La Dott.ssa Jlenia Caccetta e suo marito Roberto, al servizio della vita “dono di Dio”

La Dott.ssa Jlenia Caccetta e suo marito Roberto, al servizio della vita

Come conoscete la fondazione “Il cuore in una goccia” del Professore Giuseppe Noia? Ricordiamo che questa fondazione si occupa proprio di difendere la vita, facendo dei percorsi di accompagnamento alle donne con gravidanze difficili …
Arriviamo a Catania fidandoci di Dio e con Tanta voglia di metterci al servizio dicevamo e lo Spirito Santo non ha tardato a farci capire che eravamo nel posto giusto, che non dovevo preoccuparmi di aver sprecato un talento ma di investirlo piuttosto in altra maniera, non si trattava di aver letteralmente accantonato il mio curriculum di pubblicazioni e ricerca, ma si trattava piuttosto di metterlo al servizio degli ultimi! Rifiutai tante proposte di lavoro che richiedevano compromessi che non eravamo disposti a fare e scrissi all’associazione ginecologi cattolici (AIGOC) per raccontare quali discriminazioni vere e proprie oggigiorno una giovane ginecologa cattolica deve subire e tutto questo non si sa. Fu uno sfogo, un grido, una lettera più rivolta a Dio che agli uomini. Capii che non ci salva da soli nè tanto meno si può avere l’ardire di salvare qualcuno da soli, occorreva far rete, unire le nostre povere forze. Così proprio pochi giorni dalla mia accorata mail al presidente AIGOC, che non sapevo essere il Professore Noia appunto, questi mi chiamò e mi parlò della Fondazione “il cuore in una goccia”. Nessuno me ne aveva ancora parlato assurdo! Ci sorprendemmo con gioia del fatto che praticamente portavamo avanti la stessa “buona battaglia” parallelamente. In scienza si dice che un’evidenza scientifica ha tanto più valenza allorché la si raggiunga in due o più laboratori distinti che non siano mai entrati in connessione tra loro ma che tuttavia parallelamente portando avanti lo stesso lavoro sono giunti esattamente agli stessi risultati…ed in effetti la verità è Verità. Eravamo giunti alla stessa conclusione, allo stesso incendio da spegnere, la stessa urgenza. Dio – incidentalmente il professore Noia mi disse che sarebbe venuto in settimana a Giarre (vicino Catania guarda caso!) per l’inaugurazione di uno sportello di accoglienza per le maternità difficili e avrebbe voluto conoscerci. Così io e mio marito andammo, non potendo non cogliere questa Dio-incidenza, facemmo la conoscenza del Professore, di Anna Luisa sua moglie, di famiglie testimoni e della Dottoressa Maria Giovanna Alfieri, ginecologa della fondazione, della zona di Caltagirone.

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Subito dopo ti viene presentato il caso di una mamma che stava per abortire a 14 settimane proprio per un caso di gravidanza patologica. Come è successo che dopo il vostro incontro ha invece scelto di portare avanti la gravidanza?

Proprio Maria Giovanna l’indomani mi contattò per dirmi se conoscessi qualcuno di un noto ospedale di III livello di Catania che potesse parlare con una ragazza, che stavano di fatto inducendo ad un aborto, spingendola verso tale direzione parlando di un pericolo di vita che in realtà non c’era. Poi scoprimmo che ero proprio io l’unico contatto che avessimo qui a Catania (per ora aggiungo, perché spero che ce ne saranno altri in futuro!).

Andai io stessa di persona in orario di visita, ed incontrai questa giovane donna che non aspettava altro che una luce amica che le facesse capire cosa stesse realmente accadendo. Io e Roberto le abbiamo semplicemente detto che non era più sola, si stupì del fatto che per la prima volta il suo bambino era stato chiamato bambino dopo così tanto tempo…Mi qualificai e chiesi ai colleghi un confronto, visionammo assieme la cartella clinica e si dovettero arrendere all’evidenza scientifica dell’assenza di pericolo di vita. Questa mamma era a 14 settimane di gravidanza, sospetta very early PPROM, cioè una rottura prematura delle membrane con assenza totale di liquido amniotico; ma lei stava bene, amava già suo figlio e questo le bastava per provare tutte le carte che la scienza metteva a disposizione per andare avanti. Rinquadrammo il caso, sospettai che non si trattasse di un quadro di PProm e che il bambino avesse un’agenesia renale, ci ponemmo l’obiettivo di arrivare a 17 settimane ed organizzare un trasferimento a Roma e tentare l’amnioinfusione con il prof Noia. Per tre settimane gli attacchi del maligno sono stati molteplici, il ginecologo curante e amico di famiglia, cercava di dissuaderla dal portare avanti questa gravidanza così complessa ma il piccolo ed i suoi genitori hanno tenuto duro sino ad arrivare alla 17^ settimana. Durante un’ecografia fu confermato il sospetto che avevamo dell’agenesia renale e proprio nel bel mezzo dell’ecografia il cuore del piccolo si fermò spontaneamente. Mamma e papà hanno poi serenamente accompagnato il piccolino al cielo durante il parto, volendolo vedere e benedicendolo: il bambino non è stato abortito, non è stato eliminato il sofferente e la sofferenza si è potuta così trasfigurare in tutti coloro che sono stati coinvolti in questa vicenda, in primis io e Roberto.

