Angelus domenica 26 aprile 2020

Foto di Mikdev da Pixabay

SANTA MESSA
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Il Signore ci accompagna perché ha voglia di incontrarci. Per questo diciamo che il nocciolo del cristianesimo è un incontro: è l’incontro con Gesù. “Perché tu sei cristiano? Perché tu sei cristiana?”. E tanta gente non sa dirlo. Alcuni, per tradizione. Altri non sanno dirlo, perché hanno incontrato Gesù, ma non si sono accorti che era un incontro con Gesù. Gesù sempre ci cerca. Sempre. E noi abbiamo la nostra inquietudine. Nel momento in cui la nostra inquietudine incontra Gesù, lì incomincia la vita della grazia, la vita della pienezza, la vita del cammino cristiano

REGINA COELI
I due cammini diversi di quei primi discepoli dicono a noi, discepoli di Gesù oggi, che nella vita abbiamo davanti due direzioni opposte: c’è la via di chi, come quei due all’andata, si lascia paralizzare dalle delusioni della vita e va avanti triste; e c’è la via di chi non mette al primo posto sé stesso e i suoi problemi, ma Gesù che ci visita, e i fratelli che attendono la sua visita, cioè i fratelli che attendono che noi ci prendiamo cura di loro. Ecco la svolta: smettere di orbitare attorno al proprio io, alle delusioni del passato, agli ideali non realizzati, a tante cose brutte che sono accadute nella propria vita. Tante volte noi siamo portati a orbitare, orbitare… Lasciare quello e andare avanti guardando alla realtà più grande e vera della vita: Gesù è vivo, Gesù mi ama. Questa è la realtà più grande. E io posso fare qualcosa per gli altri. È una bella realtà, positiva, solare, bella! L’inversione di marcia è questa: passare dai pensieri sul mio io alla realtà del mio Dio; passare – con un altro gioco di parole – dai “se” al “sì”. Dai “se” al “sì”. Cosa significa? “Se fosse stato Lui a liberarci, se Dio mi avesse ascoltato, se la vita fosse andata come volevo, se avessi questo e quell’altro…”, in tono di lamentela. Questo “se” non aiuta, non è fecondo, non aiuta noi né gli altri. Ecco i nostri se, simili a quelli dei due discepoli. I quali passano però al sì: “sì, il Signore è vivo, cammina con noi. Sì, ora, non domani, ci rimettiamo in cammino per annunciarlo”. “Sì, io posso fare questo perché la gente sia più felice, perché la gente migliori, per aiutare tanta gente. Sì, sì, posso”. Dal se al sì, dalla lamentela alla gioia e alla pace, perché quando noi ci lamentiamo, non siamo nella gioia; siamo in un grigio, in un grigio, quell’aria grigia della tristezza. E questo non aiuta neppure ci fa crescere bene. Dal se al sì, dalla lamentela alla gioia del servizio.
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RIFLESSIONE DI SABRINA MANUELLI
Buongiorno a tutti amici nel Signore, la parola chiave di oggi è “cammino”.
Il Vangelo di oggi è tratto dal brano dei discepoli di Emmaus. Nel primo viaggio sentono che Gesù cammina al loro fianco ma non lo riconoscono, mentre, nel secondo non lo vedono ma lo sentono vicino.
Questo passo, mi fa venire in mente a quante volte anche noi non ci siamo accordi della presenza di Dio nella nostra vita e a quante volte non abbiamo preso in considerazione gli insegnamenti appresi fin dall’infanzia e ci siamo nascosti dietro ad una maschera per non farci vedere.
In effetti, questo passo del Vangelo, rispecchia la mia vita e tutto quello che è accaduto affinchè annunciassi la Parola di Dio e trovassi in Lui la Vera Felicità.
Come tutti i giovani non mi sono resa conto subito della “chiamata” divina e che il Signore stava pianificando in me una vita spesa al servizio della comunità parrocchiale fin dall’adolescenza.
La gioia del servizio l’ho sperimentata dal primo giorno in cui sono entrata nel Gruppo Giovani parrocchiale che è anche il Gruppo Animatori di Estate Ragazzi e dell’Oratorio.
E’ stata un’esperienza fantastica in cui ho potuto constatare che la vita va condivisa con i propri amici e la comunità perchè mi aiuta a diventare una persona più responsabile e ad aprire gli occhi alla Volontà di Dio.

Lode a Dio!!!