Sant’Agostino: Un uomo mandato da Dio.

Un uomo mandato da Dio.

(Giov. 1, 6-14)

Se volete essere autentici cristiani, aderite profondamente a Cristo in ciò che si è fatto per noi, onde poter giungere a lui in ciò che è e che è sempre stato.

1. Giova, o fratelli, per quanto sarà possibile, commentarvi il testo delle divine Scritture, e soprattutto del santo Vangelo, senza tralasciare alcun passo. Cercheremo di nutrircene secondo la nostra capacità, per poter così farne parte a voi. Ricordiamo di aver cominciato domenica scorsa a commentare il primo capitolo, e precisamente le parole: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio; questo era in principio presso Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e niente senza di lui è stato fatto. Ciò che fu fatto, in lui è vita; e la vita era la luce degli uomini; e la luce risplende tra le tenebre, ma le tenebre non l’hanno compresa (Gv 1, 1-5). Mi pare che abbiamo commentato fin qui. Voi che eravate presenti lo ricorderete; e voi che non c’eravate, potete credere a noi e a coloro che erano presenti. Ora, siccome non possiamo sempre ricominciare da capo, per riguardo a quanti desiderano ascoltare il seguito, per i quali sarebbe pesante sentirsi ripetere cose già dette e vedersi defraudare del seguito; abbiano la compiacenza, quelli che ieri non c’erano, di non esigere le cose passate, ma di voler ascoltare insieme agli altri le cose di oggi.

[Il legno per attraversare il mare.]

2. Ecco dunque il seguito: Ci fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni (Gv 1, 6). Quanto è stato detto prima, o fratelli carissimi, riguardava l’ineffabile divinità di Cristo, ed era anch’esso, se possiamo dire così, ineffabile. Chi potrà capire, infatti, parole come queste: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio? E affinché non fosse svilito per te il nome Verbo a causa dell’uso abituale delle parole, l’evangelista aggiungeva: E il Verbo era Dio. E’ di questo Verbo che noi abbiamo lungamente parlato ieri, e voglia il Signore che a forza di parlare, qualcosa siamo riusciti a far giungere ai vostri cuori. In principio era il Verbo. E’ sempre lo stesso, sempre allo stesso modo; è così come è da sempre, e non può mutare: semplicemente è. Questo suo nome lo rivelò al suo servo Mosè: Io sono colui che sono. Colui che è, mi ha mandato (Es 3, 14). Chi dunque potrà capire ciò, vedendo come tutte le cose mortali siano mutevoli; vedendo che tutto muta, non solo le proprietà dei corpi: che nascono, crescono, declinano e muoiono; ma anche le anime stesse, turbate e divise da sentimenti contrastanti; vedendo che gli uomini possono ricevere la sapienza, se si accostano alla sua luce e al suo calore, e che possono perderla, se per cattiva volontà si allontanano da essa? Osservando, dunque, che tutte queste cose sono mutevoli, che cos’è l’essere, se non ciò che trascende tutte le cose contingenti? Ma chi potrebbe concepirlo? O chi, quand’anche impegnasse a fondo le risorse della sua mente e riuscisse a concepire, come può, l’Essere stesso, potrà pervenire a ciò che in qualche modo con la sua mente avrà raggiunto? E’ come se uno vedesse da lontano la patria, e ci fosse di mezzo il mare: egli vede dove arrivare, ma non ha come arrivarvi. Così è di noi, che vogliamo giungere a quella stabilità dove ciò che è è, perché esso solo è sempre così com’è. E anche se già scorgiamo la meta da raggiungere, tuttavia c’è di mezzo il mare di questo secolo. Ed è già qualcosa conoscere la meta, poiché molti neppure riescono a vedere dove debbono andare. Ora, affinché avessimo anche il mezzo per andare, è venuto di là colui al quale noi si voleva andare. E che ha fatto? Ci ha procurato il legno con cui attraversare il mare. Nessuno, infatti, può attraversare il mare di questo secolo, se non è portato dalla croce di Cristo. Anche se uno ha gli occhi malati, può attaccarsi al legno della croce. E chi non riesce a vedere da lontano la meta del suo cammino, non abbandoni la croce, e la croce lo porterà.

