Se non diventerete come bambini…

Bambina bambino
Foto: CC0 Pixabay

“Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me” (Mt 18,1-5). È un Vangelo che abbiamo ascoltato decine di volte e che, troppo spesso, tendiamo a dare per scontato. Gesù che accoglie i più piccoli è una delle immagini più tenere e commoventi che le Scritture ci offrono, eppure la meditazione che ne scaturisce è in assoluto una delle più impegnative. Un’ermeneutica molto incompleta suggerisce l’idea di un’“infanzia spirituale perenne” in quanto figli perennemente dipendenti dal Padre. Una dipendenza che, però, non va letta nell’ottica tutta intramondana della libertà e dell’indipendenza di un figlio dai genitori bensì esclusivamente nell’ottica dell’amore e della gratitudine.

È importante educare i bambini alla fede fin da piccoli, non certo per un discorso formale o “etico” ma perché da subito imparino a guardare la vita a trecentosessanta gradi, in tutte le sue dimensioni: immanente e metafisica. Se, fin dalla più tenera, imparano ad avvertire la presenza di Dio, non cresceranno “bigotti”: al contrario, acquisiranno una notevole apertura mentale e di cuore. Guadagneranno un maggiore senso dello stupore, che non li abbandonerà nemmeno da adulti. Di fronte al finito, si accenderà in loro una sete di infinito.

Per compiere le sue meraviglie più sorprendenti, il Signore chiama spesso in causa i bambini. Più verde è l’età, minore è il pregiudizio nei confronti del sacro e più forte è il senso della gratuità e del dono, che però va coltivato con la massima attenzione e delicatezza. È anche per questo che non sono mai mancati i bambini morti in odore di santità, in alcuni casi, beatificati e canonizzati. Già nei mesi scorsi, su Cristiani Today avevamo riportato alcune incredibili storie di ‘bambine mistiche’. L’elenco è vastissimo e sarebbe pressoché impossibile esaurirlo in pochi articoli. Oggi, riporteremo altre tre vicende, tutte riportate in esclusiva e nel dettaglio da Costanza Signorelli per la Nuova Bussola Quotidiana e nel suo libro Il chicco di grano. Storie di “Santi Giovani” in mezzo a noi.

Il piccolo Manuel è vissuto soltanto nove anni, di cui cinque lungo il calvario del cancro e della chemioterapia di cui affrontò ben 30 cicli. Durante uno dei suoi tanti ricoveri a Palermo, il bambino chiese a una suora di essere portato in cappella per “vedere Gesù in Croce”. “Era felicissimo perché voleva essere il più caro amico di Gesù. E poi recitavamo insieme il Santo Rosario e con emozione lo ascoltavo ripetere le litanie a memoria”, ha raccontato la religiosa. Grazie al Rosario, Manuel conobbe momenti di consolazione e sollievo mentre cresceva in lui il desiderio della Santa Eucaristia, che ricevette per la prima volta a soli sei anni dalle mani del cappellano ospedaliero. Colpito da lancinanti dolori alla gamba nelle ore precedenti al sacramento, il bambino non fu in grado di alzarsi fino a mezzogiorno, quando repentinamente la sofferenza sparì. “La Madonna ha detto: “Non può Manuel prendere Gesù zoppicando”. E così ha fatto la magia e mi ha fatto guarire – disse il bambino –. Grazie, Madonnina del mio cuore!”. Negli anni successivi, Manuel è stato visto più volte cadere in catalessi dopo aver ricevuto la comunione, talvolta sdraiandosi come addormentato sul tappeto davanti all’altare.

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Un giorno Manuel diede persino un consiglio al suo vescovo: “Per favore, puoi dire ai tuoi sacerdoti di abituare tutti ad almeno cinque minuti di silenzio per poter parlare e ascoltare Gesù nel proprio cuore? Pensa all’ultima persona che fa la Comunione, non ha nemmeno il tempo di dire “Ciao” a Gesù!”. Gli ultimi tre anni della sua vita, Manuel continuò ad offrire la sua malattia per le conversioni. Alla madre domandava: “Mamma davvero esistono persone che non amano Gesù? Dobbiamo portare a Lui più anime possibili”. Manuel è nato il cielo il 20 luglio 2010 e il suo funerale è stato descritto come una festa.

