Chi mi ha mandato è verace; le cose che ho udito da lui, queste dico nel mondo.

Chi mi ha mandato è verace; le cose che ho udito da lui, queste dico nel mondo.

(Giov. 8, 26-27)

Se la carità di Dio, riversata nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che a noi fu donato, fa di molte anime un’anima sola e di molti cuori un cuore solo, non saranno, a maggior ragione, il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo un solo Dio, una sola luce, un unico principio?

1. Nostro Signore Gesù Cristo, dosando il suo linguaggio in modo che i ciechi non vedessero e i fedeli aprissero gli occhi, rivolse ai Giudei queste parole che oggi sono state proclamate dal santo Vangelo: Gli dissero i Giudei: Tu chi sei? (Gv 8, 25). Poco prima il Signore aveva detto: Se voi non credete che io sono, morrete nei vostri peccati (Gv 8, 24). Essi allora gli chiesero: Tu chi sei? come cercando di sapere in chi dovevano credere per non morire nel loro peccato. Alla domanda tu chi sei? egli rispose: Il Principio, che anche a voi parlo (Gv 8, 25). Se il Signore ha detto di essere il principio, ci possiamo chiedere se anche il Padre è il principio. Se infatti il Figlio, che procede dal Padre, è il principio, tanto più facilmente si può pensare che anche Dio Padre è il principio. Egli ha un Figlio di cui è Padre, ma non procede da nessuno. Il Figlio infatti è Figlio del Padre, e il Padre a sua volta è Padre del Figlio; ma del Figlio si dice che è Dio da Dio, luce da luce; del Padre che è luce; ma non da luce; si dice che è Dio, ma non da Dio. Se dunque colui che è Dio da Dio, luce da luce è principio, a maggior ragione si può pensare che è principio la luce da cui ha origine la luce, e Dio da cui ha origine Dio. E così sembra assurdo, o carissimi, dire che il Figlio è il principio, senza ammettere che anche il Padre è il principio.

2. Ma allora? ci sono due principi? Bisogna guardarsi bene dal dire questo. Ma se il Padre è il principio e il Figlio è il principio, come si fa a dire che non ci sono due principi? Allo stesso modo che diciamo che il Padre è Dio e il Figlio è Dio, e tuttavia non diciamo che vi sono due dèi. Sarebbe un’eresia dire che vi sono due dèi, come è un’eresia dire che ve ne sono tre: eppure ciò che è il Padre non è il Figlio, e ciò che è il Figlio non è il Padre; lo Spirito Santo, poi, non è né Padre né Figlio, ma è lo Spirito del Padre e del Figlio. Sebbene dunque, secondo l’istruzione che i cattolici hanno ricevuto in grembo alla madre Chiesa, il Padre non sia il Figlio e il Figlio non sia il Padre, e lo Spirito del Padre e del Figlio non sia né il Padre né il Figlio, tuttavia non affermiamo che sono tre dèi; e quando veniamo interrogati circa le singole persone, quale che sia, non possiamo fare a meno di riconoscere che è Dio.

[Partire dalla fede per giungere alla perfezione.]

3. Ciò sembra assurdo a chi giudica le cose straordinarie alla stregua di quelle abituali, le invisibili alla stregua di quelle visibili, paragonando le creature al Creatore. Accade che gli infedeli ci chiedano: quello che voi chiamate Padre, dite che è Dio? E’ Dio, rispondiamo. Quello che voi chiamate Figlio, è Dio? Sì, è Dio. Quello che voi chiamate Spirito Santo, è Dio? E’ Dio, rispondiamo ancora. Allora, essi dicono, il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo sono tre dèi? No, rispondiamo noi. Rimangono sconcertati, perché non sono illuminati; hanno il cuore chiuso, perché non possiedono la chiave della fede. Noi invece, o fratelli, guidati dalla fede, che risana l’occhio del nostro cuore, accogliamo senza oscurità ciò che intendiamo; crediamo senza esitazione ciò che non intendiamo; e non ci scostiamo dal fondamento della fede per poter giungere al vertice della perfezione. E’ Dio il Padre, Dio il Figlio, Dio lo Spirito Santo; e tuttavia il Padre non è il Figlio, né il Figlio è il Padre, e neppure lo Spirito Santo del Padre e del Figlio è il Padre o il Figlio. La Trinità è un solo Dio, una sola eternità, una sola potestà, una sola maestà; tre, ma non tre dèi. E non venga a dirmi l’eretico: Allora perché tre? Se sono tre, devi dirmi chi sono. Rispondo: il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Ecco, insiste, se sono tre, spiegami: tre di che cosa? Ed io rispondo: Intanto cerca tu di contare; perché io arrivo a tre dicendo: Padre e Figlio e Spirito Santo. Considerato il Padre in sé, egli è Dio; in relazione al Figlio è Padre. Il Figlio in sé è Dio, in relazione al Padre è Figlio.