3. Come vorrei, o miei fratelli, incidervi nel cuore questa verità! Se volete vivere un cristianesimo autentico, aderite profondamente al Cristo in ciò che egli si è fatto per noi, onde poter giungere a lui in ciò che è e che è sempre stato. E’ per questo che ci ha raggiunti, per farsi uomo per noi fino alla croce. Si è fatto uomo per noi, per poter così portare i deboli attraverso il mare di questo secolo e farli giungere in patria, dove non ci sarà più bisogno di nave, perché non ci sarà più alcun mare da attraversare. E’ meglio, quindi, non vedere con la mente ciò che egli è, e restare uniti alla croce di Cristo, piuttosto che vedere la divinità del Verbo e disprezzare la croce di Cristo. Meglio però di ogni cosa è riuscire, se possibile, a vedere dove si deve andare e tenersi stretti a colui che porta chi avanza. A questo giunsero le grandi menti di coloro che noi abbiamo chiamato monti, sui quali massimamente risplende la luce di giustizia: giunsero a capire e videro ciò che è. Il veggente Giovanni diceva: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Quelli videro, ma per raggiungere ciò che da lontano vedevano, non abbandonarono mai la croce di Cristo, né disprezzarono la sua umiltà. Le anime infantili che non arrivano a capire ciò che gli altri capiscono, ma che non si allontanano dalla croce e passione e resurrezione di Cristo, sono condotte anch’esse e arrivano a ciò che non vedono, in quel medesimo legno insieme a quelli che vedono.

[O sapienza superba.]

4. Vi sono stati, per la verità, filosofi di questo mondo che si impegnarono a cercare il Creatore attraverso le creature. Che il Creatore si possa trovare attraverso le sue creature, ce lo dice esplicitamente l’Apostolo: Fin dalla creazione del mondo le perfezioni invisibili di Dio possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità, onde sono inescusabili. E continua: Perché avendo conosciuto Dio… Non dice: perché non hanno conosciuto Dio, ma al contrario: Perché avendo conosciuto Dio, non lo glorificarono né lo ringraziarono come Dio, ma vaneggiarono nei loro ragionamenti e il loro cuore insipiente si ottenebrò. In che modo si ottenebrò il loro cuore? Lo dice chiaramente: Affermando di essere sapienti, diventarono stolti (Rm 1, 20-22). Avevano visto dove bisognava andare, ma, ingrati verso colui che aveva loro concesso questa visione, attribuirono a se stessi ciò che avevano visto; diventati superbi, si smarrirono, e si rivolsero agli idoli, ai simulacri, ai culti demoniaci, giungendo ad adorare la creatura e a disprezzare il Creatore. Giunsero a questo dopo che già erano caduti in basso. Fu l’orgoglio a farli cadere, quell’orgoglio che li aveva portati a ritenersi sapienti. Coloro di cui l’Apostolo dice che conobbero Dio, videro ciò che dice Giovanni, che cioè per mezzo del Verbo di Dio tutto è stato fatto. Infatti, anche nei libri dei filosofi si trovano cose analoghe, perfino che Dio ha un unico Figlio per mezzo del quale furono fatte tutte le cose. Essi riuscirono a vedere ciò che è, ma videro da lontano. Non vollero aggrapparsi all’umiltà di Cristo, cioè a quella nave che poteva condurli sicuri al porto intravisto. La croce apparve ai loro occhi spregevole. Devi attraversare il mare e disprezzi la nave? Superba sapienza! Irridi al Cristo crocifisso, ed è lui che hai visto da lontano: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio. Ma perché è stato crocifisso? Perché ti era necessario il legno della sua umiltà. Infatti ti eri gonfiato di superbia, ed eri stato cacciato lontano dalla patria; la via era stata interrotta dai flutti di questo secolo, e non c’è altro modo di compiere la traversata e raggiungere la patria che nel lasciarti portare dal legno. Ingrato! Irridi a colui che è venuto per riportarti di là. Egli stesso si è fatto via, una via attraverso il mare. E’ per questo che ha voluto camminare sul mare (cf. Mt 14, 25), per mostrarti che la via è attraverso il mare. Ma tu, che non puoi camminare sul mare come lui, lasciati trasportare da questo vascello, lasciati portare dal legno: credi nel Crocifisso e potrai arrivare. E’ per te che si è fatto crocifiggere, per insegnarti l’umiltà; e anche perché, se fosse venuto come Dio, non sarebbe stato riconosciuto. Se fosse venuto come Dio, infatti, non sarebbe venuto per quelli che erano incapaci di vedere Dio. Come Dio, non si può dire che è venuto né che se n’è andato, perché, come Dio, egli è presente ovunque, e non può essere contenuto in alcun luogo. Come è venuto, invece? Nella sua visibile umanità.

