Il cammino della storia umana può essere letto non come un succedersi casuale di eventi, ma come un disegno trinitario che si svela gradualmente, puntando verso una pienezza ancora da scoprire.
In questa prospettiva, il tempo non è un ciclo ripetitivo che torna su sé stesso, ma un progresso lineare e sacro: un’ascesa verso la manifestazione totale di un piano divino d’amore.
Questa mia riflessione nasce dal desiderio di seguire un “filo rosso” spirituale che sembra collegare due figure lontane nel tempo, ma vicine nell’annuncio: l’intuizione profetica medievale dell’Abate Gioacchino da Fiore e il realismo mistico della Serva di Dio Luisa Piccarreta nel XX secolo. Entrambi suggeriscono che l’umanità non sia ferma, ma è diretta verso un culmine storico in cui l’opera di Dio troverà finalmente il suo compimento.
Accostando infatti la “Terza Età” gioachimita al “Terzo Fiat” che troviamo nei diari di Luisa mi sembra che possa emergere una pista di meditazione interessante:
e se la “mappa” tracciata dall’Abate calabrese secoli fa fosse stata il preludio alla “chiave” interiore del vivere nella Divina Volontà?
Senza alcuna pretesa dogmatica, in questo articolo ci addentriamo in una brevissima indagine teologica per scoprire come l’attesa di una “più larga Grazia” e il desiderio del ritorno dell’uomo allo “stato di origine” possano convergere oggi in un’unica, luminosa promessa di restaurazione universale.
- La Struttura delle Tre Epoche e i Tre Fiat
Il parallelismo tra l’Abate Gioacchino e Luisa Piccarreta poggia sull’idea che la storia non sia un succedersi di eventi casuali, ma una pedagogia divina: Dio educa l’umanità per gradi, portandola da una condizione di distanza a una di unione totale. Questa progressione può essere compresa attraverso l’analogia della luce solare: se il primo stato è l’aurora e il secondo è il sorgere del sole, il terzo rappresenta il pieno meriggio della storia.
Gioacchino da Fiore non vede le epoche come semplici blocchi cronologici, ma come un’ascesa verso la maturità spirituale. Nella sua opera Expositio in Apocalypsim, egli chiarisce infatti che ogni stato ha un frutto e una qualità di grazia specifica, definendo il percorso trinitario del mondo (Teologia della Storia):
“Il primo stato fu quello in cui fummo sotto la Legge; il secondo è quello in cui siamo sotto la Grazia; il terzo, che aspettiamo ormai prossimo, sarà sotto una più larga Grazia”.
Per l’Abate calabrese, questo terzo stadio è l’Età dello Spirito, caratterizzata dalla libertà e dalla comprensione piena del cuore, dove l’uomo non è più servo ma amico di Dio.
Nel realismo di Luisa, il Fiat della Santificazione, come compimento, traduce questa intuizione nel linguaggio dei “Tre Fiat”. Gesù spiega a Luisa che se la Redenzione è stata il rimedio al peccato, il Terzo Fiat, ovvero la Santificazione, è il ritorno allo scopo finale della creazione. Nel Libro di Cielo (Volume 12, 22 maggio 1919), leggiamo:
“Il terzo FIAT darà tal grazia alla creatura, da farla ritornare quasi allo stato di origine; ed allora, solo allora, Io vedrò l’opera mia completa”.
Questo stato di origine non è un semplice ritorno al passato, ma il raggiungimento della maturità dell’anima che, dopo essere stata istruita dal Padre e salvata dal Figlio, viene finalmente divinizzata dallo Spirito Santo.
Il passaggio cruciale tra queste fasi segna a mio avviso anche la distinzione teologica tra il “fare” la Volontà di Dio e il “vivere” in essa. Mentre nella seconda epoca l’uomo agisce come un fedele discepolo che segue un comando esterno, nel Terzo Fiat la creatura permette che la Volontà di Dio diventi il principio vitale di ogni suo respiro. Come specifica il Libro di Cielo (Volume 17, 18 settembre 1924):
“Vivere nel mio Volere è regnare, fare la mia Volontà è stare ai miei ordini. […] Vivere nel mio Volere è vivere come figlio”.
La “più larga Grazia” profetizzata da Gioacchino da Fiore come vediamo potrebbe coincidere dunque con questa nuova e divina santità, dove l’anima non opera più solo con Dio, ma in Dio stesso.
- Dalla Servitù alla Libertà Filiale
Un punto di contatto essenziale riguarda l’evoluzione dell’essere umano, che passa dalla sottomissione a una libertà filiale. Gioacchino nei suoi scritti profetizzava l’avvento di “uomini nuovi” — l’ordine dei monaci spirituali — capaci di camminare non più secondo la carne o la legge esteriore, ma secondo lo Spirito.
Questa trasformazione interiore raggiunge la sua maturità mistica nell’anima che “vive nel Divin Volere”. Nel Libro di Cielo (Volume 17, 18 settembre 1924), Luisa distingue tra il semplice ubbidire ai comandi di Dio (“fare la sua Volontà”) e il regnare come figlio, lasciando che Dio stesso operi nell’anima. In questo modo, la libertà dello Spirito annunciata dall’Abate diventa la realtà concreta dell’anima che regna con il suo Creatore.
- Il Regno di Dio: “Come in Cielo, così in Terra”
Entrambi i mistici sostengono a mio avviso che il Regno di Dio debba stabilirsi concretamente nel tempo e nel mondo. Gioacchino, attraverso i diagrammi simbolici del Liber Figurarum, prefigurava una Chiesa purificata dove lo Spirito Santo avrebbe dominato, liberandola da ogni servitù mondana.
Parallelamente, Luisa Piccarreta insegna che la promessa del “Sia fatta la tua Volontà” deve realizzarsi letteralmente “come in Cielo così in Terra”. Questo Regno della Divina Volontà rappresenta dunque il richiamo dell’umanità alla sua felicità originale e allo scopo per cui fu creata, suggerendo che il fine della storia non sia solo la redenzione dalle colpe, ma il pieno ripristino dell’armonia originale.
In sintesi, si può affermare che l’Abate Gioacchino da Fiore abbia tracciato la “mappa” dei tempi, definendo l’orizzonte profetico della speranza cristiana, mentre Luisa Piccarreta ha consegnato in questi nostri tempi la “chiave” per abitare effettivamente quel tempo nuovo attraverso il vivere nel Volere Divino. L’Età dello Spirito e il Regno della Divina Volontà convergono così in un’unica promessa di trasformazione globale, dove la storia non è più solo attesa, ma piena realizzazione.
fra Tonino Maria Arena













