cristianesimo: Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, venuto sulla Terra per redimire l’umanità dal peccato e dalla morte. In questa direzione, troviamo risultati molto incoraggianti nei luoghi più insospettabili. Si pensi a quanto sta accadendo nella “laicissima” Francia, dove secondo i dati della Conferenza Episcopale, la scorsa Pasqua, sono stati battezzati 10.384 adulti, il 45% in più rispetto all’anno precedente. A questi si aggiungono oltre 7400 ragazzi tra gli 11 e i 17 anni, anche loro in netta crescita. Si tratta del numero più alto mai registrato da oltre vent’anni. E’ altrettanto significativo ciò che è emerso da un sondaggio effettuato su 900 catecumeni francesi: il 78% dei giovani dichiara che i social media hanno avuto un ruolo nella scoperta o nel rafforzamento della fede, mentre l’84% segue regolarmente influencer o creatori di contenuti cristiani.
I media che contano non parleranno mai di questa foresta che cresce senza fare rumore. Eppure è una bella realtà. E i due nuovi santi benediranno questa “rivoluzione discreta”.













