Chi salva una vita, salva il mondo intero: ebrei, cattolici e Olocausto

Chi salva una vita, salva il mondo intero: ebrei, cattolici e Olocausto

Secondo gli studi più recenti, dei diecimila ebrei presenti a Roma in quegli anni, quasi due terzi si salvarono per merito del Papa o di sacerdoti romani, che ne nascosero 4000 in 235 conventi della capitale, mentre altri 1600 furono protetti dalla Delasem, l’organizzazione di assistenza agli emigrati ebrei segretamente finanziata anche dalla Chiesa. Dopo il rastrellamento di Portico d’Ottavia (16 ottobre 1943), con la deportazione di 1700 persone, 245 ebrei furono liberati grazie all’intervento di papa Pacelli. Persino un’emittente tenacemente anticattolica come la BBC, poco più di un anno fa, ha dovuto rivolgere pubbliche scuse per un servizio dell’estate precedente (risalente ai giorni della visita ad Auschwitz di papa Francesco, nel luglio 2016), in cui veniva ribadita la vulgata, secondo la quale Pio XII sarebbe rimasto silente riguardo ai crimini nazisti, diventandone così complice.

Sono stati oltre 6000 i cattolici – quasi tutti polacchi – ad essere riconosciuti “Giusti tra le Nazioni” dallo Stato di Israele per aver salvato ebrei durante la guerra. Già nel settembre 1945, Leo Kubowitzki, segretario del World Jewish Congress, ringraziò pubblicamente papa Pacelli per l’impegno profuso per gli ebrei. Nel novembre dello stesso anno, l’Osservatore Romano riportava dell’udienza concessa dal pontefice a un gruppo di 80 sopravvissuti ai campi di concentramento, venuti in Vaticano per esprimere anch’essi la loro gratitudine.

Tra i tanti “Schindler cattolici”, vogliamo ricordare in particolare due nomi: un laico e un sacerdote. Il primo è il servo di Dio Giovanni Palatucci (1909-1945), anche lui Giusto tra le Nazioni e con causa di beatificazione in corso, nonostante i numerosi tentativi, soprattutto da parte della stampa anglosassone, di farlo passare per un “collaboratore nazista”. Questore a Fiume, Palatucci lasciò passare migliaia di ebrei provenienti dall’Europa dell’Est, per poi aiutarli a fuggire, disobbedendo all’ordine di Mussolini di espellere questi profughi e di consegnarli ai nazisti. In questo modo, salvò almeno 5000 persone, fino a quando la Gestapo non scoprì le sue operazioni e lo spedì al campo di concentramento di Dachau, dove morì il 10 febbraio 1945, poche settimane prima della liberazione.

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Il secondo è don Giovanni Gregorini (1913-2002), parroco di San Benedetto da Norcia, nel quartiere Ostiense, negli anni ’40 estrema periferia Sud di Roma. Alla fine del 1943, don Gregorini accolse nella sua parrocchia, tre famiglie di ebrei in fuga dopo i rastrellamenti al Ghetto e l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Secondo la scrittrice ebrea Anna Foa, autrice di un libro sulla sua vicenda, don Gregorini è uno di quegli uomini a cui “dobbiamo il cambiamento nei rapporti ebreo-cristiani” e, per questo, merita il titolo di Giusto tra le Nazioni.

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Per approfondimenti:
– Luca Marcolivio, “Don Giovanni Gregorini merita il titolo di Giusto tra le Nazioni”, www.zenit.org, 27 gennaio 2014
– Federico Cenci, Bbc, storica ammissione: “False notizie sul silenzio di Pio XII durante la Shoah”, www.zenit.org, 21 dicembre 2016
– Anna Foa, Portico d’Ottavia 13. Una casa del ghetto nel lungo inverno del ’43, Laterza, 2014
– Antonio Gaspari, Nascosti in convento, Ancora, 1999
– Antonio Gaspari, Gli ebrei salvati da Pio XII, Logos Press, 2001
– Andrea Tornielli, Pio XII. Il Papa degli ebrei, Piemme, 2002