«Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio»

Illustrazioni Vangelo Cristian nencioni

01 GIUGNO 2021

SAN GIUSTINO MARTIRE, MEMORIA

San Giustino, Martire

Mc 12,13-17

 In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.

 Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».

 Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.

 Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».

E rimasero ammirati di lui.

Commento:

Farisei ed erodiani, nemici accaniti, si ritrovano in comparsa per mettere alla prova Gesù.

***

Il partito del male è sempre diviso all’interno. C’è essenzialmente un unico fattore di unione che accomuna i diversi individui: l’odio al bene.

Farisei ed erodiani erano divisi sul discorso del tributo al Cesare. I primi erano teocratici e ritenevano che fosse lecito solamente pagare al tempio le tasse dovute. I secondi, seguaci di Erode, avevano nei confronti dell’autorità civile un atteggiamento più benevolo e quindi, pagavano il tributo all’impero.

Tuttavia, riescono a mettersi d’accordo tra di loro, pur di poter eliminare il nemico comune: Gesù. Perché? Gesù era il testimone della verità ed entrambi i gruppi non vivevano alla luce della verità, anzi le loro opere non erano buone. Farisei ed erodiani perseguivano i propri interessi egoisti con grande avidità, al punto di odiare mortalmente il Signore.

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Impariamo questa lezione: il male è diviso in sé stesso e solo l’odio letale contro il bene lo unisce. Ed ecco che qui troviamo i due gruppi contrastanti che confabulano per cogliere in fallo Nostro Signore.

La risposta, però, non poteva essere più equilibrata, sensata e logica. Essa rappresenta anche il riconoscimento divino dell’autorità temporale. Infatti, San Giovanni sottolineerà questo particolare proprio nei dialoghi tra Gesù e Pilato mentre quest’ultimo sedeva sul Gabbatà, poco prima della passione. Il Signore in quell’occasione afferma: “non avresti nessun potere se non ti fosse stato concesso dall’alto”. Con ciò volle riconoscere di nuovo l’autorità civile degli imperatori, anche se pagani, ma mettendo in evidenza il fatto che tale autorità era una sorta di emanazione del divino e sovrano potere della Trinità di reggere il mondo. Potere che doveva essere usato secondo giustizia per conservare l’ordine e promuovere la vera pace.

In questo passo, impariamo a non avere illusioni con i figli delle tenebre. Se noi siamo di Cristo prima o poi si uniranno contro di noi. Ma, con l’aiuto di Gesù, potremo uscirne a testa alta, come Lui, che li lasciò in silenzio con la sua ispirata e veritiera risposta.