Festa di tutti i santi. Che cosa festeggiamo oggi?
Ci può essere l’inganno di pensare che oggi siamo qui e festeggiamo delle persone straordinarie, delle persone con un DNA particolare, che avevano delle doti umane superiori alla media.
Questo è un modo di pensare la santità che ci deresponsabilizza perché pensiamo che non sia per noi. Oggi non stiamo celebrando questo, ma oggi stiamo celebrando l’opera che Dio ha fatto in delle persone concrete, normali, con gli stessi problemi che abbiamo io e te.
Ecco allora il punto: si può diventare santi, la santità non è per pochi eletti, ma è l’unica vera felicità su questa terra. Ed è per questo che in questo Vangelo viene ripetuta questa parola per 9 volte: BEATI.
Che cosa significa beati? Felici. L’uomo non è felice perché non è santo, non si fida di Dio. C’è tanta gente in giro che scimmiotta la felicità, che finge la gioia, ma che vive un tremendo vuoto interiore. Tutte queste beatitudini che ascoltiamo partono da delle condizioni che secondo i nostri criteri sono incompatibili con la felicità.
Essere nel pianto, essere poveri, essere senza possedimenti, essere in condizioni di conflitto, non avere una buona reputazione o un buon nome. Ma in qualunque condizione ti trovi questo Vangelo ti proclama la possibilità concreta di essere felice e loro ce lo dimostrano. Come? Lasciati lavorare da Dio. Questa è la santità e la strada per la felicità:
quando lasciamo che ciò che ci succede sia il luogo dove Dio opera e ci lasciamo portare dove lui ha pensato. La mia santità è nascosta nella vita che la provvidenza mi dà, non nel mio cervello o nei miei muscoli.








