Negli ultimi anni, la spiritualità di Luisa Piccarreta, la “Piccola Figlia della Divina Volontà”, ha attraversato i confini delle parrocchie per correre veloce sulle autostrade del web. Migliaia di persone hanno scoperto il desiderio di vivere nel “Fiat” divino, ma questa crescita travolgente ha portato con sé un paradosso: una frammentazione che rischia di trasformare un dono universale in un arcipelago di gruppi isolati e autonomi.
Come sacerdote licenziato in teologia, sento l’urgenza di riflettere su una linea d’ombra che si sta facendo sempre più marcata: il confine tra il carisma autentico e una pericolosa deriva “extra-ecclesiale”.
Scrivo queste righe non solo come teologo, ma soprattuto come sacerdote che ha vissuto in prima persona questa dinamica. Per diverso tempo, anch’io in buona fede, ho orbitato attorno a qualche gruppo nato e cresciuto sulla rete. Inizialmente, si è attratti dalla facilità di accesso e dalla condivisione immediata, ma col tempo ho maturato un profondo disagio.
Ho compreso che la conoscenza dei testi, se separata dall’obbedienza vissuta e non pienamente ancorata alla Chiesa, rischia ipso facto di diventare una “conoscenza che gonfia”. Mi sono reso conto che questo camminare in autonomia o parallelamente non poteva essere la strada giusta per poter annunciare (come Sacerdote) il Regno della Divina Volontà — che è ordine, armonia e gerarchia — rimanendo di fatto in una posizione di disordine ecclesiale. Questo mi ha spinto a compiere un atto di discernimento radicale: recidere i legami con realtà autonome per ancorarmi finalmente e unicamente all’Associazione di Corato. È stato un ritorno a casa, un passaggio dall’incertezza delle interpretazioni private alla sicurezza della guida della Chiesa.
Il primo grande malinteso risiede nella natura stessa del carisma. Spesso si tende a considerare gli scritti di Luisa, in particolare il Libro di Cielo, come una sorta di patrimonio privato di cui singoli leader o gruppi online possono disporre a piacimento. Ma la teologia ci insegna che un carisma non è mai un trofeo per la santificazione personale, né un segreto per iniziati.
Don Sergio Pellegrini, Assistente Ecclesiastico dell’Associazione di Corato, in un suo recente intervento ci ricorda con forza che l’Associazione stessa non agisce come un limite burocratico, ma come una necessaria “custodia di amore”. Essa funge da filtro teologico per assicurare che l’interpretazione del “Vivere nel Volere Divino” non entri in rotta di collisione con i dogmi della fede. Senza questo legame, il testo viene isolato dal contesto cattolico, scivolando in uno gnosticismo moderno dove conta più chi “sa” rispetto a chi “ama”.
Esiste poi un rischio psicologico e spirituale che Mons. Michele Seccia duarnte il IV Convegno Internazionale a Corato nel 2015, ha individuato con estrema precisione: la tentazione dell’élite. È il paradosso di chi, convinto di vivere nella Divina Volontà, finisce per erigere muri di superba autosufficienza. Si insinua l’idea (forse anche incosciente) che esista una gerarchia invisibile tra gli “eletti del Fiat” e i fedeli “comuni” che si limitano ai soli sacramenti o alle preghiere tradizionali.
Mons. Seccia mette in guardia da questa spiritualità usata come un piedistallo. Quando un gruppo inizia a pensare che la propria preghiera sia l’unica “vera” o che la propria comprensione dei testi superi quella dei pastori, sta uscendo dalla Divina Volontà per entrare nella volontà propria, mascherata da devozione. Luisa, che non faceva un passo senza il parere del suo confessore, è la prova vivente che la conoscenza dei misteri divini è autentica solo se mediata dall’autorità della Chiesa.
Oggi il web funge da enorme amplificatore di questi rischi. Ci troviamo di fronte a “cattedre virtuali” dove influencer religiosi senza alcun mandato ufficiale, senza strumenti e senza titoli accademici, si pongono come maestri e leader, creando un “magistero parallelo” che spesso mescola il messaggio di Luisa con visioni apocalittiche o interpretazioni arbitrarie.
Il rischio della disintermediazione digitale è che il fedele consumi contenuti in solitudine, senza il filtro di un confessore e di una mediazione riconosciuta, finendo per scambiare la propria opinione per verità dottrinale. Peggio ancora, dietro alcune realtà autonome possono celarsi anche interessi economici opachi che mercificano un dono che Dio ha dato gratuitamente alla Sua Chiesa.
La soluzione a questa frammentazione non è il sospetto, ma il ritorno al Sensus Ecclesiae: la capacità di “sentire con la Chiesa”. Partecipare al carisma di Luisa non significa infatti solo leggere i suoi diari, ma acquisire lo sguardo della Chiesa sulla storia.
Essere in sintonia con l’Associazione di Corato significa accettare che il carisma abbia un ordine e una gerarchia. Solo rimanendo uniti alla “vite” che è Cristo attraverso la Sua Chiesa, il tralcio della Divina Volontà può portare frutti che durano. Chi ama Luisa, deve amare la Chiesa; chi serve la Divina Volontà, deve servire la comunione ecclesiale.
Dobbiamo avere il coraggio di dirlo: questa frammentazione è spesso fonte di confusione e di divisione profonda, un terreno su cui purtroppo marcia il demonio. Il nemico di ogni bene agisce proprio lì, esasperando le autonomie per ostacolare il dono della Divina Volontà e creare fazioni contrapposte. Laddove Dio vuole l’unità dell’Atto Unico, il divisore cerca di creare “partiti” e “maestri” contrapposti, indebolendo la testimonianza dei figli del Fiat e rendendo il carisma dato attraverso Luisa meno credibile agli occhi della Chiesa universale.
È tempo di abbattere i muri dell’isolamento per riscoprire che la vera libertà del “Fiat” si realizza solo nell’umiltà dell’obbedienza e nel riconoscimento dell’autorità e nella guida della Chiesa che ha chiesto all’Associazione di Corato e ha designato il Vescovo di Trani Barletta Bisceglie di essere, gli unici custodi accreditati di questo soffio di vita divina per il mondo intero.
fra Tonino Maria Arena













