Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi.

Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi.

(Giov. 8, 28-32)

Cosa ha promesso il Signore ai credenti? Conoscerete la verità. Crediamo infatti per conoscere, non conosciamo per credere. Se perseverate nella mia parola, sarete davvero miei discepoli, tanto da poter conoscere la verità così com’è; non attraverso il suono delle parole, ma attraverso lo splendore della sua luce, quando vi sazierà.

1. Del santo Vangelo secondo Giovanni, che voi vedete nelle nostre mani, la vostra Carità ha già ascoltato molte letture. Con l’aiuto di Dio e secondo le nostre possibilità, ve le abbiamo spiegate, facendovi notare che questo evangelista ha preferito parlare principalmente della divinità del Signore, per la quale egli è uguale al Padre e Figlio unico di Dio: per questo motivo S. Giovanni è stato paragonato all’aquila, che si dice sia l’uccello che vola più alto. Perciò ascoltate con molta attenzione ciò che viene per ordine, con l’aiuto che il Signore ci darà nell’esporlo.

[L’esaltazione sulla croce.]

2. Ci siamo intrattenuti con voi sulla lettura precedente, suggerendovi come debba intendersi che il Padre è verace e che il Figlio è la verità. Quando il Signore Gesù disse ai Giudei: Colui che mi ha mandato è verace (Gv 8, 26), essi non compresero che egli parlava del Padre. Egli allora aggiunse ciò che ora avete sentito leggere: Quando avrete levato in alto il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono e nulla faccio da me, ma dico ciò che il Padre mi ha insegnato (Gv 8, 28). Che cosa ha voluto dire? Credo abbia voluto dire che soltanto dopo la sua passione essi avrebbero conosciuto chi egli fosse veramente. Senza dubbio vedeva che c’erano alcuni, che egli conosceva già e che prima della creazione del mondo aveva eletto assieme a tutti i suoi santi, i quali dopo la sua passione avrebbero creduto. Essi sono quelli che costantemente ricordiamo e con vive esortazioni proponiamo alla vostra imitazione. Quando, dopo la passione, la risurrezione e l’ascensione del Signore, fu inviato dal cielo lo Spirito Santo; davanti ai prodigi compiuti nel nome di colui che i Giudei avevano perseguitato e poi, morto, avevano disprezzato, alcuni di essi furono toccati nel profondo del cuore; e quelli che crudelmente lo avevano ucciso, si convertirono e credettero, e, credendo, bevvero il sangue che crudelmente avevano versato. Erano quei tremila e quei cinquemila Giudei (cf. At 2, 37-41; 4, 4) che egli vedeva allorché diceva: Quando avrete levato in alto il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono; come a dire: Differisco il vostro riconoscimento nei miei confronti in modo da condurre a termine la mia passione; a suo tempo conoscerete chi sono io. Non che tutti quelli che allora ascoltavano, avrebbero creduto in lui solo dopo la sua passione, perché poco più avanti l’evangelista dice: A queste sue parole, molti credettero in lui (Gv 8, 30); cioè credettero in lui senza aspettare che il Figlio dell’uomo fosse levato in alto. Si riferisce all’esaltazione della passione, non della glorificazione; della croce, non del cielo; perché anche quando fu appeso al legno, fu esaltato. Però quella esaltazione fu un’umiliazione; fu allora infatti che Cristo si fece obbediente fino alla morte di croce (cf. Fil 2, 8). Ed era conveniente che questo si compisse per mano di coloro che poi avrebbero creduto in lui, ai quali disse: Quando avrete levato in alto il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono. Perché disse questo se non perché nessuno disperasse, di qualunque delitto fosse cosciente, vedendo perdonato l’omicidio commesso da quanti uccisero Cristo?