4. Ciò che dico potete riscontrarlo nelle cose di tutti i giorni. Prendete due individui, di cui uno sia padre e l’altro figlio; il primo è uomo in se stesso ed è padre in relazione al figlio; così il figlio è uomo in se stesso ed è figlio in relazione al padre. Il nome padre infatti dice relazione ad un altro, e così il nome figlio; però ambedue sono uomini. Orbene, Dio Padre, è Padre in relazione ad un altro, al Figlio; e Dio Figlio è Figlio in relazione ad un altro, cioè al Padre; questi però non sono due dèi, come quelli sono due uomini. Perché qui non è la stessa cosa che là? Perché là si tratta di una cosa e qui di un’altra, come è appunto la divinità. Ci troviamo davanti a qualcosa di ineffabile, che non si può spiegare a parole, e il numero c’è e non c’è. Sì, il numero c’è: Padre e Figlio e Spirito Santo sono Trinità. Sono tre, ma che sono questi tre? Qui il numero non serve più. Così Dio non rifugge dal numero né si lega al numero. Siccome sono tre, sembra che si tratti di numero; se vuoi sapere che cosa sono i tre, il numero non serve più. Per questo è scritto:Grande è il Signore nostro, grande è il suo potere, e la sua sapienza non ha numero (Sal 14, 6 5). Quando cominci a pensare, cominci a contare; ma quando hai contato, non sei in grado di tirar le somme. Il Padre è il Padre, il Figlio è il Figlio, lo Spirito Santo è lo Spirito Santo. Ma che cosa sono questi tre, il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo? Non sono tre dèi? No. Non sono tre onnipotenti? No. Non sono tre creatori del mondo? No. Allora il Padre è onnipotente? Certo, è onnipotente. Il Figlio è onnipotente? Sì, anche il Figlio è onnipotente. E lo Spirito Santo? Anch’egli è onnipotente. Allora sono tre onnipotenti? No, un solo onnipotente. Il numero serve soltanto a indicare i loro rapporti reciproci, non ciò che sono in sé. Il Padre in sé è Dio assieme al Figlio e allo Spirito Santo, ma non sono tre dèi; egli è in sé onnipotente assieme al Figlio e allo Spirito Santo, ma non sono tre onnipotenti. Siccome, però, non è Padre in sé ma in relazione al Figlio; e il Figlio non è Figlio in sé ma in relazione al Padre; e lo Spirito non è Spirito in sé ma in quanto è lo Spirito del Padre e del Figlio, non si può dire che sono tre, ma solo che il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo sono un solo Dio, un solo onnipotente. Quindi c’è un solo Principio.

[Il mistero della Trinità.]

