Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia

Venerdì 25 dicembre

Nascita del Salvatore

Vangelo della Messa dell’Aurora Lc 2,15-20

Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere».
Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

 

Commento

Il brano del Vangelo adoperato nella Messa dell’Aurora è di una bellezza particolare. Ci trasmette una verità importante per la nostra vocazione missionaria: il bene è eminentemente diffusivo. E noi? Cerchiamo di raccontare agli altri le meraviglie del Signore?

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I pastori hanno ricevuto la visita degli Angeli in piena notte. Questa visione divisa in due parti – l’annuncio dell’Angelo sulla nascita del Messia e il successivo concerto degli spiriti celesti – fu per loro una grazia enorme e inaspettata. Un trattamento di favore da parte di Dio, quando né sacerdoti né farisei erano stati avvertiti dell’evento. Finita la visione partirono senza indugio verso Betlemme e, forse con l’aiuto dello stesso angelo, “trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia”. Non possiamo calcolare la gioia di quei poveri uomini, disprezzati come gente di seconda classe, che erano stati, però, i privilegiati del Signore.

Passati i momenti di contemplazione, riferirono “ciò che del bambino era stato detto loro”. A chi? Dall’espressione di San Luca sembrerebbe che ci fossero altre persone aldilà di Giuseppe e Maria, giacché “tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori”. Resta l’interrogativo non risolto: chi era là in compagnia della Sacra Famiglia? Certe rivelazioni private parlano di alcuni parenti stretti che erano stati anche loro avvertiti dagli Angeli sulla nascita del Messia, tra cui diversi bambini cuginetti del Signore. In ogni caso, a quanto pare c’erano altri fortunati presenti in quel momento.

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I pastori agiscono con perfezione. Prima si danno alla contemplazione, poi all’apostolato, raccontando le meraviglie udite dagli angeli. E noi? Imitiamo i pastori? San Tommaso d’Aquino attingendo alla metafisica aristotelica insegna che il bene è eminentemente diffusivo, perciò Dio, che è il bene per essenza, decise per esempio liberamente di creare. Ma è anche il motivo che deve muovere ognuno di noi a raccontare agli altri, con gioia, i benefici ricevuti dal Signore.

Dopo lunghi momenti di convivenza con la Sacra Famiglia “i pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro”. Ecco l’inno di ringraziamento e di lode che deve nascere dalle nostre labbra anche in mezzo alle banalità della vita. I pastori, infatti, ritornarono ai loro greggi, ossia, passarono dal sublime al quotidiano. E anche facendo questa strada a ritroso, la lode di Dio non si spegneva sulle loro bocche! Imitiamoli. Non esiste più banalità per chi ha trovato il Signore! Beati coloro che pregano la coroncina andando al lavoro, che cantano musiche sacre mentre si danno alle faccende di casa, che ascoltano le lodi di Dio alla radio mentre svolgono i più svariati lavori, o mettono di sottofondo la musica gregoriana per avere una maggiore concentrazione mentre si impegnano intellettualmente.

E per finire: la Santissima Vergine! San Luca riferisce che, da parte sua, “Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Ecco il Cuore sapienziale e immacolato della Madonna che su tutto riflette con profondi sentimenti di adorazione e di preghiera.

Sia per noi questa ricorrenza del Natale, una giornata illuminata dal raccoglimento, in silenzio, davanti al Presepe. Pensiamo a tutta la tenerezza, al candore, all’innocenza, all’abbagliante luce di questo giorno, e tratteniamo quei pensieri nel nostro cuore, con azioni di grazie e di lode, con suppliche e atti di riparazione. Così imiteremo Maria, così passeremo il più bel Natale della nostra vita.

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