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La missione che tu e tuo marito portate avanti con l’aiuto del Signore, è un qualcosa di molto grande. Immagino che il maligno ci metta spesso lo zampino e che la preghiera per voi sia fondamentale?!

Con il servizio offerto alle coppie di promessi sposi, parlando loro della sessualità sponsale e dell’apertura alla vita abbiamo avuto la conferma che l’incendio dove arde la nostra precipua carità sono la vita nascente e la famiglia cristiana, bersagli preferenziali del maligno. In preghiera personale torna sempre la tematica dei piccoli, degli indifesi. A Medjugorie la Madonna ci ha consacrati apostoli di misericordia non a caso. La misericordia è un versante funzionale di sentimenti quali la pietà e la compassione: non esiste una misericordia intima, che resta ferma e nascosta in cuore. La misericordia è il traboccare di questi sentimenti in un atto di soccorso, in un aiuto concreto rivolto a ciò che suscita pietà come fa Maria correndo verso Elisabetta. Don Oreste diceva che per stare in piedi bisogna stare in ginocchio, infatti irrinunciabili sono la preghiera personale e di coppia, la messa quotidiana, il santo rosario meditato (Roberto sgrana il rosario in continuazione mentre visito), ed il culmine di tutto è l’adorazione, una boccata di ossigeno puro.

 In cosa consiste lo Sportello itinerante di accoglienza per le maternità difficili ? Ne avete anche creato uno a Catania!

Questo piccolino di cui raccontavamo prima la storia ha costretto letteralmente me e mio marito a buttarci in un progetto che iniziava a prendere forma e che non era e non è di nostra proprietà! E’ di Dio! Occorreva infatti monitorare tutti i giorni il battito cardiaco di questo bimbo, la ragazza non poteva muoversi da letto così con mio marito decidiamo: “diamo a Dio i nostri due spicci”, ed abbiamo preso un ecografo portatile utile a questo scopo. Da lì in poi le richieste di aiuto fioccano ovunque da Messina a Catania a Palermo a Trapani, il telefono squilla in continuazione, anche per un semplice consulto telefonico sufficiente a tranquillizzare la coppia, ed eccoci con tutto l’occorrente per una sorta di sportello di accoglienza, un ambulatorio di patologia ostetrica itinerante completamente pro bono. Maria che corre da Elisabetta!

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Tutto questo perché ci siamo resi conto che ci vuole la conoscenza vera, l’accoglienza della sofferenza e le famiglie non chiedono altro! Servono le risorse strutturali ma in primis umane, che si mettano al servizio, soprattutto qui in Sicilia e in una grande città come Catania. C’è la necessità di andare letteralmente in casa di chi ha bisogno di aiuto e raggiungerli ovunque nei più disparati paesini della Sicilia. Ma ripeto non ci si salva da soli, né tanto meno si salvano gli altri da soli! Per questo siamo felicissimi di esserci riconosciuti nello spirito della fondazione e di avergli donato questa nostra intuizione dello sportello itinerante, il primo esistente in assoluto!  Ed oggi eccoci qui! Ne Abbiamo parlato anche con il direttore dell’Ufficio della Pastorale Familiare e con l’arcivescovo di Catania che sono stati felici e disponibili a rispondere a questa necessità delle famiglie mettendo a disposizione degli spaziosi locali di un edificio di proprietà della diocesi per poter creare anche uno sportello fisico vero e proprio qui a Catania che sarò attivo dal 5 febbraio (sotto il patrocinio di Sant’Agata). Assieme a noi nell’ufficio della pastorale familiare di Catania disponibili per questo servizio c’è anche una pediatra, una psicologa, esperti di metodi naturali, insomma si stanno collezionando tanti piccoli “Eccomi”. Don Oreste Benzi direbbe che lo sportello è un luogo in cui avviene un “incontro simpatico (e competente aggiungo io) con Cristo”. E’ un anello di congiunzione tra territorio ed hospice perinatali, dove l’embrione, il feto, il bambino possa riappropriarsi della sua propria dignità diagnostica e terapeutica, dove non è più un oggetto del setaccio vittima della ricerca delle “imperfezioni” ma torna soggetto attivo, un vero e proprio piccolo paziente, da curare con successo dove possibile, o di cui prendersi cura, laddove non vi è cura, fino ad accompagnarlo a nascere con dignità. Un team multidisciplinare di esperti discutono della salute del loro bambino, che allora è importante, ha di nuovo un nome e non è più identificato come una sindrome…