“Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”

Illustrazioni Vangelo di Cristian Nencioni

Martedì della XXXIII settimana del T. O.

17 novembre, sant’Elisabetta d’Ungheria

Lc 19, 1-10

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

COMMENTO

Gesù, oggi, opera la conversione di un personaggio basso di statura ma grande di cuore. Si tratta di Zacchèo, pubblicano e ricco. Il Signore non emargina nessuna classe sociale né fa distinzione fra ricchi e poveri, quel che conta per Lui è proprio la fede.

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Zacchèo, ecco il personaggio di oggi. Gesù entra in Gèrico tra le acclamazioni della folla e le grida di sofferenza della gente che supplicava miracoli. Un uomo basso voleva vederlo, ma non ci riusciva. Perciò, a dispetto del suo status sociale, compie un gesto diremmo da fanatico: sale su un albero. Là resta in attesa del famoso Maestro, la cui personalità lo attira misteriosamente.

Gesù non lasciava perdere nessuna occasione di grazia. Grazia, d’altronde, che Lui stesso, nella sua divinità, creava e infondeva nei cuori. Alzando, quindi, gli occhi, Gesù si rivolge a Lui con grande stima, chiamandolo per nome! “Zacchèo, scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua”. Lui “scese in fretta e lo accolse pieno di gioia”. Ecco la fede, ecco la carità. La ricchezza non è di impedimento. Gesù non è venuto a portare la lotta di classe! Gesù porta l’armonia sociale che si realizza, appunto, mediante il dono della fede.

La gente, però, si scandalizza: “è entrato in casa di un peccatore”!

Come si permettono di fare un commento del genere? Non avevano visto i miracoli? Non avevano ammirato la dottrina insegnata con autorità? Non avevano percepito nella figura del Maestro quella maestà soave che solo un Figlio di Dio poteva manifestare? Sì… invece, davanti al gesto compiuto, si ribellano! Non avevano capito che Gesù è il Buon Pastore, che va in cerca della pecora perduta. Erano troppo sicuri di sè e per motivi razziali e legali. Non si ritenevano bisognosi della salvezza spirituale. Non conoscevano la gratuità della misericordia di Dio.

Zacchèo tuttavia sorprende tutti quando, alzatosi, dichiara: “Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto”. Gesù, infatti, non era andato dal ricco pubblicano per godersi una bella serata, né per benedire i suoi misfatti. Gesù era andato per convertirlo, e la conversione vera è cambiamento radicale di vita. Eccola: l’uomo benestante diventa caritatevole, il ladro diviene onesto!

Per questo Gesù risponde: “Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo, infatti, è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”.

Chiediamo alla Vergine Maria, nostra Madre e Avvocato, la grazia di riconoscere in noi le miserie, di cui a volte non siamo consapevoli. Chiediamo il dono di guardare in faccia i nostri peccati e di convertirci come Zacchèo. Ricordiamoci, però, che un buon inizio di conversione è rinnovare l’amore appassionato per Gesù e per Maria, il resto verrà da sé.