Cristo sapienza di Dio.

Cristo sapienza di Dio.

(Giov. 8, 13-14)

Come sapienza di Dio, come Verbo di Dio, Cristo è presente dovunque, perché dovunque è la verità, dovunque è la sapienza. Ma egli è venuto in modo tale da aver bisogno della testimonianza della lucerna. La lucerna della profezia era necessaria per noi che, a motivo della nostra debolezza, non riusciamo a sopportare e a vedere lo splendore del giorno.

1. Quanti eravate presenti ieri, ricorderete che ci siamo intrattenuti a lungo sulle parole di nostro Signore Gesù Cristo, là dove egli dice: Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita (Gv 8, 12). Se ancora volessimo intrattenerci su quella luce, avremmo ancora molto da dire, non essendo possibile farlo succintamente. Seguiamo dunque, fratelli miei, Cristo luce del mondo, se non vogliamo camminare nelle tenebre. Le tenebre che dobbiamo temere sono quelle morali, non quelle degli occhi; e se son da temere le tenebre degli occhi, non si tratta qui degli occhi esteriori, ma di quelli interiori, con cui si distingue non il bianco dal nero, ma ciò che è giusto da ciò che non lo è.

2. A questa dichiarazione di nostro Signore Gesù Cristo, i Giudei risposero: Tu rendi testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera (Gv 8, 13). Prima di venire in terra, nostro Signore Gesù Cristo aveva inviato davanti a sé numerosi profeti come lucerne. Faceva parte di quelle anche Giovanni Battista, al quale la massima luce che è Cristo Signore rese testimonianza come a nessuno degli uomini, dicendo:Fra i nati di donna non è apparso uno più grande di Giovanni Battista (Mt 11, 11). Ed egli, il più grande fra i nati di donna, disse del Signore Gesù Cristo: Io battezzo in acqua; ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete: colui che viene, che è più forte di me, al quale non sono degno di sciogliere il legaccio del sandalo (Gv 1, 26-27). Guardate come la lucerna rende omaggio alla luce del giorno. Che Giovanni fosse una lucerna lo attesta lo stesso Signore: Egli era – dice – una lucerna che arde e risplende, e voi per un momento avete voluto esultare alla sua luce (Gv 5, 35). E quando più tardi i Giudei dissero al Signore: Con quale autorità fai questo? (Mt 21, 23), il Signore, sapendo che essi tenevano in gran conto Giovanni Battista, e sapendo che il Battista, da loro tenuto in gran conto, aveva reso testimonianza al Signore, rispose loro: Vi farò anch’io una sola domanda: Il battesimo di Giovanni donde veniva, dal cielo o dagli uomini? (Mt 21, 24-25). Imbarazzati, essi ragionavano dentro di sé: Se diciamo “dagli uomini”, la folla ci lapiderà, perché ritiene Giovanni un profeta; se diciamo “dal cielo”, ci risponderà: Colui che voi riconoscete aver ricevuto la profezia dal cielo, mi ha reso testimonianza, e da lui avete sentito con quale autorità io faccio questo. Videro dunque che, qualunque cosa avessero risposto, sarebbero caduti nel laccio, e dissero: Non lo sappiamo. E il Signore replicò: Nemmeno io vi dico con quale autorità faccio questo (Mt 21, 27). Io non vi dico ciò che so, perché voi non volete confessare ciò che sapete. Giustamente umiliati e confusi, si allontanarono; e si adempì ciò che nel salmo aveva detto Dio Padre per bocca del profeta: Ho preparato una lucerna – che è appunto Giovanni – per il mio Cristo, e riempirò di confusione i suoi nemici (Sal 131, 17-18).

[Luce che illumina, e luce che è illuminata.]

