La Dott.ssa Jlenia Caccetta e suo marito Roberto, al servizio della vita “dono di Dio”

La Dott.ssa Jlenia Caccetta e suo marito Roberto, al servizio della vita

 

Sei però riuscita a salvare tanti bambini dall’aborto e li hai anche battezzati. Ma c’è la storia particolare della piccola Maria che ti ha colpita profondamente …

Sì grazie al cielo molti bambini con la preghiera, con le parole ispirate dallo Spirito Santo, e con le giuste cure mediche, siamo riusciti a strapparli al braccio della morte, arrivando a vederli crescere sani e forti contro ogni aspettativa, anche quelli che erano dati per spacciati o “inutili”! Per tanti altri bimbi però non abbiamo potuto far altro che accompagnarli al Cielo battezzandoli, coccolandoli per tutta la loro breve vita al posto dei loro genitori naturali: per me e Roberto sono i nostri figli rigenerati nello spirito, che ora intercedono per noi presso il Padre. Sono Raffaele, Samuele, Giovanni, Roberto, Francesco, Teresa e… Maria.

 Successe un giorno che nacque una piccola che battezzai col nome di Maria (solo dopo mi accorsi che quella notte era scattato proprio l’8 Settembre), che i genitori decisero di abortire, con un aborto cosiddetto “terapeutico”, per una sospetta anencefalia (che poi di fatto non aveva) a 22 settimane di gestazione. Dopo il battesimo che le donai, Maria continuò a respirare per ben più che qualche minuto e piangeva e si muoveva! Supplicai i pediatri di rianimarla; loro non volevano supportarla con l’ossigeno perché dicevano troppo piccola e poi nata così prematura benché sana avrebbe avuto disabilità certamente in futuro e chi se ne sarebbe fatto carico dato che i genitori avevano perso su di lei la patria potestà optando per l’aborto terapeutico? Studiai di corsa cosa diceva la legge in merito e riuscii a trovare che era un diritto di Maria essere rianimata se fosse pesata almeno 500 gr ed avesse avuto una buona vitalità, così era! Notificai la cosa ai pediatri ed aggiunsi che in qualche modo si sarebbe fatto e che ce ne saremmo occupati noi, l’avremmo accolta io e Roberto (in qualche modo anche se non sapevamo come!), e così l’assistettero. Poi purtroppo Maria morì dopo 24 ore, proprio il giorno di Maria Bambina…non avessero perso tempo i pediatri chissà! Avrebbe potuto essere un’altra Gianna Jessen, un’altra bimba di Dio sopravvissuta ad un aborto.

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 Tu e Roberto siete stati da sempre attratti dalla figura di Chiara Corbella. Cosa vi colpisce di lei?

Più che altro lei ci ha chiamati a sé. Non sapevo chi fosse quando un giorno me ne andai in bici a visitare il cimitero monumentale del Verano, era il 2 novembre 2013, mi imbattei nella sua tomba che riporta sulla lapide la scritta “l’importante nella vita non è fare qualcosa ma nascere e lasciarsi amare”, quelle parole mi si piantarono nel cuore, furono come una carezza ed una conferma allo stesso tempo. Poi al percorso dei 10 comandamenti legai oltre che con Roberto ovviamente, con Giulia, che sarebbe diventata la nostra testimone di nozze e che guarda caso era la sorella di Simone Troisi, amico di Chiara ed autore del libro che racconta la sua storia. Infine, quando ero specializzanda in scuola di specializzazione in ginecologia, mi imbattei al Policlinico Umberto I di Roma, sempre “per caso”, in un volantino che annunciava un incontro sulla ormai ad oggi serva di Dio Chiara Corbella, organizzato dalla Cappellania di Medicina del Policlinico, era il 2016, la strada della mia missione era tracciata. Cosa ci colpisce di lei? Il fatto che lei ha capito nella sua semplicità che Dio mette la verità nel cuore di ognuno e che ogni cosa della nostra vita è un dono, ed un dono te lo prendi così, come viene.