3. Riconoscendoli in mezzo alla folla, il Signore disse: Quando avrete levato in alto il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono. Ormai sapete che significa io sono; e non è il caso di ripeterlo ad ogni passo, affinché una cosa tanto sublime non abbia ad annoiarvi. Richiamate alla mente la frase Io sono colui che sono, e l’altra Colui che è mi ha mandato (Es 3, 14), e comprenderete il significato di quest’altra: Allora conoscerete che io sono. Naturalmente, non soltanto lui è; anche il Padre è, anche lo Spirito Santo è: a tutta la Trinità appartiene questo medesimo essere. Ma siccome il Signore parlava in quanto Figlio, onde evitare che in questa sua dichiarazione: allora conoscerete che io sono, si insinuasse l’errore dei sabelliani o patripassiani – l’errore di quanti sostengono che il Padre è lo stesso che il Figlio, cioè due nomi ma una sola persona -; onde evitare quest’errore dal quale vi ho raccomandato tanto di stare ben lontani, il Signore, dopo aver detto: Allora conoscerete che io sono, perché non lo si confondesse col Padre subito aggiunge: Nulla faccio da me, ma dico ciò che il Padre mi ha insegnato. Il sabelliano aveva già cominciato a gongolare, credendo di aver trovato un appiglio per il suo errore; ma aveva appena alzato la testa nell’oscurità di quel passo che subito è rimasto confuso dalla luce dell’affermazione successiva. Tu avevi creduto che egli fosse il Padre, perché aveva detto Io sono; ma ascolta come mostra di essere Figlio: nulla faccio da me. Che significa nulla faccio da me? Che da me non sono. Il Figlio infatti è Dio dal Padre; il Padre invece non è Dio dal Figlio; il Figlio è Dio da Dio, il Padre invece è Dio, ma non da Dio; il Figlio è luce da luce, il Padre è luce ma non da luce; il Figlio è, ma riceve il suo essere dal Padre; mentre il Padre è, senza ricevere da nessuno il suo essere.

4. Nessuno di voi, fratelli, si lasci sorprendere da pensieri carnali davanti alla sua dichiarazione: Io dico ciò che il Padre mi ha insegnato. Non può l’uomo, nella sua limitatezza, pensare se non a ciò che è solito fare o ascoltare. Non immaginatevi perciò di avere davanti come due uomini, uno padre e l’altro figlio, e che il padre parli al figlio, come fai tu quando parli con tuo figlio: tu dai a tuo figlio avvertimenti e istruzioni su ciò che deve dire, onde ritenga nella memoria quanto ha sentito da te, dalla memoria passi alla lingua, e mediante suoni faccia arrivare alle orecchie degli altri ciò che ha percepito con le proprie. Non fatevi di queste idee, fabbricandovi falsi idoli nel vostro cuore. Non attribuite alla Trinità forma umana, tratti fisici, sembianze e sensi umani, statura e movimenti del corpo, uso della lingua, articolazione di suoni: tutto ciò appartiene alla forma di servo che prese l’unigenito Figlio quando il Verbo si fece carne per abitare fra noi (cf. Gv 1, 14). Per quanto riguarda la carne che assunse il Verbo non solo non t’impedisco, o umana debolezza, di pensare in base alla tua esperienza, ma anzi ti ordino di pensare così. Se possiedi la vera fede, pensa che Cristo è così: è così in quanto è nato dalla vergine Maria, non in quanto è stato generato da Dio Padre. Egli fu bambino e crebbe come ogni uomo; come ogni uomo camminò, ebbe fame e sete, dormì e infine, come uomo, patì; come uomo fu appeso al legno, fu ucciso e fu sepolto; nella medesima forma umana risuscitò, ascese in cielo sotto gli occhi dei discepoli, e nella medesima forma verrà per il giudizio; così infatti è stato annunciato per bocca degli angeli nel Vangelo: Verrà nella stessa forma in cui l’avete visto andare in cielo (At 1, 11). Quando dunque pensi a Cristo nella forma di servo, se hai la fede, pensa ad un volto umano; quando invece pensi che In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio (Gv 1, 1), scompaia dalla tua mente ogni figura umana; venga eliminato dai tuoi pensieri tutto ciò che viene rinchiuso nei limiti del corpo, tutto ciò che occupa un luogo nello spazio, tutto ciò che si estende materialmente: una simile concezione deve scomparire dal tuo cuore. Pensa, se ci riesci, alla bellezza della sapienza, cerca di immaginare lo splendore della giustizia. Possiede una forma, una statura, un colore? Niente di tutto questo, e tuttavia essa esiste; perché se non esistesse, non si potrebbe amare e non si potrebbe, come merita, lodare, e non potendola né amare né lodare non la si potrebbe conservare nel cuore e nei costumi. Ora invece gli uomini diventano sapienti, e come potrebbero diventarlo se la sapienza non esistesse? Pertanto, o uomo, se non riesci a vedere la tua sapienza con gli occhi della carne né immaginarla come immagini le cose corporee, oserai introdurre la forma del corpo umano nella Sapienza di Dio?

