Don Andrea Ciucci “Nutrire l’anima – 50 ricette di pellegrini e viaggiatori”

Don Andrea Ciucci “Nutrire l’anima – 50 ricette di pellegrini e viaggiatori”

E’ curioso ad esempio immaginare di mangiare il ragù di Padre Pio. Qual era la sua ricetta?

Un classico ragù pugliese, quindi ricchezza nelle varietà di carni macinate, pomodoro e cipolla, il tutto fatto rosolare per un paio d’ore.

La cosa interessante della storia è che questo ragù così bello, sontuoso e ricco come lo è tutta la cucina pugliese e di cui ne viene fatto dono, viene condiviso da Padre Pio che non lo tiene per se.

Questo è uno dei tratti caratteristici del cibo e dell’esperienza cristiana.

 La tavola solitamente viene vista come un momento di condivisione, di accoglienza e di dialogo. Può essere anche un modo per evangelizzare?

L’evangelizzazione non si fa con dei metodi strani o chissà con quale metodo complesso. Il nucleo dell’evangelizzazione è la vita di un discepolo del Signore che parla.  La vita è la testimonianza che si dà nell’esperienza concreta e quotidiana.

Anche da come si sta a tavola, da chi si decide di avere come commensali (ad esempio pensiamo a Gesù che sceglie di mangiare a tavola con i peccatori) da queste cose se uno vive nella sequela del Signore, da questo traspare in lui anche chi lo guarda e chi condivide con lui il pasto.

Se leggiamo il Vangelo vediamo che i detrattori di Gesù parlavano di lui come un mangione e un beone, solo perché condivideva la tavola con gli altri (compreso i peccatori). E’ vero che mangiava ma digiunava tanto, il problema non è infatti assolutizzare una cosa e l’altra ma dare ad ogni esperienza dell’umano, il giusto senso e la giusta dimensione.

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Gesù amava mangiare e stare con la gente, la tavola era uno di questi luoghi ma ricordava a se stesso e a tutti gli altri che “non di solo pane vive l’uomo” e infatti faceva anche 40 giorni di digiuno nel deserto.

Lei stando a contatto con i giovani, pensa che per arricchire la loro conoscenza di Dio, sia utile proporre loro attività che sviluppino la fantasia, la creatività, la condivisione come ad esempio potrebbe essere la “cucina”?

La cucina va bene ma anche ogni altra cosa, ripeto che non esiste un linguaggio che è alieno al mistero di Dio. Se uno vive in pienezza ed umanità, ogni esperienza umana come la cucina, lo sport, andare in montagna, il costruire qualunque cosa … diventa in qualche modo capace di dire la bellezza dell’umano. Altrimenti se non c’è tutto questo neanche la predica più teologica è capace di trasmettere la bellezza del Vangelo.

Qual è la sua ricetta “santa” preferita e quale consiglierebbe ai nostri amici?

La mia ricetta santa preferita è quella che mi ha stupito di più quando l’ho provata a farla.

Nell’ultimo libro abbiamo provato ad affrontare non soltanto il pellegrinaggio cristiano ma anche quello delle altre religioni. Infatti siamo andati a cercare qual è uno dei piatti tipici che mangiano i musulmani quando vanno in pellegrinaggio alla Mecca e abbiamo trovato questa ricetta: una zuppa di ceci (molto simile a quella che facciamo noi) ma loro in Arabia Saudita, un posto estremamente caldo … a questa ricetta aggiungono all’ultimo minuto, prima di servire il piatto, una spremuta di limone fresco. Ed infine decorano il piatto con una fettina di limone.

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Servizio di Rita Sberna