Un monaco Benedettino divenne Arcivescovo di Milano

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Si può nascere poveri ma ricchi dentro, e quando parlo di ricchezza, intendo quella interiore ossia quella spirituale che solo Dio ci può donare.

Dio scrive sempre dei disegni oppure ha dei progetti per tutti noi che non possiamo subito capire, ma che Lui stesso nel corso del tempo ci illuminerà a tal punto da farci comprendere bene.

Ci sono dei momenti nella nostra vita, dove la sola cosa che ci servirebbe per ritrovare le nostre forze, sono proprio la meditazione e il silenzio.

Queste due situazioni di vita, era molto care al grande san Benedetto da Norcia, Patrono d’Europa.

Ora et labora era il suo motto, una bellezza di vita conosciuta in tutto il mondo ed anche molto seguita dai laici e dai consacrati di ogni genere.

Se uno dei suoi monaci, magari dotato di spirito di profezia avesse detto a San Benedetto, che in un futuro molto lontano, intendo molti secoli dopo, un suo monaco sarebbe diventato Cardinale, e messo dal Papa alla guida dell’Arcidiocesi più grande al mondo, ossia quella di Milano probabilmente il grande santo si sarebbe messo a ridere e difficilmente ci avrebbe creduto.

E invece nella storia della chiesa è successo anche di questo, che un semplice monaco Benedettino dotato grande intelligenza, nel 1929 venisse chiamato da Papa Pio XI, alla guida della Arcidiocesi milanese.

I monaci hanno da sempre uno stile di vita molto particolare, fatto di lunghe preghiere e di grani silenzi, grandi meditazioni e di profondi raccoglimenti interiori.

Milano è da sempre una città caotica, eppure il buon Dio, nella Sua Onnipotenza, scelse attraverso le parole proprio Lui, un umile e mite Monaco benedettino prestato alla porpora cardinalizia.

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Qualche ora prima della cattura di Mussolini, il Duce e il generale Cadorna, bussarono alla porta del Cardinale chiedendo di essere nascosti.

Schuster che non cercava compromessi col mondo, rifiutò di accoglierli nel suo appartamento, dicendo che non poteva accogliere chi non s’era pentito dei crimini commessi.

Il Cardinale era un uomo veramente forte, ed era sicuro delle sue idee e della sua fede incrollabile, tanto che nella notte di Natale del 1941, passo alla storia un suo discorso memorabile sul senso vero della pace, e sulla stupidità inaudita della guerra.

E dal Pulpito del Duomo meneghino disse :

“ La pace appartiene a Dio, solo a Dio !

E se qualche uomo crede di poter affermar la pace con le armi di una guerra senza senso, ne pagherà le conseguenze al Suo cospetto, Dio ammette solo i santi in Paradiso “

Andrea