Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio

Illustrazioni Vangelo Cristian Nencioni

26 FEBBRAIO 2021

VENERDÌ DELLA I SETTIMANA DI QUARESIMA

Sant’ Alessandro di Alessandria, Patriarca

Mt 5,20-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: Stupido, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: Pazzo, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

Commento:

Gesù porta alla massima perfezione la Legge. Oggi approfondisce il quinto comandamento.

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Il capitolo quinto del Vangelo di San Matteo contiene la proclamazione della Legge Nuova, che non è altro che la perfezione della Legge Antica, con appena una correzione, quella relativa al divorzio consentito da Mosè, che Gesù abolisce per ristabilire l’indissolubilità del vincolo “come era nel principio”.

Il passo di oggi è relativo al quinto comandamento che vieta di uccidere il fratello. Nostro Signore partendo dalla premessa che è necessario superare in santità i farisei e gli scribi, condanna non solo l’omicidio, ma anche l’ira e gli insulti.

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Infine consiglia la riconciliazione con il fratello dando precedenza al perdono sul sacrificio. Questo è il senso dell’atto penitenziale che preghiamo all’inizio della Messa. Si tratta di un momento di riconciliazione con Dio, con la Chiesa e con i fratelli. Senza riconciliazione vera non si può proseguire la celebrazione con frutti di grazia graditi a Dio.

Infatti, Gesù raccomanda vivamente di ottenere il perdono dei nostri fratelli prima di morire e dare conto al Sommo Giudice. Se non lo faremo: “non uscirai di là [prigione] finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo”. E con questa metafora alcuni teologi sono dell’idea che il Signore faccia riferimento al Purgatorio.

Amiamo i nostri fratelli prendendo in considerazione la loro dignità di figli di Dio, acquisita nel battesimo. Perciò viviamo nel rispetto e nell’affetto sincero, pieni di umiltà nel perdonare e nel chiedere perdono, e desiderosi di conservare sempre la concordia. La grazia della Vergine Maria ci illumini e ci fortifichi per vivere come Gesù ci ha comandato.