Angelo Russo, un giovane innamorato della Sacra Sindone

Angelo Russo è un giovane ragazzo di 33 anni che vive a Ustica, lavora come precario, presso i Vigili del Fuoco per il Comando di Palermo, ed ha studiato presso l’università Regina Apostolorum di Roma nell’Istituto scienza e fede per il corso di “Diploma di Specializzazione in studi sindonici”.

Sin da piccolo è stato sempre vicino a Gesù e alla parrocchia.

La tua fede s’incontra realmente con la presenza di Gesù la sera di un giovedì santo. Cosa è successo?

La sera di quel giovedì santo non la dimenticherò più. Tutto è successo durante la processione eucaristica che vede accompagnare il SS. Sacramento all’altare della reposizione. Mi trovavo accanto al sacerdote il quale portava fiero e commosso la pisside contenente il SS. Corpo di Gesù quando cominciai a percepire qualcosa di meraviglioso, come se da quella pisside uscisse una forza avvolgente che inondava e prendeva tutto il mio essere, fisico e spirituale. Mi sentivo veramente bene, ma era strano, è molto difficile spiegarlo a parole. L’emozione è stata davvero tanta, qualcosa mi diceva che, in qualche modo, dovevo trasformare ed esternare questa emozione in qualcosa di concreto per gli altri. Da quella sera in poi, ogni giovedì santo torna la stessa emozione, da quel momento così santo e solenne nasce la mia devozione al SS. Sacramento dell’altare, una specie di legame spirituale che da li in poi mi avrebbe sempre accompagnato.

 Come nasce il tuo interesse per la Sacra Sindone?

Il mio interesse per la Sindone nasce fin da piccolo grazie ad una pubblicità di un programma dove si sarebbe parlato di Sindone, quello che mi meravigliò quasi ad impressionarmi fu il volto dell’uomo sindonico. Mi sono chiesto subito se veramente quel volto potesse essere quello di Gesù, e cominciai le mie ricerche.

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 Cosa puoi dirci della Sindone, in base agli studi che hai fatto?

La Sindone è qualcosa di meraviglioso, conserva dentro il suo tessuto l’immagine frontale e dorsale di un uomo chiaramente torturato con flagelli, preso a pugni  e crocifisso, con due notevolissime ferite, una al costato e l’altra  in tutta la nuca. È un lenzuolo funebre di lino tessuto a spina di pesce. Sappiamo dai Vangeli che per Gesù fu usato un lenzuolo di lino costosissimo per la sua sepoltura,  il lenzuolo veniva aperto sulla lastra tombale, veniva adagiato il cadavere e poi ripiegato dalla testa fino ai piedi, sia il corpo che il lenzuolo venivano imbevuti con oli aromatici. La Sindone conserva tutte le tracce che ci portano a dire che, quell’uomo impresso nel lino è Gesù di Nazareth. Troviamo i pollini i quali compongono una mappa che testimonia la presenza della Sindone a Gerusalemme, in Turchia e in Europa. Tracce di Aragonite provenienti dalle grotte di Gerusalemme. Le ferite del flagello, il buco nel polso e piedi, le ferite sulla nuca provocate dal casco di spine, la ferita al costato di cui ne fa riferimento il testimone oculare, l’Evangelista Giovanni che vede uscire sangue e acqua (sangue e siero).  Non possiamo non accennare l’immagine umana impressa nel tessuto. Essa è un immagine in 3D naturale, non fatta da mani d’uomo, causata grazie ad una radiazione luminosa che ha impresso l’immagine nel primissimo  tessuto di lino. Questo non può fare altro che farci pensare alla resurrezione di Gesù Cristo figlio di Dio. Ad oggi rimane l’oggetto più studiato al mondo.

 Chi è quindi l’uomo della Sindone? E’ realmente Gesù?

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Le probabilità che l’uomo sindonico sia Gesù di Nazareth sono veramente alte, grazie a tutti questi studi, e al gran numero di scienziati, statistici, matematici ecc. che lo affermano in modo chiaro ed evidente, non possiamo più far finta di niente.

 Tu dici che Gesù quella sera del giovedì santo ti ha chiesto qualcosa. Che cosa?

Il senso della sera di quel giovedì santo, ho scoperto solo dopo che era legato in qualche modo alla Sindone. Gesù mi aveva messo nel cuore la “passione” per la sua Passione, ecco che con questi due tasselli ho potuto collegare le due vicende. Oltre allo studio sulla Sindone, la mia libreria è piena di libri che parlano della Passione di Gesù. Un sacerdote un giorno mi disse: la Passione, Morte e Resurrezione, danno compimento a tutta la vita di Gesù, senza di essa la vita di Gesù non avrebbe avuto senso. Rimasi quasi commosso a queste parole che per me furono di aiuto e mi spronarono per il proseguo del mio lavoro.

 Sei molto giovane. Come vedi i giovani di oggi? Secondo te sono indifferenti alla Passione di Gesù?

I giovani di oggi vanno ascoltati e capiti in tutto il loro essere. Io penso che non sono assolutamente indifferenti alla morte di Gesù, lo dico anche per esperienza personale. Penso che i primi a dover dare loro una seria e forte testimonianza di fede dobbiamo essere noi che diciamo di credere. I giovani hanno bisogno di veri testimoni, persone che stanno vicino a loro, che non li giudicano o che li guardano male se, per caso, dovessero entrare in Chiesa. I ragazzi vanno ascoltati, capiti, incoraggiati, hanno bisogno che qualcuno sappia parlare loro in parole ed opere di quel Gesù Cristo che ho incontrato io quel giovedì santo e successivamente nella Sindone. Penso che di fronte alla morte, ancora di più alla morte di Gesù, nessuno rimane indifferente, nessuno può rimanere indifferente. Essendo veri uomini di fede, non solo possiamo spostare le montagne, ma facciamo innamorare tutti di Gesù di Nazareth, Dio, Uomo, amico e fratello di tutti.

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Rita Sberna