Cesarina Ferruzzi “Il cielo a sbarre” – Ho incontrato Dio in carcere!

Cesarina Ferruzzi “Il cielo a sbarre” - Ho incontrato Dio in carcere!

In carcere trascorre il suo primo e ultimo Natale. Suor Carla e Suor Anna le sono state vicine …
Le figure “sacre ” erano: Suor Carla, Suor Anna, Don Pietro e Don Alberto.
Il primo incontro fu con Don Alberto. Volevo confessarmi ma non sapevo da che parte cominciare. Gli chiesi di darmi la forza per andare avanti e Lui, nella sua autorevolezza quasi divina, mi disse : “…..Cerca il bene…. nel male troverai il bene….”
Suor Carla ordinava, come mamma chioccia verso i suoi pulcini, e con quel cipiglio sapeva tener testa a tutti, anche alle agenti. Era indomabile.
Don Pietro era il piu’ terreno. Viveva per i suoi ragazzi. Li raggiungeva in America Latina dove avevano costruito e ora gestivano un asilo e una scuola con tanti ragazzi presi dalla strada.
Suor Anna era la più mistica. Con lei ogni domenica pomeriggio, dopo il cineforum,si leggeva in chiesa un passo del vangelo e lo si commentava.
Si organizzavano i corsi dedicati ” alle donne coraggiose del vecchio testamento”, rapportando la visione storicamente con quella religiosa.

Inizia a sentire la presenza di Gesù nella Santa Messa di Natale. Ci racconti
E il Natale arrivo’. Dopo le prove del coro da me organizzato e diretto, con l’aiuto di Suor Anna, trovammo vari strumenti di ripiego : una chitarra, due tamburelli , due piccoli banghi e due shakers. Il coro di voci non più bianche , improvvisate, di gente eterogenea che desiderava partecipare col cuore alla Messa della nascita di Cristo.
La chiesa era gremita, tutti cantavano, tutte le etnie all’unisono verso nostro Signore e lui era con noi, vicino a noi, dentro di noi.
In carcere percepisci ovunque la presenza di Dio, non e’ difficile, basta andare verso di lui.

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In Italia si parla tanto di una problematica: il sovraffollamento delle carceri. Le risulta?
Il sovraffollamento e’ un tema che di tanto in tanto affiora. Ne parlano tali show ininterrottamente poi di nuovo silenzio, come se il problema si fosse risolto da solo.
Nulla accade, tutto resta come prima.
San Vittore e ‘ da sempre un carcere sovraffollato. Basti pensare che nel periodo invernale la quasi totalità delle zingare si fa arrestare perché sanno che staranno al massimo qualche mese ( il tempo di svernare ) . Mangiano e bevono gratis, stanno al caldo , fumano e chiacchierano.
Un albergo insolito, dove non si paga.
L’ottanta per cento dei detenuti sono extracomunitari, non hanno permesso di soggiorno, sono abusivi, eppure in carcere diventano detenuti come tutti gli altri.
Varrebbe la pena rimandarli da dove sono venuti e far scontare li’ la loro pena !!!!
Questo e’ il sovraffollamento.

La sua scarcerazione è avvenuta l’1 marzo del 2010. Cosa le ha insegnato la detenzione?
Cosa mi ha insegnato la detenzione?
– Aver ritrovato la fede in Cristo
– Intercettare il bene da dare
– Il senso disinteressato dell’amicizia
– Rilettura della propria esistenza in cui trovare significati sconosciuti
– Liberazione dalle sofferenze della mia vita passata
– Non odiare le persone specie quelle che ti hanno fatto del male

Attraverso questa esperienza ora sono pronta a lasciare andare le vecchie modalità di vita, a cogliere il vero piacere sia nel corpo che nello spirito. Non c’e più bisogno di sofferenza, come fosse una redenzione.
Ora nelle difficoltà so vincere, nel dolore resisto, nella fatica supero. Non c’e piu’ bisogno di essere costantemente alla prova.

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Servizio di Rita Sberna