La terra a cui si fa riferimento nel Vangelo di oggi è la cosiddetta via del mare, una via molto importante al tempo di Gesù perché era una via che arrivava al mar Mediterraneo quindi un luogo di passaggio.
Una via dove le persone andavano di fretta, con le loro ansie e i loro obiettivi. Una terra soprattutto dove c’era confusione, perché era al confine con il mondo pagano.
Ma è proprio da lì che il Signore Gesù comincia ad operare. Il signore comincia la sua opera non dove le cose sono perfette, non dove le cose sono tutte a posto, ma dove le cose non sono poi così chiare, dove sono confuse.
Questa è una buona notizia per noi. Il signore oggi viene a cercarci proprio dove non ci aspetteremo mai, nella nostra Cafarnao, che è oggi la nostra vita, La Galilea delle Genti, le nostre città, i nostri quartieri, e poi le scuole, i posti di lavoro, le piazze.
Quello che per noi è da fuggire per Lui è un rifugio; quello che noi disprezziamo Lui lo trasforma nel suo Regno. Esso giunge a noi attraverso la Chiesa: la Parola, i sacramenti e la comunione tra i fratelli sono la “guarigione” profonda da “ogni sorta di malattie” del cuore e dell’anima.
Così, come Cafarnao è diventata il centro di irradiazione del Vangelo, anche la nostra vita un tempo avvolta nelle tenebre diviene luce per diradare le menzogne del demonio; misericordia che si irradia sino ai confini della terra.