Voi come coppia prendete parte ai corsi prematrimoniali per formare le giovani coppie che si avvicinano al matrimonio, aiutandoli ad accostarsi e ad accettare la vita che viene, senza paura. Quali sono le reazioni di queste coppie d’innanzi alla prospettiva del “dono della vita”?

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E sì. È tutto iniziato quando ci presentammo a quello che sarebbe stato il parroco della parrocchia del quartiere dove saremmo andati a vivere da sposi e che ci avrebbe aiutato con le pratiche del matrimonio. Ci presentammo e gli raccontammo la nostra missione, ed allora ci propose di aiutarlo con i corsi prematrimoniali perché pensammo insieme che bisognasse agire già a livello preventivo, sulla rimozione delle cause che portano le coppie a scelte sbagliate solo perché lasciate sole e private della verità.

E cosi da lì in poi parliamo spesso alle coppie di fidanzati di fertilità, metodi naturali, di figli che vanno visti semplicemente come doni da accogliere e non come un pacco da rifiutare se “difettosi” né come una pretesa a tutti i costi da produrre in laboratorio. E a dire queste cose loro non è un sacerdote, ma noi, una coppia di giovani sposi e scienziati, consapevoli che la tecnocrazia non è la via della felicità, già su questa terra, e soprattutto essendo io medico ginecologa possiamo supportare queste affermazioni presentando loro dati scientifici…e ci ascoltano con piacere! Ad esempio, mostriamo loro i dati sorprendenti pubblicati nel 2017 su Nature, una delle più prestigiose riviste scientifiche che mostra, con una sorprendente sequenza video al microscopio elettronico, come la vita inizi al momento del concepimento, nell’esatto istante in cui lo spermatozoo feconda la cellula uovo si genera luce ed inizia una produzione autonoma di energia, di calore. E tutti noi che siamo qui oggi abbiamo vissuto per i primi nostri 8 giorni, di quell’energia, senza ossigeno, senza ancora esserci impiantati nell’utero materno e quindi senza dipendere dalle nostre madri.

 

Ad un certo punto arriva per te un contratto da ricercatore ma la vostra vita a Roma avrà breve durata perché il vostro percorso di coppia missionaria, si sposterà altrove

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Nell’ultimo anno mi sono specializzata ed ho lavorato presso l’Istituto superiore di sanità (ISS), dove mi avevano anche proposto un contratto da ricercatore. Ho fatto ricerca svelando gli altarini della mal conosciuta piaga della mortalità materna derivante dalla pratica dell’interruzione di gravidanza (per suicidio) e dalle tecniche di fecondazione assistita PMA (per le complicanze che subentrano in queste gravidanze a rischio). E da lì ho potuto far tanto per divulgare queste informazioni scientificamente. Qualche dato è stato pubblicato, a breve uscirà il primo rapporto nazionale completo che porta tra gli altri anche il mio nome.

In pratica sembrava avessi trovato la mia mattonella, il mio posto in cui svolgere la mia missione, se non fosse che mio marito ha avuto un posto di lavoro a Catania (come ricercatore in statistica) ed anziché vivere a distanza o posporre la mia vocazione sponsale a quella di medico, ho lasciato il mio lavoro in ISS, senza certezze   ma desiderosa di fare tabula rasa in me per accogliere in qualunque modo il progetto che Dio ha da sempre avuto per noi! Così eccoci qui! Dal 6 agosto ci siamo trasferiti a Catania, una terra di missione, con tante incertezze, ma tanta voglia di metterci a disposizione, d’altronde per prender parte ad una missione non è necessario uscire dai confini nazionali, a volte chi ha più bisogno sono i nostri prossimi più prossimi! E poi il vangelo del nostro matrimonio è la chiamata dei 72….chissà poi se Catania è la nostra ultima tappa!