Nel Vangelo di oggi Gesù descrive una cena un po’ particolare, che deve avere una strana lista di invitati. C’è da mandare l’invito a poveri, storpi, zoppi o ciechi, cioè persone che arrivano senza nulla da offrire.
In realtà quello che il Signore sta descrivendo non è un galateo cattolico, ma è qualcosa di fondamentale nella vita. Qual è il fine della vita essere servito o servire? Essere sfamati o sfamare? Le categorie di persone descritte nel Vangelo sono in fondo ogni uomo e donna che ha i suoi aspetti poveri, ha le sue lentezze, ha le sue storture.
Il matrimonio, per esempio, non è la chiamata a stare con uno che è sempre intelligente, sempre bravo, sempre bello sempre splendente. Presto o tardi nel matrimonio arriva il momento in cui devi fare i conti con il povero cieco e zoppo che ti ritrovi accanto, proprio come te. E questo vale per tutti gli ambiti della vita e per tutte le vocazioni.
In fondo siamo noi i primi invitati alla cena che il Signore offre, siamo noi i primi amati da Dio nei momenti di povertà, nelle nostre zoppie, e quando non capiamo niente. Ci sono due modi di vivere: fare quello che conviene di più oppure vivere per la ricompensa che Dio mi dà nel posto dove mi mette, senza cercare altre ricompense umane.









