Don Giambo: ‘La Chiesa che combatte la camorra senza paura’

Introduzione

Don Giambo

Abbiamo intervistato Don Giovanni Umberto Mastronardi conosciuto come Don Giambo, in questi giorni al centro dei fatti di cronaca nei quotidiani on- line e cartacei della Campania. Don Giambo è stato per 4 anni, parroco di una parrocchia a Bonea , in provincia di Benevento ed è stato successivamente trasferito dal suo Vescovo, per tutelare la sua incolumità, in quanto è stato oggetto di molti attentati camorristici.

Don Giambo, cos’è successo?

Quando sono arrivato in questo paese per la prima volta cioè 4 anni fa, ho trovato un paese pauroso ed assente, la gente non aveva fiducia e non si apriva. Per 3- 4 mesi, mi sono ritrovato da solo in Chiesa a celebrare la Messa; non si affacciava nessuno e non c’era nessuna persona che mi guardasse. Successivamente ho scoperto che il problema era che il paese era perseguitato dalla camorra.

La gente veniva neutralizzata nella propria libertà e nella propria coscienza. Ho dovuto operare con loro, difendere la libertà di questo paese, la dignità di queste persone, le quali hanno avuto fiducia e si sono riaccese le speranze nel cuore di questa gente ed hanno cominciato seriamente a mettersi in prima linea anche loro.

Purtroppo poi la camorra, non solo mi ha incendiato la macchina, ma ho avuto anche minacce, inseguimenti ed attentati.
Non mi sono mai arreso perché con il paese di Bonea ho voluto vivere  il Vangelo di Cristo, il Vangelo della luce, il Vangelo della giustizia, il Vangelo dell’amore e della verità.

Mi sono messo in prima linea con le loro coscienze perché ho voluto difendere la loro dignità di figli di Dio e soprattutto ci tenevo a farli sentire, famiglie nella chiesa che era ciò che mancava a questo territorio. Non c’era il senso della famiglia intesa come parrocchia.

Secondo lei, è stato perseguitato dalla camorra perché non è sceso a compromessi?

Esattamente. Non sono mai sceso a nessun tipo di compromesso, mi hanno anche offerto del denaro che non ho mai accettato. Sono fiero di essere stato in questo paese e ne sento la mancanza, però ho amato e continuo ad amare questa terra.

Di certo la camorra continua, ha i suoi strumenti ed è ben organizzata e purtroppo viene anche appoggiata da certe istituzioni che dovrebbero rappresentare la legge, la giustizia, la fedeltà e la coscienza soprattutto.

Non ho avuto l’appoggio politico nei miei confronti durante questi 4 anni, e non ho avuto nemmeno solidarietà dagli enti proposti. L’unica solidarietà che ho avuto è arrivata dalla gente comune, dalla gente che crede di andare avanti sempre in questa luce di speranza.

Come penetra la camorra nel tessuto sociale delle parrocchie in Campania?

La camorra usa vari sistemi; il primo sistema è quello di farsi amici i sacerdoti, nel senso che fa anche delle offerte nelle chiese e gestiscono le feste patronali con le donazioni. In questa maniera, la camorra compra il silenzio di alcuni sacerdoti.

La cosa incoraggiante è che non tutti i sacerdoti cadono in questo giro vizioso, però questo è il primo passo che fa la camorra.
Perché secondo voi compra il sacerdote? Perché il sacerdote rappresenta un punto di riferimento per la giustizia. I sacerdoti sono il bersaglio, perché hanno il potere di rappresentare un intera comunità.