[L’intelligenza è dono di Dio.]

5. Che diremo dunque, o fratelli? In che modo il Padre ha parlato al Figlio, dal momento che egli afferma: Dico ciò che il Padre mi ha insegnato? Il Padre gli ha forse parlato? Quando il Padre ha insegnato al Figlio, ha pronunciato delle parole come fai tu quando insegni a tuo figlio? Come si possono dire parole al Verbo? E quali molteplici parole si potrebbero dire all’unico Verbo? Il Verbo del Padre ha forse avvicinato l’orecchio alla bocca del Padre? Sono immagini puerili queste, che devono rimanere estranee al vostro cuore. Io voglio dirvi questo: se voi comprendete quello che dico, io ho parlato, le mie parole hanno risuonato, per mezzo di questi suoni hanno bussato alle vostre orecchie, e, se voi mi avete compreso, per mezzo del vostro udito hanno portato il mio pensiero al vostro cuore. Immaginate che un uomo di lingua latina mi senta parlare, ma che mi senta soltanto e che non mi capisca: per quanto riguarda il suono emesso dalla mia bocca, egli che non ha capito, l’ha percepito come voi: ha udito il suono, le medesime sillabe hanno colpito le sue orecchie, ma nulla hanno suscitato nel suo cuore. Perché? Perché non ha capito. E se voi avete capito, come avete potuto capire? Io ho fatto giungere un suono al vostro orecchio; ma ho forse acceso una luce nel vostro cuore? Senza dubbio, se è vero ciò che ho detto e se questa verità non soltanto l’avete udita ma l’avete anche capita, sono avvenute due cose distinte: voi avete sentito e avete capito. Per mezzo mio avete sentito, ma per mezzo di chi avete capito? Io ho parlato alle vostre orecchie in modo da farvi sentire, ma chi ha parlato al vostro cuore in modo da farvi capire? Senza dubbio qualcuno ha detto qualcosa anche al vostro cuore, affinché, non solo le vostre orecchie fossero colpite dallo strepito delle parole, ma anche nel vostro cuore penetrasse un po’ di verità. Anche se voi non lo vedete, qualcuno ha parlato al vostro cuore: se voi avete compreso, fratelli, è certamente perché qualcuno ha parlato anche al vostro cuore. L’intelligenza è dono di Dio. Se voi avete compreso, chi vi ha parlato dentro al cuore? Colui al quale il salmo dice: Dammi intelligenza, affinché possa apprendere i tuoi precetti (Sal 118, 73). Ecco, il vescovo vi ha parlato. Cosa ha detto? Se uno ti chiede cosa abbia detto, tu glielo racconti e aggiungi: Ha detto la verità. Ma l’altro, che non ha capito, replica: Cosa ha detto che meriti tanta lode? Tutti e due mi hanno udito, a tutti e due io ho parlato, ma Dio ha parlato solo a uno di loro. Se è lecito paragonare le piccole cose alle grandi – che siamo noi infatti di fronte a Dio? – Dio compie in noi un non so che di immateriale e spirituale, che non è il suono che percuote il nostro orecchio, né il colore che si distingue mediante gli occhi, né l’odore che si percepisce con le nari, né il sapore che si gusta con la bocca, né qualcosa di duro o di morbido al tatto; è tuttavia qualcosa che è facile sentire, impossibile spiegare. Se dunque Dio, come stavo dicendo, parla nei nostri cuori senza articolare alcuna parola, in che modo parla al Figlio? Sforzatevi di entrare in questo modo di pensare, fratelli, se è lecito – ripeto – paragonare le cose piccole alle grandi. Non materialmente il Padre ha parlato al Figlio, poiché non materialmente l’ha generato. E non gli ha insegnato, quasi lo avesse generato ignorante: avergli insegnato vuol dire appunto averlo generato pieno di sapienza; dicendo: che il Padre mi ha insegnato, è come se dicesse: il Padre mi ha generato sapiente. Se infatti, cosa che pochi comprendono, la natura della verità è semplice, nel Figlio l’essere è la stessa cosa che il conoscere. Riceve il conoscere da colui stesso dal quale riceve l’essere; non in modo da ricevere da lui prima l’essere e poi il conoscere; ma allo stesso modo che generandolo gli ha dato l’essere, così generandolo gli ha dato il conoscere; perché essendo, come si è detto, semplice la natura della verità, l’essere e il conoscere non sono due cose diverse, ma la medesima cosa.

