La Dott.ssa Jlenia Caccetta e suo marito Roberto, al servizio della vita “dono di Dio”

La Dott.ssa Jlenia Caccetta e suo marito Roberto, al servizio della vita

L’intuizione geniale della “Fondazione il cuore in una goccia” davvero suggerita dallo Spirito santo è la sua strutturazione in 3 bracci: il braccio medico scientifico, familiare-testimoniale (delle famiglie che hanno già portato la croce di una diagnosi infausta) ed il braccio spirituale (i cenacoli di preghiera che pregano per noi).

 Secondo te perché molti dei tuoi colleghi, sono facilmente spinti a vedere “L’aborto” come una soluzione a tutti i mali del feto e della mamma?

Quando mi interfaccio con loro seguendo queste famiglie ed i loro bimbi vedo che quello che li muove è soprattutto l’ignoranza (proprio dal punto di vista medico-scientifico), ad esempio l’ rx fa male al bambino? Sì, ma ad una dose 50 volte superiore a quella di una singola radiografia, quante donne sono state spinte dai medici ad abortire sulla base di questi falsi miti, per una singola radiografia?

Poi c’è la voglia di risolvere una situazione di gravidanza indubbiamente complessa nel modo più rapido e semplice (secondo loro) mista alla paura di ripercussioni medico-legali.

 Oggi è così difficile abbattere la mentalità dell’utero in affitto per promuovere l’utero in affido?

La storia di Maria, la piccola bimba sopravvissuta ad un aborto, ci ha interrogati, ci ha spinti a fare delle ricerche. Ci sono altre Marie? Quanti bambini abbandonati ci sono solo perché disabili o malati? E siamo approdati all’ Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Non sarò un caso che il 7 dicembre (data del nostro fidanzamento) di questo anno sono stati festeggiati i 50 anni dall’intuizione di don Oreste dell’accoglienza nelle famiglie. Perciò siamo in cammino di verifica vocazionale con la comunità. Siamo una società curiosa, facciamo follie tremende quali l’utero in affitto quando invece la soluzione più semplice sarebbe, come fanno tante case famiglie della Papa Giovanni, prendere in affido un nucleo mamma-nascituro, per aiutare ed accompagnare questa donna a prendere consapevolezza delle proprie capacità genitoriali.

Leggi di più:  Un anno dopo dal funerale di don Gabriele Amorth: era il 2017 quando …

Jlenia e Roberto, sposati da due anni e non siete ancora genitori ma allo stesso tempo lo siete stati e lo siete, per tante piccole creature indifese. Oggi molte coppie non riescono a realizzare questo desiderio di genitorialità e si affidano a volte, a tutti i costi, alla scienza e all’inseminazione artificiale.

Cosa vuoi dire loro, sia da ginecologa che da donna?

Sapeste che sete di verità troviamo in giro! Non troviamo mai polemiche nonostante andiamo dappertutto e siamo schietti perché poveramente ci poniamo come fratelli, non siamo maestri, siamo testimoni dell’operato del Signore! Facciamo sempre sorridere tutti quando con serenità diciamo di essere stati scelti dal Signore come suoi testimonial credibili perché per portare avanti il suo progetto di difesa della vita nascente che è un dono ha scelto di servirsi di una ginecologa con le scarpe rotte! come si dice a Roma stiamo con una scarpa e una ciabatta, perché finora in due anni di matrimonio il Signore non ci ha donato la grazie di figli nostri; non abbiamo cause per cui sia impossibile, ma cause per cui è un po’ più difficile, non solo da credente ma anche e soprattutto da ginecologa non mi sognerei mai di sottopormi a tecniche di fecondazione assistita che possono essere anche molto pericolose per la salute oltre che inefficaci; i dati del ministero della salute ci dicono che la PMA ha successo solo nel 15% dei casi a fronte del 35-40% dei casi d’infertilità affrontati con i metodi naturali. Siamo convinti che la nostra storia sia questa, siamo affidati ai tempi ed alla volontà di Dio, per grazia sua, senza disperarci dietro ad un “perché” ma seguendo piuttosto tanti “per chi”, perché nessuno di questi piccoli vada perduto!

Leggi di più:  Chi era Don Pino Puglisi?

 Servizio di Rita Sberna