“Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”

Illustrazioni Vangelo di Cristian Nencioni

Sabato della XXXII settimana del T. O.

14 novembre, san Rufo di Avignone

Lc 18, 1-8

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?

 

COMMENTO

Per essere uomini e donne di preghiera bisogna essere insistenti. Così ci insegna Gesù. Ma perché?

***

La parabola della vedova e del giudice ingiusto viene a illuminare l’insegnamento di Gesù che parla ai suoi discepoli della necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai. L’uomo e la donna, dopo il peccato originale, sono in guerra e non possono deporre le armi neanche un istante. Ora, l’arma per eccellenza è la preghiera. Da qui l’esortazione del Signore.

Il giudice ingiusto della parabola decide di fare giustizia alla vedova per non doverla sopportare più: “le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”. Dio, al contrario, è giudice giusto! Farà attendere molto i suoi eletti? No! Ma solo se loro grideranno giorno e notte verso di Lui, cioè, se pregano sempre e senza stancarsi mai.

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Ci sono alcune occasioni, però, in cui il Signore tarda! Almeno per i nostri parametri. Sappiamo che i suoi tempi non sono i nostri, ma i giorni si succedono e le nostre sofferenze si protraggono nel tempo apparentemente senza rimedio. Perché?

A volte perché preghiamo male o nel modo o nel contenuto. Nel modo sbagliamo quando preghiamo senza la dovuta umiltà o rendimento di grazie, in modo che le nostre richieste essendo poco adatte alle orecchie del Signore restano inascoltate per farci capire che qualcosa non va. Nel contenuto perché molte volte chiediamo cose che non ci convengono e, allora, il Signore, Padre buono, non può mica concedercele. Sarà Lui nella sua bontà a elargirci altre grazie, più belle di quelle che intendevamo ricevere.

Altre volte lo stesso ritardo del Signore è una grazia perché non concedendoci qualcosa di concreto che chiediamo, costringendoci a pregare ci fa crescere nel suo amore, e questo è un dono immenso.

Il modo giusto di pregare è insistente poiché umile. Chi sa di non possedere nessun diritto che gli permetta di aspettarsi certi doni, li chiede come un indigente, e insiste perché ne ha bisogno. Chi implora, ad esempio, la virtù della castità col desiderio di sfuggire dalle grinfie della lussuria, riceverà prima o poi dal Signore un dono altissimo di cui non è degno. Perciò è bene che umilmente insista senza stancarsi mai. Un giorno benedetto il leone che lo bracca sarà domato e l’anima potrà passeggiare nel giardino interiore ascoltando inni angelici.

Poi sul cosa chiedere impariamo questo: ciò che è spirituale ha sempre la precedenza sul temporale. Si possono chiedere cose transeunti come lavoro, salute, soldi, però mai con più insistenza che per le grazie spirituali, la fede, la carità e le altre virtù.

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La Vergine Maria, modello di preghiera, sia nostra maestra nella vita spirituale e ci faccia aspirare alle cose più alte, certi che Dio ci farà giustizia prontamente.

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