6. Questo disse ai Giudei, e aggiunse: Colui che mi ha mandato è con me (Gv 8, 29). E’ quanto aveva già detto prima, ma, data l’importanza della cosa, ci ritorna su con insistenza: mi ha mandato ed è con me.Ma se è con te, o Signore, allora non è stato mandato uno dall’altro, ma siete venuti tutti e due. Se non che, pur essendo insieme, uno è stato mandato e l’altro lo ha mandato, perché la missione è l’incarnazione, e l’incarnazione è soltanto del Figlio, non anche del Padre. Il Padre ha mandato il Figlio, senza separarsi dal Figlio; e in questo senso il Padre non era assente là dove ha mandato il Figlio. Dove non è infatti colui che ha creato tutto? Dove non è colui che ha detto: Io riempio il cielo e la terra (Ger 23, 24)? Ma forse il Padre è dappertutto e il Figlio non è dappertutto? Ascolta l’evangelista: Era nel mondo, e il mondo per mezzo di lui è stato fatto (Gv 1, 10). Dunque, disse il Signore, chi mi ha mandato e per la cui paterna autorità io mi sono incarnato è con me, e non mi ha lasciato solo. Perché non mi ha lasciato solo? Non mi ha lasciato solo perché io faccio sempre ciò che a lui piace (Gv 8, 29). La parola sempre esprime piena uguaglianza, in cui non c’è inizio e continuazione, non c’è né principio né fine. La generazione da parte di Dio, infatti, non ha inizio nel tempo, perché tutti i tempi furono creati per mezzo di colui che fu generato.

7. A queste sue parole, molti credettero in lui (Gv 8, 30). Dio voglia che anche per le mie parole, molti di quelli che pensavano in altro modo, comprendano e credano in lui. Forse in mezzo a voi ci sono degli ariani. Spero non ci siano dei sabelliani che sostengono che il Figlio è lo stesso che il Padre: un’eresia tanto vecchia e ormai consunta. Quella degli ariani ha ancora dei sussulti, come quelli di un cadavere in putrefazione o, al più, di uno che è in agonia; occorre liberarne quelli che restano, così come molti sono stati liberati. Veramente in questa città non ce n’erano, ma ne è arrivato qualcuno con gli immigrati. Dio voglia che come alle parole del Signore molti Giudei credettero in lui, così anche alle mie parole molti ariani credano, non in me, ma insieme con me.

[E’ grande ciò che comincia dalla fede.]

