Giuseppe Noia: “un ginecologo che è sempre a favore della vita nel grembo materno”

Intervista al Professore Giuseppe Noia, Presidente dell’Associazione Italiana Ginecologi e Ostretrici Cattolici, nonché Primario di Ginecologia al Policlinico Gemelli di Roma. Con il Professore Noia abbiamo affrontato un argomento molto profondo: l’aborto e la fede!

Come nasce l’idea di costituire un Associazione di Ginecologi Cattolici?
L’Associazione è nata nel 2009 ed è stata preceduta da inviti successivi di 2 grandi personalità della Chiesa ovvero il Cardinale Elio Sgreccia e il Cardinale Caffara e da alcune figure accademiche tra cui il Professore Salvati che è il Direttore dell’edizioni Cic Internazionali.
Dopo quest’invito, insieme ad altri colleghi mi hanno chiamato ed abbiamo costituito quest’associazione che non vuole fare un fondamentalismo etico, ma vuole confrontarsi (come ha fatto in tutti questi 6 anni) con tutte le persone sia medici che non, credenti e non credenti, sulle evidenze della scienza e della verità umana.
Abbiamo cercato di costituire quest’associazione per cercare di portare a una riflessione sui criteri valoriali che fondono la persona umana, prima fra tutti è proprio la verità sulla persona umana.

Lei è un Ginecologo contro l’aborto. E’ la sua fede cristiana che la incentiva ad essere a favore della vita che nasce e cresce nel grembo materno?
Come medico ho studiato, ho lavorato ed ho fatto ricerca affinchè fossi un medico della vita e non della morte. Se la scienza (come fa attualmente) mi dimostra che l’essere umano è relazionato alla madre, sin dal momento in cui il gamete maschile con quello femminile s’incontrano, c’è già una relazione, e questo viene confermato anche dai più grandi embriologi del mondo: l’essere umano nasce al momento del concepimento.
Se tutte queste osservazioni sono evidenti, non c’è bisogno di essere cattolici per dire che la maternità è un valore talmente bello e grande da doverlo difendere.
E’ chiaro che nel mio vissuto personale è intervenuta anche la fede. Come diceva San Giovanni Paolo II, la fede e la ragione sono 2 ali che fanno volare l’uomo.
La scrittura dice: “Ti ho fatto Come un Prodigio, prima che le tue viscere fossero formate io già ti conoscevo”. Se il fondamento della parola di Dio dice che l’essere umano è stato posto come l’essere più grande dell’universo, l’uomo lo deve saper gestire.
Se Sant’Ireneo dice che la Gloria di Dio è l’uomo vivente, e se tutta la figura della vita, morte e Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo è incentrata sull’umanità e sull’amore, come si fa a chiudere gli occhi della mente e del cuore d’innanzi ai 50 milioni di aborti che si compiono ogni anno?
L’aborto oltre che essere un atto disumano, è pieno di menzogna sia scientifica che umana, è un affronto contro l’azione creatrice di Dio perché com’ è stato detto nella Genesi “Nessuno tocchi Caino” e quindi anche Dio nonostante quell’uomo ha tolto una vita ad un altro uomo, quella creatura la difende ugualmente.
Se Dio difende la vita dell’uccisore, chi siamo noi per arrogarci il diritto di togliere la vita agli esseri umani?

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L’1 aprile 2010 entrava in commercio la pillola abortiva RU486. L’hanno definita “l’aborto facile, breve e indolore” un alternativa chimica al metodo chirurgico. Qual è la sua finalità principale?
L’aborto non è né breve e né indolore, da qualsiasi punto di vista lo si consideri. La mentalità abortiva si nutre di menzogne e la prima menzogna è che la donna non abbia dolore. Oggi ci sono degli studi che confermano che la donna anche se perde un embrione di 7 mm con aborto spontaneo, ha un periodo di elaborazione del lutto che dura circa 9 mesi.
Questo ci fa capire che quando si perde un figlio, non lo si perde in funzione dei grammi o dei centimetri, ma lo si perde in funzione dell’assenza della presenza.
Si hanno delle gravi conseguenze psicologiche mediante delle depressioni bipolari, dipendenza dall’alcool e tentativi di suicidio. Queste cose sono confermate da una cultura scientifica di studio del disagio della salute mentale della donna, dopo un interruzione volontaria.

Perché la maggior parte dei ginecologi effettuano l’aborto consigliandolo a volte come una soluzione terapeutica?
Ritorno a precisare che è una menzogna: come si fa a dire che è una soluzione terapeutica quando il figlio muore e la madre ha gravi conseguenze psicologiche?
Bastano soltanto queste semplici e chiare evidenze per poter dire che non è una terapia.
L’aborto non è mai terapeutico! L’aborto divide il figlio dalla madre.

