“A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare?”

Illustrazioni Vangelo Cristian Nencioni

Martedì della XXX settimana del T. O.

27 ottobre, Sant’Evaristo papa e martire

Lc 13, 18-21

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».
E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

COMMENTO

 

Gesù ha il dono impareggiabile delle parabole e una capacità meravigliosa di adattarle a qualsiasi uditorio. Oggi abbiamo il granello di senape per gli uomini e il lievito per le donne, ecco la pedagogia semplice e “perfettissima” del Figlio di Dio.

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A cosa si può paragonare il Regno di Dio? Anzitutto bisogna chiedersi cosa significhi l’espressione Regno di Dio. Essa, infatti, vuol dire l’intervento dell’Onnipotente nella Storia attraverso la Sua manifestazione, illuminando così con la sua saggezza e governando col suo potere. Tale presenza per i cattolici ha un nome ed è: Santa Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana.

Allora, ritorna la domanda iniziale: “A cosa è simile il regno di Dio?” Gesù stesso risponde mediante la semplicissima e candida parabola del granello di senape gettato da un uomo nel suo giardino. Il granello, piccolissimo, crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido tra i suoi rami.

Il seme, di proporzioni minuscole, diventa grande al punto da diventare la dimora degli uccelli. Così accadde con la Chiesa. Insignificante agli albori, fu gettata dal Padre eterno nel suo giardino, irrigata col sangue prezioso del Figlio, e divenne un albero enorme i cui rami si stesero per il mondo intero. C’è, però, anche un’altra interpretazione.

Il granello di senape è gettato da Gesù nel cuore di ognuno dei suoi fedeli, che è in certo qual modo il suo giardino. E là cresce portando nuovi semi che il Signore può seminare in altri “giardini”. La Chiesa, infatti, cresce per l’azione dello Spirito, ma anche grazie alla cooperazione degli uomini, comunicandosi “di fede in fede”, come insegna San Paolo.

Finalmente abbiamo la parabola più adatta alle orecchie femminili: la donna che mescolò il lievito in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata. Il Regno di Dio, ovvero la Chiesa, agisce più per l’influenza che per il governo diretto, anche se, com’è evidente, ha anche la capacità di governare nell’ambito spirituale.

L’influenza che deve esercitare la Chiesa è decisiva per il progresso della società. Là dove non c’è la benefica irradiazione delle virtù e della fede cattolica, s’instaura il disordine e l’ingiustizia. Per questo il lievito deve essere mischiato a tre misure di farina, che rappresentano il clero, la classe dirigente e il popolo. Quando queste tre istanze sociali sono ben lievitate col fermento del Vangelo, allora si ha una società tendente alla perfezione, sana e trasfigurata dalla luminosità celeste.

Anche a livello individuale il lievito è importante. Il Regno dei Cieli è un Regno di cuori e ognuno di essi deve essere lievitato col fermento del Signore. Le tre misure, in questo caso, simboleggiano l’intelligenza, la volontà e la memoria. La grazia di Dio illumina l’intelletto umano con la luce della Verità, rende docile e pronta la volontà per realizzare la Verità nella propria vita, e purifica la memoria dai cattivi ricordi dei vecchi peccati. Così lievitata, nell’anima fioriscono le virtù e sono estirpati i vizi, giungendo finalmente alla santità.

Sforziamoci perché nasca in noi l’albero del Regno di Dio e il nostro cuore sia lievitato col fermento del Cielo. Solo così parteciperemo alla gloriosa vittoria finale della Chiesa, quando, tutta adorna di lino purissimo, sarà pronta per le nozze mistiche con l’Agnello immacolato.

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