5. E siccome era talmente uomo da nascondere la sua divinità, fu mandato innanzi a lui un grande uomo, affinché mediante la sua testimonianza si potesse scoprire colui che era più che un uomo. Chi è costui? Ci fu un uomo. E come poteva quest’uomo dire la verità parlando di Dio? Fu mandato da Dio. Come si chiamava? Il suo nome era Giovanni. A quale scopo egli venne? Egli venne come testimone, per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo suo (Gv 1, 7). Quale personalità è mai questa, venuta per rendere testimonianza alla luce? E’ senz’altro straordinario questo Giovanni, uomo di grande valore, dotato di un carisma speciale, figura davvero sublime. Contemplatelo, sì, contemplatelo come si contempla una montagna. Se non che una montagna, se non viene inondata dal sole, è nelle tenebre. Ammirate, dunque, Giovanni quanto basta per ascoltare ciò che segue: Non era lui la luce; e ciò perché non si scambi la montagna con la luce, perdendovi nella montagna, invece di trovarvi rifugio. Ma che cosa si deve ammirare? La montagna in quanto montagna. Ma, subito, elevatevi fino a colui che illumina la montagna, che per questo è stata innalzata, perché accolga per prima i raggi, e ne dia l’annunzio ai nostri occhi. Dunque, non era lui la luce.

[Un uomo illuminato.]

6. Perché dunque è venuto? Per rendere testimonianza alla luce. Perché occorreva questa testimonianza? Affinché per mezzo suo tutti credessero. E a quale luce egli è venuto a rendere testimonianza? C’era la luce vera. Perché l’evangelista aggiunge vera? Perché anche l’uomo che è illuminato può essere chiamato luce, ma la vera luce è quella che illumina. Così, siamo soliti chiamare anche i nostri occhi luce del corpo; tuttavia, se di notte non si accende la lucerna e di giorno non esce il sole, queste nostre luci restano aperte invano. Così anche Giovanni era luce, ma non la luce vera: senza essere illuminato non era che tenebre; mediante l’illuminazione, è diventato luce. Se non fosse stato illuminato, egli sarebbe stato tenebra, come tutti gli empi, ai quali, ormai credenti, l’Apostolo diceva: Siete stati un tempo tenebra. Invece, ora che credevano, che cosa erano? Ma ora – dice – siete luce nel Signore (Ef 5, 8). Se non avesse aggiunto nel Signore, non avremmo capito. Siete luce nel Signore, dice; prima tenebra, ma non nel Signore. Dice infatti: Siete stati un tempo tenebra, e non aggiunge “nel Signore”. Dunque eravate tenebra in voi; siete luce nel Signore. E’ in questo senso che Giovanni non era la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce.

