«Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele»

04 AGOSTO 2021

  1. GIOVANNI M. VIANNEY, PRESBITERO – MEMORIA

Mt 15,21-28

In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.

Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».

Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».

Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Commento:

Sotto la guida di San Tommaso, approfondiamo il passo odierno, ricco di insegnamenti per la nostra santificazione.

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San Tommaso, nel suo commento al Vangelo di San Matteo, elenca le caratteristiche spirituali della donna cananea, che dopo una severa umiliazione, viene ascoltata dal Signore con un miracolo folgorante.

Anzitutto, risalta la sua conversione, poiché riconosce umilmente l’errore dei cananei che davano culto a falsi dei. Poi la devozione, per il fatto che gridava. E il grido, secondo il Santo Dottore, significa grande affetto, come dice il Salmo: “nella mia angoscia ho gridato al Signore” (Sal 119, 1). Alla devozione si aggiunge la pietà, poiché reputa propria la miseria della figlia e questa è una grande misericordia. Alla pietà si aggiunge la fede, necessaria perché sia esaudita la preghiera.

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In contrasto apparente con queste belle disposizioni della donna cananea, si pone il silenzio di Cristo che non le rivolge neppure una parola: “Ma sembra sorprendente che la fonte della pietà abbia taciuto”, esclama San Tommaso. Tuttavia, se l’ha fatto qualche ragione di saggezza c’era. Ed ecco qui l’elenco:

Anzitutto, Cristo tacque per non contraddirsi, poiché aveva comandato ai discepoli di non andare tra i pagani. Per questo non volle esaudirla subito. La sua insistenza, però, fu tale da ottenere alla fine la grazia supplicata. Resistendo alle suppliche della donna, Gesù voleva pure far crescere in lei la devozione. E infine, doveva dare ai discepoli l’occasione di intercedere per lei, “poiché per quanto uno sia buono, ha tuttavia bisogno delle preghiere degli altri”.

La donna, che per prima supplica senza ottenere risposta, viene poi umiliata da Gesù, ed ecco che lei, davanti alle parole severe rivoltele dal Signore, reagisce in modo esemplare. Gesù mette alla prova la sua umiltà disprezzando i cananei ed ella con mirabile mansuetudine e grande sapienza accetta con sincerità dicendo: “è vero Signore”. E ancora riconosce che i cananei sono dei cagnolini (meno ancora di “cani”) e chiama gli ebrei padroni suoi: “I cagnolini mangiano le briciole, che cadono dalla mensa dei loro padroni”. Facendo così costringe il Signore ad esaudirla senza dover disdire del suo proposito di andare per primo dalle pecore perdute della casa d’Israele.

Perciò il Signore la esaudisce (“ti sia fatto come vuoi”), non senza riconoscere per primo la sua grande fede. E qua si realizza la massima evangelica: “chi si umilia sarà innalzato”.

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Impariamo dall’esempio della donna cananea, presentiamoci davanti al Signore col cuore contrito e umiliato e con fede insistente. Facendo così vedremo le nostre suppliche esaudite.