3. Il Signore Gesù Cristo possedeva dunque la testimonianza dei profeti che aveva inviato innanzi a sé come araldi che precedono il giudice. Possedeva la testimonianza di Giovanni, ma più grande era la testimonianza che egli stesso si rendeva. Quelli, però, cercavano delle lucerne perché, avendo gli occhi malati, non sopportavano la luce del giorno. Lo stesso Apostolo Giovanni, autore di questo Vangelo che abbiamo in mano, nel prologo così parla di Giovanni Battista: Vi fu un uomo mandato da Dio, e il suo nome era Giovanni. Questi venne come testimone, per dar testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui. Non era egli la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Egli era la vera luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo (Gv 1, 6-9). Se illumina ogni uomo, illumina anche Giovanni; per questo lo stesso Giovanni dice: Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto (Gv 1, 16). Tenete dunque presente tutto questo, perché la vostra fede in Cristo diventi più consapevole e matura, e non dobbiate rimanere sempre bambini che cercano il petto materno rifiutando il cibo solido. Presso la santa Chiesa di Cristo, che è vostra madre, dovete ormai svezzarvi e nutrirvi accostandovi, non con lo stomaco ma con la mente, a cibi più solidi. Sappiate ormai distinguere la luce che illumina dalla luce che viene illuminata. Anche i nostri occhi, infatti, vengono chiamati luci, e di solito la gente giura sui propri occhi, che considera luci, e nel giurare se li tocca con la mano. Ed è nota la formula di giuramento: Così possano vivere le mie luci! Ma se aspetti che queste luci, se tali sono, si aprano e ti rischiarino, quando viene a mancare la luce nella tua stanza chiusa, aspetterai invano. Ora, come gli occhi, che abbiamo in faccia e che chiamiamo luci, anche quando sono sani e aperti hanno bisogno della luce che viene dall’esterno – sottraendo o mancando la quale, benché sani e aperti, non vedono -, così la nostra mente, che è l’occhio dell’anima, se non viene irradiata dalla luce della verità e non viene prodigiosamente rischiarata da colui che illumina senza dover essere illuminato, non potrà pervenire né alla sapienza né alla giustizia. E’ questa infatti la nostra via: vivere secondo giustizia. Come può non inciampare chi cammina senza luce? E’ dunque necessario, ed è un grande dono, poter vedere la via che si deve percorrere. Tobia aveva gli occhi, ma erano chiusi; il figlio teneva per mano il padre, ma il padre, con i suoi insegnamenti, indicava al figlio la via (cf. Tb 2, 1-4).

[La luce rende testimonianza a se stessa.]

4. Gli risposero dunque i Giudei: Tu rendi testimonianza a te stesso; la tua testimonianza non è vera (Gv 8, 13). Sentiamo che risposta ricevono. Ascoltiamo anche noi, ma non come loro: essi con disprezzo, noi con fede; essi col proposito di uccidere Cristo, noi decisi a vivere per lui. Con questa diversa disposizione di animo e di attenzione ascoltiamo la risposta del Signore ai Giudei: Gesù rispose e disse loro: Anche se io rendo testimonianza a me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove vengo e dove vado (Gv 8, 14). La luce fa vedere altre cose e se stessa. Tu, ad esempio, per cercare la tunica, accendi la lucerna e la lucerna accesa ti consente di trovare la tunica; accendi forse un’altra lucerna per vedere quella che hai acceso? No, perché la lucerna accesa, mentre rivela gli oggetti che erano al buio, mostra anche se stessa ai tuoi occhi. Così anche Cristo Signore faceva risaltare il contrasto tra i suoi fedeli e i Giudei ostili, come tra la luce e le tenebre; tra quelli che egli penetrava con il raggio della fede e quelli che tenevano gli occhi chiusi alla luce che li avvolgeva. Anche il sole illumina la faccia tanto di chi ha la vista come di chi è cieco. Ambedue sono lì con la faccia al sole, e questo illumina la loro carne, ma non la vista di tutti e due; uno vede, l’altro non vede: il sole è presente ad ambedue, ma uno di loro è assente al sole che risplende. Così è della sapienza di Dio, il Verbo di Dio, il Signore Gesù Cristo è dovunque presente, perché la verità è dovunque, la sapienza è dovunque. Uno sente parlare di giustizia in oriente, un altro in occidente; ma è forse diversa la giustizia che intende uno dalla giustizia che intende l’altro? Sono distanti fisicamente, ma lo sguardo della loro mente è fisso sulla medesima cosa. La giustizia che io vedo stando qui, se è vera giustizia, la sta vedendo anche il giusto che fisicamente è dislocato chissà dove ma che è congiunto con me nella luce della medesima giustizia. La luce dunque rende testimonianza a se stessa: risplende agli occhi sani e testimonia di se stessa per farsi conoscere. Ma che dire degli infedeli? forse che ad essi la luce non è presente? E’ presente anche a loro, ma essi non possiedono gli occhi del cuore che sono necessari per vederla. Ascolta il giudizio che il Vangelo esprime nei loro confronti: La luce splende fra le tenebre, e le tenebre non l’hanno compresa (Gv 1, 5). Pertanto il Signore parla e dice la verità: Anche se io rendo testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so di dove vengo e dove vado. Intendeva riferirsi al Padre: il Figlio rendeva gloria al Padre. Uguale a lui, glorifica il Padre dal quale è stato mandato. Quanto più l’uomo è tenuto a glorificare colui dal quale è stato creato!

