Le grandi figure dei Padri del Deserto, come rose sbocciate sulla sabbia

Foto di Greg Montani da Pixabay

Per padri del deserto si intendono quei religiosi che dopo la pace tra pagani e cristiani siglata da Costantino nel corso del IV secolo, decisero di abbandonare il Mondo per ritirarsi nel deserto d’Egitto, della Siria e della Palestina per diventare monaci eremiti. Il primo, e forse anche il più noto, di questi monaci fu Antonio il Grande conosciuto anche come Antonio d’Egitto, ma, per noi occidentali è noto come S.Antonio Abate. Resta, comunque, che l’esperienza dei Padri (Abba) e delle Madri (Amma) del deserto è stata ed è, ancora oggi, un’esperienza fondamentale per il cammino cristiano moderno.

I primi monaci furono ispirati, nell’intraprendere il difficile percorso, da due motivi: il primo fu lo stesso messaggio del Vangelo che in Matteo 4,1-11, in Marco 1,12-13 e Luca 4,1-13 racconta di come Cristo fu condotto nel deserto per trascorrere una parte importante della sua vita in solitudine meditando e combattendo contro le tentazioni. Il secondo motivo fu la mondanizzazione e la politicizzazione che la primitiva Chiesa stava subendo. Ma come si sostanzia l’esperienza trasmessa da queste straordinarie figure che vissero in totale isolamento? Innanzitutto con l’esempio di vita!

Pensiamo a Santi del calibro di Antonio Abate, di Girolamo e Paolo di Tebe. Abbiamo poi gli scritti che, attraverso i secoli, ci hanno tramandato le loro riflessioni e le loro conoscenze: la “Vita di Antonio” scritta dal vescovo Atanasio di Alessandria, la Storia lausciana di Palladio di Galazia e le varie raccolte di detti (gli apoftegmi) e scritti, sono solo alcuni degli antichi tesori che la Divina Misericordia ha voluto regalare al Mondo Moderno.

Oggi, parlare di qualcuno che ha vissuto in una caverna, senza avere contatti con nessuno, rinunciando a qualsiasi confort può sembrare assurdo, ma l’eccesso di beni, il carrierismo, il sesso come forma di egoismo e l’indifferenza di noi moderni mostra con grande plasticità tutta la nostra necessità di trovare in noi stessi la fonte d’acqua divina. Un approfondimento di queste “Rose del Deserto” non può mancare nella formazione culturale e spirituale di un cristiano moderno.

 

 

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