Il dilemma delle scelte? Per un cristiano è meno drammatico…

Il dilemma delle scelte? Per un cristiano è meno drammatico…

Il paradosso “estremo” ed inquietante del gender, tuttavia, non è così slegato da altre problematicità più comuni in cui sono immerse le attuali generazioni, prima tra tutte quella del precariato lavorativo e affettivo. L’assenza di qualunque prospettiva di futuro costringe molti dei nostri giovani a rinunciare alle attività che avevano sempre sognato e che rispondevano ai loro reali talenti, costringendoli a lavori che non amano e che, soprattutto, non hanno nulla a che fare con la loro vera vocazione professionale. Cosicché, dovranno accontentarsi di qualche “ripiego”, costretti in molti casi a una triste peregrinazione da un posto di lavoro all’altro, che, oltretutto, inciderà negativamente sulla loro autostima, riportando a galla i rimpianti o i rimorsi, nell’eterna giostra delle scelte.
Perché, allora, come si accennava prima, la prospettiva cristiana è diversa? Per il semplice fatto che per il cristiano non superficiale e rettamente formato, il compimento di una scelta è assai meno problematico. In primo luogo, perché egli, non per suo merito ma per grazia di Dio, sa distinguere tra bene e male e ciò, già di per sé, semplifica notevolmente la sua azione. Non meno importante è, tuttavia, una sana e costruttiva introspezione, ai fini della quale la direzione spirituale può essere un mezzo efficacissimo. Conoscendo se stessi, non solo si può fare un salto di qualità scegliendo tra il bene e il meglio (cfr. editoriale Santo? Puoi esserlo anche tu!), ma si può andare ancora oltre, individuando la propria vocazione, la strada che Dio sceglie per il nostro massimo bene, non solo ai fini della salvezza eterna ma per la nostra felicità, già su questa terra.

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Certamente, l’individuazione della propria vocazione non sarà mai un percorso del tutto indolore e quasi sempre comporterà delle rinunce anche a cose buone e legittime: si pensi alle tante coppie di futuri sposi, in cui lui o lei sacrifica un posto di lavoro sicuro in una determinata città per stare più vicino alla sua nuova famiglia. La scelta come risposta a una vocazione può avvenire anche in ambito professionale: emblematico è l’esempio dell’insegnante o del medico, mestieri in cui la dedizione agli altri e l’empatia richieste sono, in certi casi, inversamente proporzionali alla remunerazione o, in altri casi, a una “vita comoda” e scevra di imprevisti. Eppure tantissime persone optano con gioia e senza paura per queste attività.
Per aiutare giovani e meno giovani a compiere le scelte giuste, tuttavia, non bastano né la fede pura e semplice, né tantomeno la buona volontà. Servono innanzitutto testimoni e maestri di vita, capaci di farti di innamorare della realtà, delle persone e di Dio. Sta a noi essere abbastanza attenti e lungimiranti nel cercare questi mirabili compagni di strada e nell’affiancarci a loro. [Luca Marcolivio]