Fa differenza essere un medico ed un ginecologo cattolico che essere un medico ateo?
Penso che non sia questo a fare la differenza perché ci sono medici atei che sono intellettualmente onesti.
Posso parlare del mio percorso di conversione che è iniziato grazie a una persona che non era credente e mi ha convertito proprio la sua coerenza e la sua onestà intellettuale.
Ho capito che per essere credibili oggi dobbiamo essere coerenti con quello che diciamo e quello che facciamo, deve esserci una continuità.
La continuità è stata la forza della mia vita in questi 35 anni perché proprio all’Ospedale Gemelli, è nata la terapia del feto in utero.
In questo mondo c’è qualcuno che non vuol vedere, posso capire chi è cieco fisicamente ma non riesco a capire ed a giustificare la miopia del cuore.
Vorrei raccontarvi una delle storie dei miei pazienti, che in tutti questi anni di carriera medica, mi è capitato di seguire.
Una donna venne da me nel 1992, si rivolse al nostro ospedale Gemelli per avere una conferma di ciò che le era stato detto in un ospedale altrove; cioè sapere se la sua bambina era senza reni.
Attraverso alcune tecniche che abbiamo effettuato sulla donna, le abbiamo confermato che effettivamente era senza reni.
A quel punto, la donna mi domandò cosa ne fosse stato della bambina, e le dissi che la creatura sarebbe cresciuta normalmente dentro di lei ma che il problema si presentava alla nascita perché la bimba non avendo sviluppato la capacità di espandere i polmoni proprio perché non beveva il liquido amniotico … dopo alcune ore sarebbe morta.
La paziente disse che avrebbe preso la decisione di interrompere la gravidanza. Io con netta sincerità le proposi di “accompagnare la bimba” cioè trattarla come se avesse i reni.
La donna non accettò perché secondo lei sarebbe stata una sofferenza inutile visto il fatto che alla nascita, senza reni, sarebbe morta.
Le risposi che sicuramente la sofferenza ci sarebbe stata ma che sarebbe stata una doppia sofferenza se lei avesse deciso di togliere la vita alla propria figlia.
La paziente non accettò ed abortì.
Dopo 9 anni questa donna tornò da me, all’inizio mi sembrò arrabbiata poi mi disse che all’epoca avevo ragione ad averle consigliato di “accompagnare la sua bimba” perché per 9 anni provò una sofferenza immensa prima di riprovare ad avere un altro bambino.
La paziente mi disse che era di nuovo incinta di una bambina senza reni e che questa volta avrebbe accompagnato Alice fino alla fine, chiedendomi di aiutarla ad accompagnare sua figlia e lei.
Volevo d’innanzi a tanta generosità non farle pagare le visite, ma la paziente con molta rigidità mi rispose che avrebbe pagato le visite e le ecografie perché questo le avrebbe permesso di trattare Alice come una bambina normale e le avrebbe dato molta dignità.
La bimba nasce a 38 settimane, dopo 8 ore ovviamente muore, ma i genitori erano preparati a tutto questo.
Dopo un mese la donna, tornò nel mio studio e mi regalò una scultura “l’abbraccio di Ottaviano” come segno di ringraziamento per aver scoperto il rapporto figlio e madre, il sacrificio di quella bimba le ha permesso di cambiare.

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Diverse volte ha incontrato Giovanni Paolo II ed anche Madre Teresa di Calcutta quando il 25 maggio 1996 venne al Policlinico Gemelli. Che ricordi ha?
Giovanni Paolo II l’ho incontrato nel 1981 quando stava in fase di convalescenza ed ho avuto la grazia di assistere alla messa nella sua stanza. Poi lo incontrai dopo 5 anni, quando il Movimento per la Vita, venne ricevuto nell’aula Nervi, e poi lo incontrai nel 1999, quando il Presidente Casini, che avevamo allora, del Movimento della Vita, presentò varie figure a difesa della vita e portai il mio libro (uscito nel 1998) dal titolo “Terapie fetali invasive”.
Andai da Sua Santità, gli baciai la mano e gli presentai questo libro a quel punto mi benedisse e mi disse di andare sempre avanti.
Devo dire che ho anche conosciuto mamma Natuzza , una grande futura Santa, le parlai delle Cellule Staminali (lei donna umile non sapeva cosa fossero) così cercai di spiegarglielo semplicemente e mi disse anche “Sempre avanti figlio mio”.
Madre Teresa venne la prima volta nel 1981 ma non ci fu la possibilità di avvicinarla c’erano circa 2000 persone, così la sentii parlare da una stanza, io ero insieme a mia madre e ricordo che disse “A voi medici, se qualche donna, non vuole il proprio bambino datelo a me. Vi chiedo di aiutare le mie ragazze madri e le mie suore”.
Sentii che quell’invito era stato fatto a me. Dopo qualche giorno vidi una suora al settimo piano e le chiesi cosa stesse cercando, mi rispose che cercava un ginecologo e le dissi “Eccomi”.
Così a distanza da pochi giorni dall’invito di Madre Teresa, visitai quella suora bisognosa. Da allora, in questo ospedale hanno partorito più di 4400 ragazze madri, che non avevano nulla, né un compagno e né una casa.
Le ragazze madri mi hanno insegnato che se veramente una persona ha il cuore libero, riesce a vedere Dio anche nel bambino non nato, in quello malformato e in quello terminale, il più povero tra i poveri.
Insieme a mia moglie abbiamo fondato una fondazione “Il cuore in una goccia”. In questa fondazione abbiamo lanciato il messaggio di prevenire le malformazioni ma anche tanti disagi.
Concludo questa chiacchierata con un mio motto: “con Noia si partorisce con gioia; Con Noia Pino nasce un bellissimo bambino; con l’ostetrico gioioso nasce un figlio strepitoso”.
Servizio di Rita Sberna