Oggi va di moda pensare che il peccato sia un modo per godersela, sia un’esperienza di vita, di acquisizione e di crescita: “peccato che sia peccato”.
Ma se Dio è venuto per salvarci dal peccato vuol dire che è invece un atto autodistruttivo.
Il vangelo di oggi ci aiuta a vedere come il Signore capisce la sua missione nei nostri confronti. Una persona immersa nel peccato è una moneta smarrita, ossia qualcosa di grande valore che non si può perdere. Vale la pena accendere la lampada, spazzare la casa e cercare accuratamente finché non viene trovata.
Dio ha fatto questo per noi, per noi che proprio perché non sappiamo quanto valiamo ci disprezziamo. Ogni peccato anche il peggiore nasce sempre da un profondo autodisprezzo per se stessi.
Dio ha pensato che valesse la pena impiegare il suo massimo miracolo, l’incarnazione, per venire a cercarci, lì dove ci siamo persi. Siamo quell’unica pecora, per cui lascia le novantanove nel deserto per venire a prenderci, perché per Dio 1 è uguale a 99. Dio non ama tutti, Dio ama ciascuno.
Lasciamoci amare da Dio, perché il cielo fa festa per ogni peccatore ritrovato, e non per coloro che si ritengono giusti e non hanno bisogno di conversione.