7. Ma dov’è questa luce? C’era la luce vera, che illumina ogni uomo che viene in questo mondo (Gv 1, 9). Se illumina ogni uomo che viene nel mondo, allora ha illuminato anche Giovanni. Dunque il Verbo illuminava colui dal quale voleva essere testimoniato. Comprenda la vostra Carità: egli veniva in soccorso degli spiriti deboli, dei cuori feriti, per curare la vista malata dell’anima. Per questo veniva. E come quest’anima avrebbe potuto vedere ciò che è perfetto? Come solitamente avviene quando, vedendo un oggetto illuminato, si può arguire che il sole è spuntato, anche se non riusciamo a vederlo coi nostri occhi. Perché quelli che hanno gli occhi malati, possono vedere un muro, o un monte, o un albero, o un qualsiasi altro oggetto illuminato e rischiarato dai raggi del sole: ogni oggetto rischiarato dal sole, annunzia che il sole è spuntato anche a coloro i cui occhi infermi non possono ancora fissarlo. Così, poiché tutti quelli per i quali Cristo veniva non sarebbero stati capaci di vederlo, egli inviò i suoi raggi su Giovanni; e dichiarando questi che non era lui a irradiare e illuminare ma era egli stesso irradiato e illuminato, fu conosciuto colui che illumina, che rischiara, che inonda tutti della sua luce. E chi è questi? E’ colui – dice l’evangelista – che illumina ogni uomo che viene in questo mondo. Se l’uomo non si fosse allontanato da Dio, non avrebbe avuto bisogno d’essere illuminato: dovette esserlo, perché si era allontanato da chi poteva sempre illuminarlo.

[Ci serviamo della lucerna per cercare il giorno.]

8. Ma allora se è venuto, dove era? In questo mondo era. C’era e c’è venuto: c’era in quanto Dio, c’è venuto in quanto uomo; perché, pur essendo qui in quanto Dio, non poteva essere visto dagli stolti, dai ciechi, dagli iniqui. Gli iniqui sono le tenebre di cui è stato detto: La luce risplende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno compresa. Ecco, egli è qui anche adesso, c’era, e ci sarà sempre: mai si allontana da nessun posto. Affinché tu possa vedere colui che mai si è allontanato da te, è necessario che tu non ti allontani mai da chi è presente dovunque: non abbandonarlo mai e non sarai abbandonato. Cerca di non cadere, e per te la luce non tramonterà mai. Se cadi, egli per te tramonta: ma se rimani in piedi, egli sta di fronte a te. Tu, però, non sei rimasto in piedi: ricordati da dove sei caduto, da quale altezza ti ha precipitato chi cadde prima di te. Ti ha fatto precipitare, non con la forza o con l’istigazione, ma col tuo consenso. Se infatti tu non avessi consentito al male, saresti rimasto in piedi, saresti ancora nella luce. Ora però, poiché sei caduto e sei ferito al cuore, che solo è capace di vedere quella luce, essa è venuta a te quale tu potevi vederla. Si è presentata in modo talmente umano, da aver bisogno della testimonianza di un uomo. Dio chiede la testimonianza ad un uomo; Dio ha un uomo come testimone. Sì, Dio ha un uomo come testimone, ma a beneficio dell’uomo: tale è la nostra debolezza! Con la lucerna cerchiamo il giorno; e questa lucerna è Giovanni, di cui il Signore dice: Egli era la lucerna che arde e illumina, ma voi avete voluto esultare per poco al suo chiarore; io però ho una testimonianza maggiore di quella di Giovanni (Gv 5, 35-36).

9. Il Signore dunque mostrò che a beneficio degli uomini volle rivelarsi mediante una lucerna, per sostenere la fede dei credenti e, insieme, per confondere i suoi nemici, proprio quei nemici che lo provocavano dicendo: Con quale autorità fai queste cose? Ma Gesù rispose loro: Io pure vi farò una domanda: ditemi, il battesimo di Giovanni donde veniva? dal cielo o dagli uomini? Ed essi ragionavano fra di loro dicendo: Se rispondiamo dal cielo, egli ci dirà: Perché dunque non gli avete creduto? [Giovanni infatti aveva reso testimonianza al Cristo dicendo: Non sono io il Cristo, ma lui (Gv 1, 20 27)]. Se diciamo: dagli uomini, temiamo che la folla ci lapidi; perché ritenevano Giovanni un profeta (Mt 21, 23-37; Mc 11, 28-32; Lc 20, 2-8). Così, il timore di essere lapidati e il timore, ancor più grande, di confessare la verità, li indusse a rispondere una menzogna alla Verità; e l’iniquità mentì a se stessa (Sal 26, 12). Essi risposero infatti: Non lo sappiamo. E il Signore, vedendo che quelli s’eran chiusi essi stessi la porta negando di sapere ciò che invece sapevano, neppure lui volle aprire, perché essi non avevano bussato. Sta scritto infatti: Bussate, e vi sarà aperto (Mt 7, 7). Ma quelli non solo non bussarono per farsi aprire, ma con la loro negazione si chiusero la porta in faccia. E il Signore disse loro: Nemmeno io vi dico con quale autorità faccio tali cose. E così furono confusi per mezzo di Giovanni; e in essi si adempì la profezia: Ho preparato la lucerna al mio Unto; riempirò di confusione i suoi nemici (Sal 131, 17-18).