5. Prendiamo un testo della sacra Scrittura che ci aiuterà, alla men peggio, a capire ciò che stiamo dicendo. Dopo la risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, e dopo la sua ascensione al cielo, che avvenne nel giorno da lui fissato, trascorsi dieci giorni egli inviò lo Spirito Santo: quanti si trovavano riuniti nella medesima sala, ripieni di Spirito Santo, cominciarono a parlare nelle lingue di tutte le genti. Coloro che avevano ucciso il Signore, sbigottiti da tale prodigio e profondamente scossi, si pentirono di quanto avevano fatto, pentiti si convertirono, e, convertitisi, credettero. Si unirono al corpo del Signore, cioè al numero dei fedeli, che arrivarono a tremila, e, in seguito ad un altro prodigio, a cinquemila. Si formò così un solo popolo, numeroso, in cui tutti, ricevuto lo Spirito Santo che accese in essi l’amore spirituale, mediante la carità ed il fervore dello spirito, diventarono una cosa sola: in quella comunità perfetta cominciarono a vendere tutto ciò che possedevano e a deporre il ricavato ai piedi degli Apostoli perché fosse distribuito a ciascuno secondo il bisogno. Di essi la Scrittura dice che erano un cuor solo e un’anima sola protesi verso Dio (At 4, 32). Fate dunque attenzione, o fratelli, e da questo prendete motivo per riconoscere il mistero della Trinità, cioè per affermare che esiste il Padre, esiste il Figlio, esiste lo Spirito Santo, e tuttavia Padre e Figlio e Spirito Santo sono un solo Dio. Ecco, quelli erano diverse migliaia ed erano un cuore solo, erano diverse migliaia ed erano un’anima sola. Ma dove erano un cuor solo e un’anima sola? In Dio. A maggior ragione questa unità si troverà in Dio. Sbaglio forse dicendo che due uomini sono due anime, e tre uomini tre anime, e molti uomini molte anime? Certamente dico bene. Ma se essi si avvicinano a Dio, molti uomini diventano un’anima sola. Ora, se unendosi a Dio, mediante la carità, molte anime diventano un’anima sola e molti cuori un cuore solo, che cosa non farà la fonte stessa della carità nel Padre e nel Figlio? Non sarà lì con maggior ragione la Trinità un solo Dio? E’ da quella fonte, e precisamente dallo Spirito Santo, che ci viene la carità, come appunto dice l’Apostolo: La carità di Dio è riversata nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (Rm 5, 5). Se dunque la carità di Dio, riversata nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato, fa di molte anime un’anima sola e di molti cuori un cuore solo, non saranno a maggior ragione il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo un solo Dio, una sola luce, un solo Principio?

6. Ascoltiamo dunque il Principio che ci parla. Su di voi – dice – ho ancora molto da dire e da giudicare (Gv 8, 26). Ricordate che ha detto: Io non giudico nessuno (Gv 8, 15); ecco che ora dice: Su di voi ho ancora molto da dire e da giudicare. Ma una cosa è dire non giudico nessuno, e un’altra cosa ho da giudicare. Non giudico significa ora, al presente; è venuto infatti per salvare il mondo, non per giudicarlo (cf. Gv 12, 47); invece quando dice su di voi ho molto da dire e da giudicare si riferisce al giudizio futuro. Egli infatti è salito al cielo per venire a giudicare i vivi e i morti. Nessuno giudicherà più giustamente di lui che fu giudicato ingiustamente. Su di voi – dice – ho molto da dire e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è verace. Vedete come il Figlio, uguale al Padre, glorifica il Padre. Insegna a noi, è come se dicesse nei nostri cuori: O uomo fedele che ascolti il mio Vangelo, ecco cosa ti dice il Signore Dio tuo: se io che in principio sono il Verbo, Dio presso Dio, uguale al Padre, coeterno a colui che mi ha generato; se io glorifico colui di cui sono Figlio, come oserai tu, che sei il suo servo, metterti orgogliosamente contro di lui?

