“Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete”.
Il tempo di Avvento serve per risvegliare i nostri sensi, assopiti e addormentati. La beatitudine cioè la felicità di una persona dipende dal vedere qualcosa che non a tutti è dato di vedere.
I nostri occhi, come tutti i nostri sensi, non sono oggettivi, ma selettivi. Di fatto noi vediamo veramente quello che vogliamo vedere, vediamo solamente le cose che ci interessano veramente, e assolutizziamo quello che abbiamo visto.
I sapienti e i dotti, cioè quelli che sono pieni di sé, guardano la vita in base alle loro idolatrie. Ma ci sono cose che coloro che sono pieni di sé non possono cogliere, ci sono cose che possono vedere solo i semplici e i piccoli, cioè coloro che sono stati resi piccoli dai fatti della vita, coloro che sono stati semplificati dalla croce.
Solo a questa categoria di persone è riservato il segreto che rende beati, che rende felici. Gesù Cristo è stato rifiutato dai potenti, è stato accolto dai poveri, dai pastori, dagli ultimi.
Questo tempo d’Avvento ci invita allora a resettare i nostri sensi, a rinnovare il nostro sguardo: il segreto che rende beata la vita lo troviamo solo a partire dalle nostre povertà e non dai nostri meriti e bravure.









