Un cristiano deve sempre dire quello che pensa?

Un cristiano deve sempre dire quello che pensa?

Dire la verità, certo, e quando è difficile essere esatti e obiettivi, cercare sempre di essere veritieri. Dire la verità, con lo stile e le parole giuste, per il bene di tutti, dirla anche quanto non ci conviene, dirla senza enfasi quando parla da sola, “gridarla dai tetti”, quando tutti si ostinano a negarla. Eppure, in certe circostanze, essa va taciuta (beninteso, mai manipolata o edulcorata), in particolare, di fronte a chi ancora non ha gli strumenti per capirla e, più che di parole, ha bisogno di evidenze e segni.
Più che mai lontano da curialismi affettati e formalismi farisaici, il cristiano è incentivato a dire ciò che pensa, in primo luogo, perché, prima ancora che enunciare la Verità, è propenso a viverla, proprio come hanno fatto Gesù, Maria e i santi. Nel Vangelo, non c’è alcuna frase in cui il Signore, nemmeno nel linguaggio dei suoi tempi, usi espressioni banali del tipo “secondo me” o “preferisco dirvi le cose in faccia”. Tutto ciò che Gesù afferma o manifesta non è il prodotto della sua opinione ma è rivelato o proviene dal Padre.

Il cristiano non ha paura di essere autentico, di parlare “sì sì, no no” (Mt 5,37), in primo luogo, perché sa che la Verità lo trascende e ne è posseduto senza possederla (Cfr. Lumen fidei, 34). Nel suo essere franco e non ambiguo, non deve avere paura di incorrere in giudizi errati, proprio perché l’ammissione di aver sbagliato non sarà mai un disonore ma un atto di grandezza. Ciò che lo differenzia dai pagani è la sua assenza di retorica nel proporre la Verità, in primo luogo perché la mette in pratica e la offre, con il suo esempio di vita. Se egli sta nel mondo, senza essere del mondo ed ama tutti, a partire da chi è diverso da lui, non ha nulla da temere, tantomeno l’opinione contraria degli altri, come eterno segno di contraddizione.
[Servizio di Luca Marcolivio]

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