Ermanno lo storpio, un monaco beato con arti deformati che scrisse la SALVE REGINA

Lo chiamavano lo “storpio” perchè aveva gli arti deformati ed attorcigliati che gli impedivano di cammninare e stare seduto. Veniva chiamato anche il “contratto” . Ermanno di Reichenau fu un grande monaco cristiano, studioso tedesco e astronomo.

La preghiera da lui composta “Salve Regina” è entrata da subito a far parte della storia liturgica della Chiesa. Ma quello fu solo uno degli aspetti anche se c’è da dire che prima di scrivere dovette “addomesticare” gli arti e allenare la mente.

Nacque il 18 luglio del 1013,  ed era uno dei 15 figli di Eltrude e Goffredo conte di Althausen di Svevia.

Ermanno nonostante le sue disabilità non indifferenti per la sua “autonomia” non venne mai trattato come un “limitato” ma divenne ben presto un compagno per i suoi fratelli religiosi. Quello che doveva essere un peso diventa presto l’orgoglio del monastero e la sua fama arriva fino all’imperatore Enrico III e a papa Leone IX, che visitarono Reichenau rispettivamente nel 1048 e nel 1049.

E’ morto a causa della pleurite all’età di 41 anni. Ermanno si avvaleva di un’amicizia per lui molto preziosa perchè era proprio quell’amico che raccoglieva i suoi pensieri ed era stato testimone dei  momenti più cruciali della sua vita, il caro Bertoldo di Reichenau che della sua morte racconta:«Quando alfine l’amorevole benignità del Signore si degnò di liberare la sua santa anima dalla tediosa prigione del mondo, egli fu assalito dalla pleurite e trascorse quasi dieci giorni in continue e forti tribolazioni. Alfine un giorno, nelle prime ore del mattino, subito dopo la santa messa, io, che egli considerava il suo più intimo amico, mi recai da lui e gli chiesi se si sentisse un poco meglio.» Ermanno gli disse:«tutto il mondo presente e tutto ciò che ad esso appartiene, questa stessa vita mortale era divenuta meschina e tediosa e, d’altra parte, il mondo futuro, che non avrà termine, e quella vita eterna, sono divenuti indicibilmente desiderabili e cari, così che io considero tutte queste cose passeggere non più dell’impalpabile calugine del cardo.»

La tomba di Ermanno è sconosciuta ancora oggi. Dai Benedettini viene festeggiato il 24 settembre.

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