7. Su di voi – dice – ho molto da dire e da giudicare, ma colui che mi ha mandato è verace; come a dire: Io vi giudico secondo verità perché, essendo Figlio di chi è verace, io sono la verità. Il Padre è verace, il Figlio è la verità, che cosa riteniamo sia meglio? Cerchiamo di capire, se ci è possibile, che cosa sia di più, il verace o la verità. Prendiamo altri esempi. E’ meglio un uomo pio o la pietà? E’ meglio la pietà: l’uomo pio deriva dalla pietà, non viceversa. La pietà sussiste, anche se uno che era pio diventa empio. Egli ha perduto la pietà, ma niente è stato tolto alla pietà. Così dicasi dell’uomo bello e della bellezza: vale più la bellezza di chi è bello; è infatti la bellezza che rende uno bello, non è l’uomo bello che crea la bellezza. Altrettanto dicasi dell’uomo casto e della castità: la castità è superiore a chi è casto; se non esistesse la castità, come potrebbe uno essere casto? se invece uno non vuol essere casto, la castità rimane integra. Ora, se la pietà è più che essere pio, la bellezza più che essere bello, la castità più che essere casto, concluderemo che la verità è più che essere verace? Ma dicendo questo, arriveremmo a dire che il Figlio è superiore al Padre. Molto chiaramente infatti il Signore dice: Io sono la via, la verità e la vita (Gv 14, 6). Se il Figlio è la verità, che cosa è il Padre se non ciò che dice la stessa verità quando afferma: Colui che mi ha mandato è verace? Il Figlio è la verità, il Padre è verace, chi è maggiore? Trovo che sono uguali; perché il Padre che è verace, non è verace nel senso che ha preso una parte della verità, ma perché egli stesso ha generato tutta intera la verità.

[Dio autore della verità.]

8. Mi rendo conto che dovrei spiegarmi meglio. E per non trattenervi più a lungo, oggi ci fermiamo qui. Il discorso si concluderà quando, con l’aiuto di Dio, avrò terminato ciò che voglio dirvi. Questo ve l’ho detto per tenere desta la vostra attenzione. L’anima, per sé mutevole, per quanto nobile creatura essa sia, è tuttavia una creatura; benché migliore del corpo, tuttavia è stata creata; l’anima, dunque, è di per sé mutevole, cioè ora crede, ora non crede; ora vuole, ora non vuole; ora è adultera, ora è casta; ora è buona, ora è cattiva; insomma è mutevole. Dio invece è immutabile nella sua essenza; perciò così definì se stesso: Io sono colui che sono (Es 3, 14). Questo è anche il nome del Figlio che dice: Se non credete che io sono; e conferma questo nome, rispondendo alla domanda tu chi sei?, col dire: Il Principio. Dio quindi è immutabile, mentre l’anima è mutevole. Quando l’anima prende da Dio ciò che la rende buona, diventa buona per partecipazione, allo stesso modo che il tuo occhio vede per partecipazione; infatti non vede più se vien privato della luce, partecipando della quale vede. Siccome dunque l’anima diventa buona per partecipazione, se cambiando diventa cattiva, la bontà di cui era partecipe non viene meno. Quando era buona era partecipe di una certa bontà, la quale è rimasta integra quando l’anima è cambiata in peggio. Se l’anima si svia e diventa cattiva, la bontà non diminuisce; se si ravvede e diventa buona, la bontà non cresce. Il tuo occhio è diventato partecipe della luce e tu vedi; se lo chiudi, la luce non diminuisce; se lo apri, la luce non aumenta. Con questo esempio potete comprendere, o fratelli, che se l’anima è pia, è della pietà che si trova presso Dio che l’anima partecipa; se l’anima è casta, è della castità che si trova presso Dio che l’anima partecipa; se l’anima è buona, è della bontà che si trova presso Dio che l’anima partecipa; se l’anima è verace, è della verità che si trova presso Dio che l’anima partecipa. Se l’anima non è partecipe della verità che è presso Dio, ogni uomo è mendace (cf. Sal 115, 11); e se ogni uomo è mendace, nessuno di per sé è verace. Il Padre verace, al contrario, è verace in sé, perché ha generato la verità. Una cosa è che quest’uomo sia verace, per essere diventato partecipe della verità; un’altra cosa è che Dio sia verace, per aver generato la verità. Ecco in che modo Dio è verace: non per esser partecipe della verità, ma per averla generata. Vedo che avete capito bene e ne sono lieto. Ma per oggi basta: il resto ve lo spiegheremo quando a Dio piacerà e secondo la luce che egli ci darà.