8. Gesù allora prese a dire ai Giudei che avevano creduto in lui: Se voi rimanete nella mia parola (Gv 8, 31). Dice se voi rimanete, in quanto già siete stati iniziati e avete già cominciato ad essere nella mia parola. Se rimanete, cioè se rimanete costanti nella fede che ha cominciato a essere in voi che credete, dove giungerete? Considera quale sia l’inizio e dove conduca. Hai amato il fondamento, ora contempla il vertice, e da questa bassezza leva lo sguardo verso l’altezza. La fede importa un certo qual abbassamento; nella visione, nell’immortalità, nell’eternità non v’è alcun abbassamento; tutto è grandezza, elevatezza, piena sicurezza, eterna stabilità, senza timore di attacchi nemici o di fine. E’ grande ciò che comincia dalla fede, eppure viene disprezzato; così come in una costruzione gli inesperti son soliti dare poca importanza alle fondamenta. Si scava una grande fossa, vi gettano pietre alla rinfusa, non squadrate né levigate, e non appare quindi niente di bello, come niente di bello appare nella radice di un albero. Ma tutto ciò che nell’albero ti piace è venuto su dalla radice. Guardi la radice e non ti piace, contempli l’albero e resti ammirato. Stolto, ciò che ammiri è venuto su da ciò che non ti piace. Ti sembra una cosa da poco la fede dei credenti, perché non hai bilancia per pesarla. Ma ascolta dove conduce e saprai misurarne il valore. Lo stesso Signore, in un’altra circostanza, dice: Se avrete fede come un granello di senape (Mt 17, 19). Cosa c’è di più umile e insieme di più potente? Cosa c’è di più trascurabile e insieme di più fecondo? Dunque, anche voi – dice il Signore – se rimanete nella mia parola, in cui avete creduto, dove sarete condotti?Sarete davvero miei discepoli. E che vantaggio avremo? E conoscerete la verità (Gv 8, 31-32).

9. Cosa promette ai credenti, o fratelli? E conoscerete la verità. Ma come? Non l’avevano già conosciuta quando il Signore parlava? Se non l’avevano conosciuta, come avevano potuto credere? Essi non credettero perché avevano conosciuto, ma credettero per conoscere. Crediamo anche noi per conoscere, non aspettiamo di conoscere per credere. Ciò che conosceremo non può essere visto dagli occhi. né udito dagli orecchi, né può essere compreso dal cuore dell’uomo (cf. Is 64, 1; 1 Cor 2, 9). Che cosa è infatti, la fede, se non credere ciò che non vedi? La fede è credere ciò che non vedi: la verità è vedere ciò che hai creduto, così come altrove dice lo stesso evangelista. Pertanto il Signore, al fine di stabilire la fede, s’intrattenne in un primo tempo qui in terra. Era uomo, si era umiliato, tutti lo vedevano ma non tutti lo riconoscevano. Rifiutato dalla maggioranza, messo a morte dalla moltitudine, da pochi fu pianto, e tuttavia, anche da questi dai quali fu pianto, non era ancora conosciuto per quel che esattamente era. Tutto ciò era come un tracciare le linee fondamentali della fede e della sua futura struttura, in riferimento alla quale il Signore stesso in altro luogo disse: Chi mi ama, osserva i miei comandamenti; e chi mi ama, sarà amato dal Padre mio, e io lo amerò, e a lui mi manifesterò (Gv 14, 21). Coloro che lo ascoltavano, lo vedevano; tuttavia egli promise che si sarebbe mostrato loro, se lo avessero amato. Così qui dice:Conoscerete la verità. Come? Ciò che hai detto non è la verità? Certo che è la verità, ma essa per ora si deve credere, ancora non la si può vedere. Se si permane in ciò che si deve credere, si giungerà a ciò che si potrà vedere. In questo senso il medesimo santo evangelista Giovanni nella sua lettera dice: Carissimi, fin d’ora noi siamo figli di Dio, ma ciò che noi saremo non è stato ancora manifestato. Già siamo, e qualcosa saremo. Che cosa saremo più di quel che siamo? Ascolta: Non è stato ancora manifestato ciò che noi saremo. Noi sappiamo che quando questa manifestazione avverrà, saremo a lui somiglianti. Perché?Perché lo vedremo quale egli è (1 Io 3, 2). Magnifica promessa; però è la ricompensa della fede. Se vuoi la ricompensa, devi prima compiere l’opera. Se credi, hai diritto alla ricompensa della fede; ma se non credi, con che faccia potrai esigerla? Se – dunque – rimarrete nella mia parola, sarete davvero miei discepoli, e potrete contemplare la verità come essa è, non per mezzo di parole sonanti, ma per mezzo della sua luce splendente, quando Dio ci sazierà, così come dice il salmo: E’ stata impressa in noi la luce del tuo volto, o Signore (Sal 4, 7). Noi siamo moneta di Dio, una moneta smarritasi lontana dal suo tesoro. L’errore ha logorato ciò che in noi era stato impresso: ma è venuto a ricreare in noi la sua immagine quel medesimo che l’aveva creata; è venuto a cercare la sua moneta, come Cesare cercava la sua; perciò ha detto:Rendete a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio (Mt 22, 21): a Cesare le monete, a Dio voi stessi. E così sarà riprodotta in noi la verità.