5. So di dove vengo e dove vado. Questi che vi parla di persona, è in possesso di qualcosa che non ha mai lasciato, e tuttavia è venuto a noi: venendo in mezzo a noi non si è allontanato di là, né ritornandovi ci lascia. C’è da meravigliarsi? E’ Dio. Ciò non è possibile all’uomo; e neppure al sole. Quando il sole va verso l’occidente abbandona l’oriente, e finché non torna a spuntare in oriente, in occidente non c’è. Nostro Signore Gesù Cristo, invece, viene quaggiù e rimane lassù; ritorna lassù e non cessa d’essere quaggiù. Ascolta quello che dice altrove il medesimo evangelista e, se puoi, comprendi; se non puoi, credi: Nessuno ha mai visto Dio; il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, lui ce lo ha rivelato (Gv 1, 18). Non dice che “era” nel seno del Padre, quasi che venendo in terra abbia abbandonato il seno del Padre. Parlava qui in terra, e diceva di essere lassù in cielo; e partendo di qua, che cosa ha detto? Ecco, io sono con voi sino alla consumazione dei secoli (Mt 28, 28).

[Il Signore è venuto in modo tale da aver bisogno della lucerna.]

6. E’ dunque vera la testimonianza della luce, sia che mostri se stessa, sia che mostri altre cose; poiché senza la luce non puoi vedere la luce, e senza luce non puoi vedere nessuna altra cosa che non sia luce. Se fa vedere le altre cose, che senza di essa non si vedrebbero, forse che non può far vedere se stessa? Se è necessaria per rischiarare le altre cose, non potrà rischiarare se stessa? Il profeta annuncia la verità; ma come la possiederebbe se non l’attingesse alla fonte stessa della verità? Giovanni ha detto la verità; ma domandagli come ha potuto farlo: Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo attinto (Gv 1, 16). Dunque il Signore nostro Gesù Cristo è in grado di rendere testimonianza a se stesso. Pertanto, o miei fratelli, nella notte di questo mondo, cerchiamo di ascoltare attentamente anche la parola profetica; adesso infatti nostro Signore è voluto venire così umile in considerazione della nostra fragilità e per rischiarare le profonde tenebre notturne del nostro cuore. E’ venuto come uomo per ricevere disprezzo e onore, per essere negato e riconosciuto; disprezzato e negato dai Giudei; onorato e riconosciuto per essere giudicato e giudicare: essere giudicato ingiustamente e giudicare con giustizia. E’ venuto dunque in modo tale da aver bisogno della testimonianza della lucerna. Non sarebbe stato infatti necessario che Giovanni come lucerna rendesse testimonianza al giorno, se la debolezza dei nostri occhi non ci avesse impedito di vederlo. Ma siccome non eravamo in grado di vederlo, egli per i deboli si è fatto debole e per mezzo della sua debolezza ha guarito la nostra, per mezzo della sua carne mortale ha eliminato la morte della carne, e del suo corpo ha fatto un collirio per i nostri occhi. Ora, poiché il Signore è venuto e noi ci troviamo ancora nella notte del secolo. è necessario che teniamo conto anche delle profezie.

