Don Gioacchino Lanzillo “Sant’Alfonso come Medjugorje”

Don Gioacchino Lanzillo “Sant’Alfonso come Medjugorje”

Com’è arrivata la chiamata, ad andare per la prima volta a Medjugorje?

Parto un po’ da lontano, esattamente dal 2 aprile 2005, quando cominciai il mio ministero sacerdotale affiancando l’Arcivescovo Mons. Soricelli. Mi fu proposto dal Vescovo di diventare Parroco di Sant’Alfonso, anche se alla mattina durante gli esercizi spirituali, ero stato nominato Parroco di una chiesa che si trova a Vietri sul Mare.

Nel pomeriggio delle consultazioni, ci furono problemi sull’assegnazione del nuovo parroco a Sant’Alfonso (inizialmente c’era soltanto una baracca) e così accettai di diventare parroco di questa bella parrocchia, sotto obbedienza del Vescovo che mi disse che in quel momento storico necessitava che io andassi a Sant’Alfonso.

Sant’Alfonso oggi è una grande parrocchia e tutti gli eventi della diocesi si concentrano proprio lì. Dopo 3 mesi dall’assegnazione di parroco a Sant’Alfonso, si organizzò un pellegrinaggio a Medjugorje.

All’inizio ero molto scettico, infatti lessi diversi libri e siti che erano contro Medjugorje.

Partimmo per Medjugorje, nel pullman iniziai a dire alla gente che andavamo a Medjugorje semplicemente per fare un esperienza di fede.

Arrivati a Medjugorje, partecipai all’apparizione quotidiana che il veggente Ivan ha tutt’ora ogni giorno. Eravamo una cinquantina di sacerdoti, e dopo l’apparizione il veggente venne vicino a me e disse “Tu porterai Maria nella nuova chiesa fatta anche di pietre”.

Infatti ritornato a Sant’Alfonso, iniziarono i lavori alla nuova chiesa. Sbloccarono improvvisamente dei fonti, si parlava di 3 milioni di euro. Il Vescovo mise in gioco, da parte della diocesi un altro milione di euro che erano destinati per l’edificazione della Chiesa.

Iniziarono i lavori e in un tempo record di due anni e mezzo, s’innalza la nuova chiesa di Sant’Alfonso.

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La Madonna troneggia sul campanile della Chiesa di Sant’Alfonso, ed ogni 8 dicembre,  come ogni 25 giugno, mettiamo la corona di fiori alla Gospa, per mezzo di una grande gru.

Nel giorno dell’Immacolata,  il Sindaco affida la città alla Regina della Pace ed il 25 giugno (nel giorno dell’anniversario delle apparizioni a Medjugorje) il parroco si reca sempre con questo braccio meccanico, sul campanile omaggiandola con i fiori e toccando la Regina della Pace con dei fazzolettini da portare poi agli ammalati.

 

Sei ritornato a Medjugorje l’anno successivo?

Si esattamente, nel 2009 sono ritornato a Medjugorje spinto da un esigenza forte e dolorosa.

Mia sorella era in attesa del secondo bambino, si chiama Christian Pio Gerardo.

Tutti i medici e le dovute analisi, davano per scontato che mio nipote avesse la sindrome di down. La mia famiglia e la mia casa, diventò una valle di lacrime. Si piangeva sempre.

Mio padre desiderava venire con me a Medjugorje per chiedere alla Madonna una grazia per mio nipote.

Andammo a Medjugorje nell’ottobre 2009, e l’1 ottobre salimmo il monte Kricevac, mio padre era con me durante la salita, e cominciò a sentire una voce che gli diceva “Non ti preoccupare, non ti preoccupare”.

Il 2 ottobre, capitò che facemmo tardi a raggiungere il monte dell’apparizione, dall’albergo in cui ci trovavamo.

Al momento dell’apparizione ci trovammo ai piedi della Croce blu e dopo un po’ arrivò Mirjana, uno dei suoi accompagnatori mi vide e mi chiese se ero prete… ad un certo punto ,mi trovai con un altro sacerdote accanto a Mirjana.

Cominciò il rosario e dopo un po’ (come accade tutti i due del mese) Mirjana andò in estasi.

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Mirjana alla fine dell’apparizione disse che la Madonna era triste perché vedeva il Figlio piangere.

Terminata l’apparizione, la veggente Mirjana doveva riscendere, si voltò e ci guardammo, aveva in quell’istante una corona del rosario tra le mani e Mirjana mi disse “Padre questa corona le servirà”.

A quel punto presi la corona e la posai nella tasca dei jeans.