[Dio crea il mondo, immerso in esso.]

10. Egli era nel mondo, e il mondo per mezzo di lui fu fatto (Gv 1, 10). Non pensare che il Verbo fosse nel mondo, così come nel mondo vi sono la terra, il cielo, il sole, la luna e le stelle, gli alberi, gli animali, gli uomini. Non così il Verbo era nel mondo. E allora in che modo c’era? C’era come l’artefice che regge quanto ha fatto. Certo, il suo fare non è come quello dell’artigiano. Il mobile che il falegname costruisce, è fuori di lui, occupa un suo spazio, mentre viene fabbricato; e chi lo costruisce, sebbene lì accanto al mobile, occupa un altro spazio, e si trova completamente fuori della sua opera. Dio, al contrario, pervade con la sua presenza tutto il mondo che crea: presente dovunque, opera senza occupare un posto distinto; non è al di fuori di ciò che fa come se dovesse far colare, per così dire, la massa che sta lavorando. Mediante la sua maestà crea ciò che crea, e con la sua presenza governa ciò che ha creato. Il Verbo era dunque nel mondo, come colui per mezzo del quale il mondo è stato fatto. Infatti, il mondo fu creato per mezzo di lui, ma il mondo non lo conobbe.

11. Che significa: il mondo fu fatto per mezzo di lui? Si chiama mondo il cielo, la terra, il mare e tutto ciò che in essi si trova. Esiste anche un altro significato, secondo cui si chiamano mondo coloro che amano il mondo. Il mondo fu fatto per mezzo di lui, e il mondo non lo conobbe. Significa, questo, che i cieli non hanno conosciuto chi li ha creati o che gli angeli non hanno conosciuto il loro Creatore? o che non lo hanno conosciuto le stelle? Ma perfino i demoni confessano la potenza del Creatore. Tutte le cose da ogni parte gli hanno reso testimonianza. Chi sono, dunque, coloro che non l’hanno conosciuto? Quelli appunto che vengono chiamati “mondo”, perché amano il mondo. E’ dove abbiamo il cuore, che noi abitiamo: chi ama il mondo merita perciò d’esser chiamato “mondo”, dal nome della dimora che abita. Come quando diciamo che una casa è buona o cattiva, non vogliamo condannare o lodare le pareti di una casa, ma dicendo che una casa è buona o cattiva, intendiamo riferirci a quelli che la abitano; così per mondo vogliamo designare quelli che vi abitano e ci sono attaccati. Chi sono costoro? Sono quelli che amano il mondo: sono essi che con il cuore abitano nel mondo. Coloro, invece, che non amano il mondo, si trovano sì nel mondo con la carne, ma con il cuore abitano in cielo, così come dice l’Apostolo: La nostra cittadinanza è in cielo (Fil 3, 20). Dunque: Il mondo per mezzo di lui fu fatto, e il mondo non lo conobbe.

12. Venne in casa propria, poiché tutto era stato fatto per mezzo di lui, e i suoi non lo accolsero (Gv 1, 11). Chi sono i “suoi”? Sono gli uomini da lui creati. Anzitutto i Giudei, che erano il suo popolo primogenito rispetto a tutte le genti della terra. Gli altri popoli, infatti, adoravano gli idoli e servivano i demoni; quel popolo, invece, era nato dal seme di Abramo; per questo i Giudei erano “suoi” in modo tutto particolare, perché congiunti a lui nella carne che egli si era degnato assumere. Egli venne in casa propria, e i suoi non lo accolsero. Non lo accolsero nel senso più assoluto? non lo accolse nessuno? Nessuno allora è stato salvato? Nessuno infatti è salvo se non accoglie Cristo che viene.