7. Nella profezia troviamo gli argomenti per rispondere agli attacchi dei Pagani. Chi è Cristo? domanda il pagano. Rispondiamo: E’ colui che fu annunciato dai profeti. E lui: Chi sono i profeti? Citiamo Isaia, Daniele, Geremia e gli altri santi profeti; diciamo quanto tempo prima di lui siano venuti, di quanto precedettero il suo avvento. Questa è la nostra risposta: I profeti sono venuti prima di lui e hanno predetto la sua venuta. E se qualcuno di loro domanda: Quali profeti? Noi possiamo citare quelli che ci vengono citati ogni giorno. E lui: Chi sono questi profeti? Noi potremmo rispondere: coloro che hanno predetto anche tutte queste cose alle quali assistiamo. Il pagano allora dirà: Queste cose ve le siete inventate voi; le avete viste già realizzate e le avete scritte nei vostri libri come fossero predizioni del futuro. A questo punto, contro gli avversari pagani ricorriamo alla testimonianza di altri avversari. Tiriamo fuori i libri dei Giudei e rispondiamo: Essi sono avversari della nostra fede come voi; appunto per questo sono stati dispersi tra i popoli onde avessimo argomenti dagli uni contro gli altri. Tirino fuori, i Giudei, il rotolo di Isaia e vediamo se non è proprio lì che io leggo: Come pecora fu condotto al macello, e come agnello muto tra le mani del tosatore, non aprì bocca. Nella umiliazione è stato consumato il suo giudizio; le sue piaghe ci hanno guariti; tutti noi come pecore ci sbandammo, e lui fu consegnato alla morte per i nostri peccati (Is 53, 5-8). Ecco una lucerna. Tiriamone fuori un’altra, apriamo il salmo in cui è stata predetta la passione di Cristo: Hanno trafitto le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa; essi guardano, si pascono della mia vista, si dividono tra loro i miei panni, e sulla mia veste gettano le sorti. A te sarà rivolta la mia lode, ti celebrerò in una grande assemblea. Ricorderanno e si convertiranno al Signore tutti i paesi del mondo; e si prostreranno innanzi a lui tutte le stirpi delle genti; perché al Signore appartiene il regno ed egli impera sulle genti (Sal 21, 17-29). Arrossisca l’avversario, di fronte alla testimonianza dell’altro avversario. Ma se con i documenti che mi ha fornito un avversario ho ridotto al silenzio l’altro, non risparmio quello che mi ha presentato il testo d’Isaia; tiri fuori un altro testo, che ridurrà al silenzio anche lui. Leggo un altro profeta e vi trovo che il Signore dice ai Giudei: Non trovo compiacimento in voi, dice il Signore, e non accoglierò il sacrificio delle vostre mani; perché da dove sorge il sole fin dove tramonta, un sacrificio mondo verrà offerto al mio nome (Ml 1, 10-11). Tu, o Giudeo, non ti presenti ad offrire questo sacrificio mondo: ciò dimostra che sei immondo.

[Le lucerne rendono testimonianza al giorno.]