Sempre in Sicilia, è vissuto per otto intensissimi anni Antonio Terranova (2004-2013), uno splendido bambino biondo che, fin dai primi mesi di vita, conquistava tutti con la sua simpatia e tenerezza. Quasi da subito Antonio aveva mostrato una straordinaria sensibilità verso il prossimo – coetanei e non – e in particolare per i sofferenti. Una dote precocissima, che andava molto al di là della pur ottima educazione ricevuta. In quegli anni, i genitori Giuseppe e Monica non andavano in chiesa ma, a poco a poco, intuirono che quel bambino speciale era stato mandato dalla Provvidenza. Il piccolo Antonio si ammalò nella primavera del 2011, poco prima di compiere sei anni: un brutto tumore al fegato. Essendo molto maturo e sveglio, la mamma non gli nascose nulla e iniziò subito a pregare assieme al figlio. Il primo miracolo non tardò: fegato compatibile col trapianto e intervento perfettamente riuscito. Non fu però affatto la fine della malattia: Antonio pregava tanto ma soffriva non di meno e un giorno, con il crocefisso in mano, gridando, domandò a Gesù il perché del suo destino.

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Il peggioramento della malattia indusse i familiari di Antonio ad anticipargli la Prima Comunione. Dopo vari cicli di chemioterapia al reparto di Oncologia Pediatrica a Palermo, Antonio venne sottoposto alla terapia del dolore. Per mesi, il piccolo affrontò il suo male con straordinaria dignità. Mai un lamento, salvo un giorno, in cui, temporaneamente, il dolore si chetò. Proprio in quel momento Antonio scoppiò in un pianto a dirotto. Non per se stesso, però: “Mamma – disse – sto pensando a quanto ha sofferto Gesù sulla Croce: la mia sofferenza in confronto non è nulla”. Seguirono alcuni pellegrinaggi mariani, prima dalla Madonna delle Lacrime a Siracusa, poi, nel dicembre 2012, a Lourdes, dove per la prima volta Antonio sentì la morte vicina. Due giorni prima della fine, confidò alla mamma: “La Madonnina è venuta a prendermi”. Antonio Terranova si spegne il 23 febbraio 2013. Poco tempo dopo, nel suo giubbettino rimasto nell’armadio, i genitori ritrovarono un foglietto che, due mesi prima, Antonio non era riuscito a inserire nell’urna della Madonna di Lourdes. Il bambino vi aveva scritto queste parole, poi impresse nel santino-ricordo: “Gesù aiuta i bimbi, gli adulti, le famiglie povere e tutti quelli che hanno bisogno del tuo aiuto. Amen. 1 Padre Nostro, 1 Ave Maria, 1 Gloria al Padre”.

Aveva soltanto quattro anni e mezzo, il piccolo Francesco Pio (2013-2018) quando nacque al Cielo. La sua venuta al mondo era stata già di suo un miracolo, essendo la madre Carmela reduce da due tumori all’utero e da due aborti spontanei. Sin dai primissimi anni di vita, Francesco aveva sviluppato una straordinaria empatia, che gli permetteva di cogliere l’eventuale tristezza di chi stava di fronte, alla quale reagiva sempre “facendo il buffone, per fargli tornare il buonumore”, ha raccontato la mamma. La malattia lo afflisse negli ultimi sei mesi della sua vita. Al termine di un delicatissimo intervento per l’asportazione di un tumore di 15 centimetri alla colonna vertebrale, Francesco lasciò tutti sbalorditi. Al risveglio dall’anestesia, notò un rosario tra le mani della madre e disse: “Quello è mio!”. Mamma Carmela rimase di stucco, non essendo lei particolarmente devota. Era infatti la prima volta che teneva in mano una coroncina, cedutale in quella circostanza dalla sorella.

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In quegli ultimi mesi, il piccolo Francesco continuò a stupire i genitori, raccontando loro dell’“altra sua Mamma”: “Lei viene sempre da me, mi accarezza il viso e mi dice che starò bene”. Durante un ricovero, il bambino disse a mamma Carmela: “Mamma, sul lettino con me e con te c’era anche la Madonna, mi ha accarezzato e mi ha detto: Francesco non ti preoccupare tu starai bene!”. Un giorno raccontò qualcosa di analogo su Gesù Bambino. Francesco Pio si è spento il 27 febbraio 2018, all’ospedale Gaslini di Genova. Stringendo a sé il corpicino senza vita, mamma Carmela ha sentito un “calore fortissimo” e una stranissima sensazione di pace. “Da quell’istante io ebbi la certezza che mio figlio non era morto, lui era vivo in Paradiso e viveva dentro di me”, ha confidato la donna. Nel frattempo, è arrivato un probabile miracolo: la zia, che non poteva avere figli, una notte ha sognato il nipotino che la invitava a far festa. Qualche mese dopo è nato il cuginetto di Francesco.