[Il Figlio unigenito non volle rimanere solo.]

13. Ma aggiunge: Quanti però lo accolsero. Che cosa ha donato a questi? Oh, grande benevolenza! grande misericordia! Era il Figlio unico, e non ha voluto rimanere solo. Molti uomini che non hanno avuto figli, in età avanzata ne adottano qualcuno; e fanno con la volontà ciò che non hanno potuto fare per mezzo della natura. Questo fanno gli uomini. Ma se uno ha un unico figlio, è più contento per lui; perché da solo possederà tutto, senza dover dividere l’eredità con altri, rimanendo meno ricco. Non così ha agito Dio: l’unico Figlio che egli aveva generato e per mezzo del quale tutto aveva creato, questo Figlio, lo inviò nel mondo perché non fosse solo, ma avesse dei fratelli adottivi. Noi infatti non siamo nati da Dio come l’Unigenito, ma siamo stati adottati per grazia sua. L’Unigenito infatti è venuto per sciogliere i peccati, che ci impedivano d’essere adottati: egli stesso ha liberato coloro che voleva fare suoi fratelli, e li ha fatti con lui eredi. E’ questo che dice l’Apostolo: Se sei figlio, sei anche erede da parte di Dio (Gal 4, 7); e ancora: Noi siamo eredi di Dio e coeredi di Cristo (Rm 8, 17). Non ha avuto paura, lui, d’avere dei coeredi, perché la sua eredità non si impoverisce per il fatto che sono molti a possederla. Essi stessi diventano la sua eredità, in quanto sono da lui posseduti, e lui a sua volta diventa la loro eredità. Ascolta in che modo gli uomini diventano la sua eredità: Il Signore mi ha detto: Tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato. Chiedimelo, ed io ti darò le genti come tua eredità (Sal 2, 7-8). E lui, a sua volta, come diventa la loro eredità? Dice un salmo: Il Signore è la parte della mia eredità e del mio calice (Sal 15, 5).Che Dio sia dunque il nostro possesso e che egli possegga noi: che egli ci possegga come Signore, e che noi lo possediamo come nostra salvezza, come luce. Che cosa, dunque, egli ha dato a coloro che lo hanno accolto? Ha dato il potere di diventare figli di Dio, a coloro che credono nel suo nome (Gv 1, 12); affinché, tenendosi stretti al legno della croce, possano attraversare il mare.

14. E come nascono questi? Per diventare figli di Dio e fratelli di Cristo, è certo che essi devono nascere: se non nascono, come possono essere figli di Dio? I figli degli uomini nascono dalla carne e dal sangue, dalla volontà dell’uomo e dall’amplesso coniugale. E i figli di Dio, come nascono? Non per via di sangue, dice l’evangelista, cioè non dal sangue dell’uomo e della donna. In latino non esiste “sangue” al plurale, ma, siccome in greco c’è il plurale, il traduttore ha preferito conservare il plurale, sacrificando la grammatica pur di spiegare la verità in modo da farsi intendere da tutti. Se egli avesse messo “sangue” al singolare, non sarebbe riuscito a spiegare ciò che voleva: difatti gli uomini nascono dall’unione del sangue dell’uomo col sangue della donna. Parliamo dunque senza temere la verga dei grammatici, pur di esprimere in modo solido e chiaro la verità. Chi riuscirà a capire non ce ne farà rimprovero; si mostrerebbe ingrato per la spiegazione. Non dal sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo (Gv 1, 13). La donna qui è chiamata carne, perché quando fu formata, Adamo disse: Questo è osso delle mie ossa, e carne della mia carne (Gn 2, 23). E l’Apostolo afferma: Chi ama la sua donna ama se stesso; nessuno infatti mai odia la propria carne (Ef 5, 28 29). La parola carne è qui, dunque, usata al posto di donna, così come qualche volta si usa spirito al posto di marito. E perché? Perché è lo spirito che regge e la carne è retta: quello deve comandare, questa servire. C’è disordine in quella casa dove la carne comanda e lo spirito serve. Che c’è di peggio d’una casa in cui la donna comanda sul marito? Ordinata invece è quella casa in cui è la donna che obbedisce al marito. Così è a posto l’uomo in cui la carne è sottomessa allo spirito.

