Cristianesimo e Islamismo due mondi a confronto!

Cristianesimo e Islamismo due mondi a confronto!

La misericordia di Dio può essere lo strumento da adottare per avviare una sana convivenza tra queste due grandi realtà?

Si! Basti pensare alla formula con la quale si aprono tutte le sure del Corano (fatta eccezione per la nona). Eccovi le testuali parole: “Bi-smi llāhi al-Raḥmāni al-Raḥīmi” (In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso). Queste due grandi realtà religiose amano pensare a Dio come il “Misericordioso” e se riflettiamo-, che noi come loro amiamo Dio “Il Misericordioso” (Colui che ha pietà di cuore), preghiamo, digiuniamo, ci rechiamo nei nostri luoghi di culto, facciamo l’elemosina, e osserviamo tanti precetti simili ai loro e siamo chiamati continuamente a perdonare noi stessi per le nostre debolezze e gli altri per i torti che spesso per via delle fragilità umane compiono nei nostri confronti o nei riguardi dei nostri simili-, capiamo che la MISERICORDIA è lo strumento per imparare a convivere con i nostri fratelli in Abramo!

Quali devono essere, secondo Lei, le soluzioni che i nostri politici dovrebbero adottare in merito alla legislazione in materia di accoglienza?

Riflettiamo su un fattore: l’esistenza del “confine”! Esso, il confine, è il presupposto dell’autentica solidarietà!!! Trovo assai imbarazzante il vedere, spesso sulla meravigliosa e seguita trasmissione televisiva “Porta a Porta” di Bruno Vespa, alcuni dei nostri politici dibattere pubblicamente sul problema degli sbarchi, specialmente dopo le avvenute tragedie che hanno coinvolto i clandestini inghiottiti nei nostri mari. Solo un animo bestiale potrebbe restare impassibile di fronte ai cadaveri, ai corpi e corpicini ripescati davanti a Lampedusa, e non soltanto a nella ridente Lampedusa. È ovvio che la Chiesa e il volontariato, oltre alle strutture pubbliche, si mobilitino per risolvere tali drammi, ma tutto questo non c’entra niente con il dopo, con il “che fare”, con l’assurdità di una nazione sovrana lasciata da sola a gestire gli sbarchi, l’accoglienza, le espulsioni, a fare da porta scorrevole per l’ingresso in Europa. Tutto questo non c’entra nulla con la verità che anche e soprattutto di fronte alle tragedie va raccontata: se esiste l’Occidente, se ancora resistono le nazioni occidentali, il problema dei flussi migratori illegali deve essere affrontato e gestito dove partono le rotte dei disperati, non al punto d’arrivo. Gli scafisti non devono solo essere arrestati: non devono partire. Tornare in Africa, e rimediare ai danni che una gestione dissennata e poco lungimirante degli accordi transfrontalieri continua a provocare alle nazioni dell’Europa meridionale, è l’unica strada per evitare morte e illegalità, per impedire che l’industria dello sfruttamento continui a mietere vittime e depositare sulle nostre coste un’umanità che solo in piccola parte riuscirà a trovare reali strumenti di integrazione, e in gran parte finirà nelle mani del caporalato o delle reti di commercio illegale. Ovviamente la mia riflessione non può essere quella di un intollerante ma solo di un pensatore che ha avuto modo di capire che gli africani vanno aiutati in Africa e che bisogna fare in modo che i tesori e le importanti risorse presenti nella meravigliosa terra d’Africa possano restare nelle mani degli Africani e non vadano omaggiate ai furbi di turno, che spesso sono i veri promotori delle guerriglie presenti sul territorio africano e che stanno spopolando l’Africa Centrale allo scopo di “succhiarvi” gratuitamente tutto quanto vi si possa estrarre e commercializzare nei paesi sviluppati. Tutti noi “civilizzati” sappiamo bene che l’Africa è una terra ricchissima di petrolio, pietre preziose, legname, carbone, oro, eccetera e ancora moltissimo altro eccetera! Il mondo si dovrebbe vergognare nella continua promozione di questa opera teatrale a carattere drammatico se non addirittura horror e cioè: “Poveri africani, scappano perché non hanno come vivere”! Gli africani hanno e hanno tantissimo, basterebbe solo che la politica internazionale promuovesse leggi serie e oneste allo scopo di riconoscere agli africani una percentuale di tutto ciò che viene estratto ed esportato dalla loro terra, obbligando cosi le multinazionali, e non solo quest’ultime, a pagare il dovuto oppure a realizzare, con una parte dei loro utili, scuole, ospedali, biblioteche, e quant’altro fosse necessario a rendere l’Africa un continente pari a tutti gli altri! È venuta l’ora di tirare giù le maschere e di dare fine alle ipocrisie promuovendo così un mondo migliore che possa essere l’inizio di un assaggio di ciò che nell’altra vita ci attende e che renderà tutti i popoli veramente uguali e esenti da sofferenze e disagi che stanno rendendo la vita degli africani un vero e proprio inferno terreno.

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Intervista al Professore Salvatore Bucolo, Teologo, Pedagogista, Cognitivista, Bioeticista, Sessuologo ed Esperto d’Immigrazione.

Rita Sberna