[Amate con me.]

10. Che dirò alla vostra Carità? Oh se il nostro cuore in qualche modo sospirasse verso quella gloria ineffabile! Se sentissimo fino a gemere la nostra condizione di pellegrini, e non amassimo il mondo; se con animo filiale non cessassimo di bussare alla porta di colui che ci ha chiamati! Il desiderio è il recesso più intimo del cuore. Quanto più il desiderio dilata il nostro cuore, tanto più diventeremo capaci di accogliere Dio. Ad accendere in noi il desiderio contribuiscono la divina Scrittura, l’assemblea del popolo, la celebrazione dei misteri, il santo battesimo, il canto delle lodi di Dio, la nostra stessa predicazione: tutto è destinato a seminare e a far germogliare questo desiderio, ma anche a far sì che esso cresca e si dilati sempre più fino a diventar capace di accogliere ciò che occhio non vide, né orecchio udì, né cuor d’uomo riuscì mai ad immaginare. Vogliate, perciò, amare con me. Chi ama Dio, non ama troppo il denaro. Tenendo conto della debolezza umana, non ho osato dire che non si deve amare per niente il denaro. Ho detto che chi ama Dio non ama troppo il denaro, quasi si possa amare il denaro purché non si ami troppo. Oh, se davvero amassimo Dio, non ameremmo affatto il denaro! Sarebbe per te un mezzo che ti serve nella tua peregrinazione, non un incentivo alla tua cupidigia; un mezzo per le tue necessità e non un modo per soddisfare i tuoi piaceri. Ama Dio, se egli ha compiuto in te qualcosa di quel che ascolti e apprezzi. Usa del mondo senza diventarne schiavo. Ci sei venuto per compiere il tuo viaggio: ci sei entrato per uscirne, non per restarvi. Sei un viandante, questa vita è soltanto una locanda. Serviti del denaro come il viandante si serve, alla locanda, della tavola, del bicchiere, del piatto, del letto, con animo distaccato da tutto. Se tali sono i vostri sentimenti, levate in alto più che potete il vostro cuore e ascoltatemi: se tali sono i vostri sentimenti, arriverete a vedere il compimento delle promesse del Signore. Non è molto ciò che vi si chiede, poiché grande è la mano di colui che vi ha chiamati. Egli ci ha chiamati; invochiamolo. Diciamogli: tu ci hai chiamati, noi t’invochiamo. Abbiamo udito la tua voce che ci chiamava, ascolta la nostra voce che t’invoca; portaci dove hai promesso, compi l’opera che hai iniziato: non abbandonare i tuoi doni, non trascurare il tuo campo, finché i tuoi germogli saranno raccolti nel granaio. Abbondano nel mondo le prove, ma più potente è colui che ha creato il mondo; abbondano le prove, ma non viene meno chi pone la speranza in colui che non può venir meno.

11. Vi ho rivolto questa esortazione, o fratelli, perché la libertà di cui parla nostro Signore Gesù Cristo, non appartiene al tempo presente. Notate che cosa ha aggiunto: Sarete davvero miei discepoli; e conoscerete la verità, e la verità vi libererà (Gv 8, 31-32 ). Che vuol dire vi libererà? Vuol dire che vi farà liberi. I Giudei, che erano carnali e giudicavano secondo la carne, non quelli tra loro che avevano creduto, ma quelli che non avevano creduto, considerarono le parole la verità vi libererà come un’ingiuria rivolta a loro. Si indignarono per essere stati qualificati come schiavi. E in verità essi erano schiavi. Si mise allora a spiegare cosa fosse la schiavitù, e cosa fosse quella futura libertà che egli promette. Ma sarebbe troppo lungo intrattenerci oggi su questa libertà e su quella schiavitù.