8. Vedi dunque come le lucerne rendono testimonianza al giorno a motivo della nostra debolezza, perché non possiamo sopportare e fissare il fulgore del giorno. Già noi Cristiani, confrontati con gli infedeli, siamo luce; per questo l’Apostolo dice: Un tempo foste tenebre; adesso invece siete luce, come figli della luce camminate (Ef 5, 8). E altrove dice: La notte è passata, il giorno si è avvicinato: gettiamo via dunque le opere delle tenebre, e rivestiamoci delle armi della luce; come di giorno comportiamoci onestamente (Rm 13, 12-13). Tuttavia, siccome in confronto a quella luce alla quale dovremo pervenire, è sempre notte anche il giorno in cui ci troviamo, ascolta l’apostolo Pietro, il quale parla della voce scesa su Cristo Signore dalla sublime gloria: Questo è il mio Figlio diletto, nel quale posi le mie compiacenze. E questa voce – dice – noi l’udimmo scendere dal cielo quand’eravamo con lui sul monte santo (2 Pt 1, 17-18). Ma siccome noi sul monte santo non c’eravamo e quindi non abbiamo udito allora scendere dal cielo questa voce, Pietro stesso ci dice: E così abbiamo una conferma della parola profetica. Non avete udito la voce scesa dal cielo, ma possedete la conferma degli oracoli dei profeti. Il Signore Gesù Cristo, infatti, prevedendo che ci sarebbero stati degli empi che avrebbero calunniato i suoi miracoli attribuendoli ad arti magiche, mandò innanzi a sé i profeti. Ammesso che fosse un mago e che abbia compiuto dopo la sua morte tali opere da essere adorato, era forse già un mago prima ancora di nascere? Ascolta i profeti, o uomo morto e corrotto dalla calunnia, ascolta i profeti. Leggo: ascolta coloro che precedettero la venuta del Signore: Abbiamo così meglio confermata la parola profetica, alla quale fate bene a rivolgervi, come a lucerna che brilla in luogo buio, fino a quando spunti il giorno e la stella del mattino si alzi nei vostri cuori (2 Pt 1, 19).

[Sentiamoci pellegrini quaggiù.]

9. Quando dunque sarà venuto il Signore nostro Gesù Cristo, e, come dice anche l’apostolo Paolo, avrà messo in luce i segreti delle tenebre, sicché ciascuno si avrà da parte di Dio la sua lode (cf. 1 Cor 4, 5), allora, giunto quel giorno, non saranno più necessarie le lucerne; non ascolteremo più il profeta, non apriremo più il libro dell’Apostolo, non andremo più a cercare la testimonianza di Giovanni, non avremo più bisogno neppure del Vangelo; allora scompariranno tutte le Scritture che si sono accese per noi come lucerne nella notte di questo mondo, perché non rimanessimo al buio. Venute meno tutte queste cose, della cui luce non avremo più bisogno; venuti meno anche gli uomini di Dio che ne sono stati i ministri, che insieme con noi contempleranno la luce della verità in tutta la sua chiarezza; venuti meno tutti questi aiuti, che cosa vedremo? come si pascerà la nostra mente? come si allieterà il nostro sguardo? donde verrà a noi quel gaudio che né occhio vide, né orecchio udì, né in cuor d’uomo salì (1 Cor 2, 9)? Che cosa vedremo? Vi scongiuro, o fratelli, amate con me, correte credendo con me; desideriamo insieme la patria celeste, sospiriamo verso la patria celeste, sentiamoci pellegrini quaggiù. Che cosa vedremo dunque? Ce lo dica il Vangelo: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio (Gv 1, 1). Giungerai alla fonte, da cui sei stato appena irrorato; vedrai scopertamente la luce, di cui, in modo riflesso e per vie tortuose, appena un raggio ha colpito il tuo cuore immerso nelle tenebre, che dovrà essere purificato per poterla vedere e fissare. Carissimi, – sono parole dello stesso Giovanni, che anche ieri ho ricordato – già adesso siamo figli di Dio, e ancora non si manifestò quel che saremo. Sappiamo che quando si manifesterà, saremo somiglianti a lui, poiché lo vedremo così com’è (1 Io 3, 2). Sento il desiderio del vostro cuore elevarsi con me alle cose superne; anche se il corpo che si corrompe appesantisce l’anima, e il terreno domicilio deprime la mente capace dei più alti pensieri (cf. Sap 9, 15). Io sto per deporre questo volume, e ciascuno di voi tornerà a casa sua. Ci siamo trovati bene nella luce comune, abbiamo goduto profondamente, abbiamo esultato sinceramente; ma separandoci l’uno dall’altro, non allontaniamoci da Lui.