15. Essi, dunque, non da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono nati. Affinché gli uomini nascessero da Dio, prima Dio è nato da essi. Cristo infatti è Dio, e Cristo è nato dagli uomini. Ha dovuto cercare in terra soltanto una madre, poiché il Padre lo aveva già, in cielo: è nato da Dio colui per mezzo del quale noi fummo creati, è nato da una donna colui per mezzo del quale noi dovevamo essere ricreati. Non ti meravigliare quindi, o uomo, se diventi figlio per grazia, poiché nasci da Dio secondo il suo Verbo. Il Verbo ha voluto nascere prima dall’uomo, affinché tu avessi la sicurezza di nascere da Dio, e potessi dire a te stesso: Non è senza motivo che Dio ha voluto nascere dall’uomo, lo ha fatto perché mi considerava talmente importante da rendermi immortale, nascendo lui come un mortale per me! Perciò l’evangelista, dopo aver detto: da Dio sono nati, prevedendo lo stupore, lo sgomento anzi, che una simile grazia avrebbe suscitato in noi, tale da farci sembrare incredibile che degli uomini siano nati da Dio, subito aggiunge come per rassicurarci: E il Verbo si è fatto carne, e abitò fra noi (Gv 1, 14). Ti meravigli ancora che degli uomini nascano da Dio? Ecco che Dio stesso è nato dagli uomini: E il Verbo si è fatto carne, e abitò fra noi.

[La carne ti aveva accecato, la carne ti guarisce.]

16. E poiché il Verbo si è fatto carne, e abitò fra noi, con la sua nascita ci ha procurato il collirio con cui ripulire gli occhi del nostro cuore, onde potessimo, attraverso la sua umiltà, vedere la sua maestà. Per questo il Verbo si è fatto carne, e abitò fra noi. Ha guarito i nostri occhi. E come prosegue? E noi abbiamo visto la sua gloria. Nessuno avrebbe potuto vedere la sua gloria, se prima non fosse stato guarito dall’umiltà della carne. E perché non potevamo vederla? Mi ascolti la vostra Carità, e presti attenzione a ciò che dico. Polvere e terra erano penetrate nell’occhio dell’uomo e lo avevano ferito, tanto che non poteva più guardare la luce. Quest’occhio malato viene medicato; era stato ferito dalla terra, e terra viene usata per guarirlo. Il collirio, come ogni altro medicamento, non è in fondo che terra. Sei stato accecato dalla polvere, e con la polvere sarai guarito: la carne ti aveva accecato, la carne ti guarisce. L’anima era diventata carnale consentendo ai desideri carnali da cui l’occhio del cuore era stato accecato. Il Verbo si è fatto carne: questo medico ti ha procurato il collirio. E poiché egli è venuto in maniera tale da estinguere con la carne i vizi della carne, e con la sua morte uccidere la morte; proprio per questo, grazie all’effetto che in te ha prodotto il Verbo fatto carne, tu puoi dire: E noi abbiamo veduto la sua gloria. Quale gloria? Forse la gloria d’essere figlio dell’uomo? Ma questa per lui è piuttosto un’umiliazione che una gloria. Fin dove è giunto, quindi, lo sguardo dell’uomo, guarito per mezzo della carne? E noi abbiamo veduto la sua gloria, dice l’evangelista, la gloria propria dell’Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità. Della grazia e della verità, se il Signore ce lo concederà, parleremo più diffusamente in altra parte di questo Vangelo. Per oggi basta così. Crescete in Cristo, rafforzatevi nella fede, vegliate intenti alle opere buone; e rimanete fedeli al legno della croce, che vi consente di attraversare il mare.