I giovani, la fede e il discernimento con Don Giuseppe Fiorentini

I giovani, la fede e il discernimento con Don Giuseppe Fiorentini

E l’apostolo che si chiama “Roccia” lo ripete con insistenza: «Avvicinandovi, stringendovi a lui (Gesù), Pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi, quali pietre vive, siete costruiti come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo» (1Pt 2, 4-5).

Gesù è Roccia, Gesù è sicuro, è certezza. Le vere incertezze e precarietà sono dentro di noi, vengono dal peccato, da quando abbiamo deciso di rimanere soli, senza Dio, e all’improvviso ci siamo scoperti soli, “nudi” e indifesi.

Gesù è, potrei dire, “delicatamente roccioso”. E la mia vocazione è il mio modo di lasciarmi abbracciare da Lui, e di non lasciarlo più. Se penso alla vocazione matrimoniale, mi commuove vedere nell’abbraccio degli sposi la delicata potenza di Cristo che, vero innamorato, li fa crescere insieme proprio perché li radica a sé, e li fa crescere in Lui proprio perché li fa crescere nel vero amore reciproco.

Il percorso affascinante, solenne e danzante, del discernimento vocazionale, è la sfida per la nostra Chiesa.

In questo Seminario ci domanderemo anche noi come accompagnare i giovani in questa avventura del discernimento, cioè del riconoscimento e della scoperta di Gesù-Roccia Sicura: sono certo che, nel nostro “piccolo”, sarà un’esperienza di ascolto dello Spirito, un momento di grazia.

 

Oggi più che mai oltre ai giovani, anche le famiglie hanno bisogno di essere accompagnate giorno per giorno, nella vocazione matrimoniale. In che modo la chiesa può fare questo?

Ogni tanto, quando costruisco e costruiamo i nostri percorsi pastorali, provo una sensazione fastidiosa: quella della divisione in “categorie d’urgenza”. Mi spiego: può sembrare che i bambini, i ragazzi e i giovani abbiano bisogno dell’annuncio della novità del Vangelo perché ancora non sono “definiti” (posso dire “incasellati”?) in una strada definitiva; e viceversa, chi è sposato, chi è diventato prete, chi ha fatto la professione religiosa, “ormai è a posto”, cioè – a ben guardare – non ha più bisogno di annuncio, di discernimento, perché ormai ha preso una decisione definitiva.

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Nulla di più falso. E il mondo di oggi ce lo sta mostrando in maniera impietosa, ma forse anche provvidenziale. Io sono prete, il mio discernimento non è finito il giorno della mia Ordinazione sacerdotale: lì è arrivato al culmine il discernimento (mio e della Chiesa) della chiamata a essere ordinato presbitero. Ma quel giorno è iniziato il discernimento vocazionale quotidiano, e Dio sa quanto bisogno ho io stesso che la Chiesa mi annunci ancora il Vangelo, la bellezza di Cristo che mi ama, mi perdona, mi abbraccia, mi incoraggia, nella mia vita, nel mio ministero.

Quando due cuori, un uomo e una donna, si consacrano in Gesù come la Sua (nuova) famiglia, la “piccola-Chiesa-di-casa” (la chiama così il Concilio Vaticano II: LG 12), il discernimento vocazionale comincia, o se vogliamo, ri-comincia!

Allora, come può la Chiesa accompagnare le famiglie giorno per giorno nella loro vocazione? Riconoscendo Se stessa in loro, e nutrendole con gli strumenti che Gesù stesso Le dà: l’ascolto, la misericordia, i sacramenti, e il Vangelo.

Un piccolo esempio forse può chiarire meglio: sono certamente necessari gli incontri di formazione per gli sposi, così come la cura delle liturgie e i percorsi ispirati dalle diverse spiritualità. Sappiamo anche che a tante famiglie fa piacere invitare un sacerdote a casa loro, per una benedizione, o per condividere un pasto. È certamente un momento di cura delle famiglie. Ma può accadere qualcosa di simile anche quando una famiglia invita un’altra famiglia a casa? Può essere anche quello un momento di Chiesa, in cui si respira la presenza di Gesù in casa nostra?

Non ci è lontano tutto questo: la comunità cristiana di Gerusalemme, subito dopo la Pentecoste, viveva così. «Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo » (At 2, 46,47).

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Servizio di Rita Sberna