Ddl omofobia: un secco “no” dall’associazionismo familiare

Il ddl Zan-Scalfarotto è stato presentato e, com’era prevedibile, non è stato affatto gradito alle principali associazioni pro-family. Un testo “osceno”, per Toni Brandi e Jacopo Coghe, rispettivamente presidente e vice presidente Pro Vita e Famiglia onlus, che mettono subito in guardia dai pericoli che si prospettano: “Possiamo affermare che la teoria del gender diventerà legge e che i bambini saranno obbligati a festeggiare l’identità transgender già dall’asilo, questo succederà in ogni scuola di ordine e grado. I genitori che vorranno opporsi all’indottrinamento rischieranno la galera o la multa”. Una legge che segna “la fine della libertà e l’entrata dell’Italia in una nuova dittatura”.

Brandi e Coghe ritengono il ddl Zan-Scalfarotto “una legge violenta per tappare la bocca per sempre a chi dice che un bambino ha bisogno di papà e mamma”, peraltro varata in una “situazione economica critica”, con la contrarietà anche della CEI e di vari movimenti femministi. Per questo, Pro Vita & Famiglia, assieme ad altre associazioni, scenderà in piazza l’11 luglio in più di 100 città, come riferito attraverso il sito www.restiamoliberi.it, “perché tornino il buon senso e la ragione e nessuno rischi di finire in carcere per le proprie idee e perché difende la famiglia! Non ci fermerà nessuno, in difesa di tutti”, concludono Brandi e Coghe.

Da parte sua, il leader del Family Day, Massimo Gandolfini definisce il testo definitivo del ddl “anche peggio di quello che ci si poteva aspettare”, in quanto “istituisce, ma non definisce, il reato di omotransfobia, lasciando alla magistratura amplissimi margini di interpretazione che rischiano di colpire la libera espressione del pensiero”. Per giunta, il ddl Zan-Scalfarotto “stanzia 4 mln di euro per le attività di propaganda dei movimenti lgbt in un momento di crisi economica senza precedenti, che vede famiglie e imprese sul lastrico”, ricorda Gandolfini, rimarcando la natura “liberticida” del provvedimento, che “prevede che il condannato presti un’attività non retribuita presso le associazioni del mondo lgbt. In conclusione – commenta il leader del Family Day – si tratta di una legge fascista degna delle peggiori dittature”.

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“Pur stigmatizzando ogni forma di violenza e ogni ingiusta discriminazione nei confronti di chiunque”, il Centro Studi Livatino, “rileva che il testo è ispirato all’ideologia di genere, che vuole diffondere anche nelle scuole e in generale nella società civile”. In più, si legge in un comunicato del Centro, il ddl Zan-Scalfarotto introduce “inaccettabili reati di opinione, lesivi della libertà di manifestazione del pensiero”, comprimendo inoltre, “l’esercizio di altre libertà fondamentali della persona, come quella di educazione e religiosa, trasformandole in forme di discriminazione punite penalmente”. Per queste ragioni i giuristi del Centro Studi Livatino lanciano il loro appello “a tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento” per “fermare questa deriva”.