L’Ex Vice-Direttore de L’Osservatore Romano: “Spero che gli esiti su Medjugorje siano di buon senso ecclesiale”

L’Ex Vice-Direttore de L’Osservatore Romano:

L’Ex Vice-Direttore de L’Osservatore Romano:

Intervista a Gian Franco Svidercoschi  ex Vice-Direttore de “L’Osservatore romano” ed inviato dell’Ansa al Concilio Vaticano II, considerato anche il biografo di San Giovanni Paolo II con cui ha collaborato alla stesura del libro “Dono e Mistero”.

Lo abbiamo intervistato sugli eventi di Medjugorje e le dichiarazioni generiche del Papa sui veggenti e gli eventi sopranaturali.

 

Quando è andato per la prima volta a Medjugorje?

Sono andato solo una volta a Medjugorje, anche se ho continuato a seguire da lontano il tutto, attraverso il racconto di alcuni amici. La prima volta che andai, fu nel 1987. All’epoca lavoravo per il giornale “Il Tempo” e stavo per seguire il Papa che era in partenza per un viaggio in America, mi chiamò il mio Direttore dicendomi che il fratello era tornato da un pellegrinaggio a Medjugorje rimanendone molto colpito.

Così sotto richiesta del Direttore partii anch’io per capire e trascrivere cosa accadeva in quel piccolo paesino tra i monti.

 

Cosa Le ha colpito della realtà di Medjugorje?

A Medjugorje mi hanno colpito in particolar modo due momenti spirituali. Il primo è stato la confessione.

Sono stato sempre un cattolico, che ha avuto sempre una guida spirituale e mi confessavo regolarmente, però quella confessione che feci all’aperto a Medjugorje, mi diede la voglia di raccontare al sacerdote, un particolare della mia vita che a mio parere era superfluo: da poco ero stato incaricato Vice-Direttore de “L’Osservatore Romano” e dopo 2 anni dal mio incarico … me ne andai per difendere la mia fede perché il mondo Vaticano è abbastanza difficile, ed a volte si mette a repentaglio il proprio credo. A Medjugorje, trovai le giuste parole per raccontare questo particolare professionale connesso alla fede.

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Il secondo momento che mi colpì fu la messa. Ognuno pregava nella propria lingua (perché c’erano pellegrini da viarie parti del mondo) e si era creata un armonia ed una fratellanza straordinaria.

 

Lei in quei giorni di pellegrinaggio, ha assistito ad un miracolo che riguardava un bambino di 12 anni …

Si è una storia che fra l’altro, raccontai anche al Cardinale Ratzinger, in occasione della conferenza stampa come Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede e lui presentò in quel caso, il segreto di Fatima … “Quel Vescovo vestito di bianco”.

Quel giorno raccontai al Cardinale Ratzinger di questo miracolo frutto di Medjugorje (per me era un vero miracolo anche se per la Chiesa i miracoli sono intesi quelli di origine fisica).

Quella volta nel nostro gruppo di pellegrini, c’era una giovane signora vedova, che si era rifiutata di risposarsi per dedicare interamente la sua vita al figlio di 12 anni che era affetto da meningite, aveva fra l’altro una gamba di legno. Era un bambino che viveva solo attaccato all’amore della madre. Ma durante i giorni trascorsi a Medjugorje, il bimbo cominciò a stare insieme al gruppo e ricordo che un signore di Bari, padre di 7 figli, prese Matteo in braccio (perché avendo la gamba di legno non poteva salire la collina) e lo portò sul monte.

E’ stato in quel luogo che Matteo ha scoperto il dono dell’amicizia e la solidarietà umana. Era riuscito ad uscire dal suo mondo. Questo è un miracolo!