Rosita Sartori “Quando la disabilità non è un limite e neppure una croce”

Rosita Sartori

Rosita Sartori è una giovane ragazza, ha poco più di 30 anni e vive nella provincia di Vicenza.

Rosita è una ragazza diversamente abile, ma questo per lei non ha mai rappresentato un peso e neppure una croce, ma una gioia da vivere in segno di testimonianza dell’amore di Dio.

Dedica la sua vita all’evangelizzazione, gira l’Italia insieme alla sua mamma “supermamma” come la chiama lei, ed è laureata in Teologia.

Rosita l’ 1 ottobre 2010 ha pubblicato un libro “IL LIMITE CHE DIVENTA RICCHEZZA”.

Rosita perché sei in carrozzina? Cosa ti è successo?

La mia carrozzina mi accompagna da sempre perché sono nata prematura.

Perché consideri il tuo limite e la tua disabilità una ricchezza?

Da sempre Gesù mi ha fatto sentire la Sua presenza viva e mi fa testimoniare al mondo il Suo messaggio di Risurrezione, il limite lo ha creato l’uomo, quindi come recita il Salmo 118: La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo, una meraviglia del Signore ai nostri occhi. Questo è stato fatto dal Signore.

Durante le tue testimonianze qual’ è la reazione di chi ascolta la tua storia e la tua sofferenza trasformata in un dono?

La reazione di chi mi ascolta è: stupore, meraviglia e consapevolezza della vera umanità di Gesù. Gratitudine per il dono che hanno ricevuto da Gesù attraverso me, nella mia pochezza e nullità.

Quanto pregiudizio c’è da parte delle persone verso chi ha una disabilità?

Il pregiudizio esiste ed è costante, in quanto l’uomo troppo spesso non guarda con gli occhi di Dio, per l’uomo conta il fare e non l’essere.

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Nella tua tesi di laurea hai parlato dell’etica della spiritualità del limite rappresentato dal deficit. Ci spieghi meglio?

Ho scritto di Giovanni Paolo II, il quale con fermezza sosteneva il valore aggiunto delle persone diversamente abili, che non devono essere ridotte ad un mero assistenzialismo di chi si aspetta tutto, ma al contrario, devono essere parte attiva nella società e nella Chiesa, in quanto persone che si donano, e sanno donare.

Jean Vanier scegliendo di vivere con due persone portatrici di deficit mentale ha fatto una scoperta che lo ha sconvolto: pensava di essere lui di aiuto a queste persone, invece quello che ha ricevuto da loro era molto di più rispetto a quello che lui aveva donato.

So che ci tieni a puntualizzare che le persone speciali come te hanno bisogno di rispetto e non di pietismo…

Hai detto bene, ci tengo a puntualizzarlo perché la pietà è l’atteggiamento adoperato dalle persone che sono affette da pregiudizio. Il modus vivendi di Gesù è la compassione, il prendersi cura dell’altro con amore disinteressato, in greco Agape.

 Il 5 giugno 2013 hai fatto un incontro speciale con Papa Francesco. Cosa ti disse il Pontefice in quell’occasione?

Cara Rita Sberna, non posso svelare interamente tutto il contenuto del mio primo incontro con Papa Francesco, che solo il mio cuore conosce e custodisce; tuttavia posso dirti che il Papa era commosso e colpito, Mi chiese da dove venisse tutta la forza che c’è dentro di me, Gli risposi che era Lui che doveva saperlo, visto il Suo contatto diretto con il Capo lassù…Francesco mi donò il Suo sorriso compiaciuto.

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Come si può vivere gioiosi nella sofferenza?

Nella consapevolezza che siamo creature di Gesù, amate da Lui e con la certezza che non ci lascia mai soli.

Servizio di Rita Sberna