«Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?»

Illustrazioni Vangelo Cristian Nencioni

19 FEBBRAIO 2021

VENERDÌ DOPO LE CENERI

Beato Corrado Confalonieri, Eremita, Terziario francescano

Mt 9,14-15

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Commento:

Gesù è lo Sposo del vero Israele, ossia, della Santa Chiesa. E noi lo riconosciamo in quanto tale?

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Il fatto che Gesù paragonasse Se Stesso con lo Sposo implicava dire qualcosa di grandioso, che forse i discepoli di Giovanni ed i farisei non volevano capire. Significava dichiararsi Dio fino in fondo, l’amante Sposo della Vergine d’Israele. E cosa significa ciò? Lo Sposo Divino nell’Antico Testamento aveva abbellito con la grazia santificante la sua diletta sposa, e anche se lei era stata tante volte infedele, l’aveva ogni volta redenta. Ma in quale modo? Trovando la maniera di donare Se Stesso, in Gesù, per il perdono dei suoi peccati.

L’amore sponsale di Dio è oblativo: tutto dona, sia la bellezza dell’innocenza che la rigenerazione dopo la penitenza. E dona addirittura Se Stesso! È quindi un amore infinito, verrebbe quasi da dire esagerato, eccessivo, fino all’estremo.

Sì, lo Sposo sarebbe stato loro tolto… ma sulla Croce, dopo un mare di sofferenze morali e fisiche, che ancora oggi facciamo fatica a capire ed a compatire. E perciò i discepoli oggi sì digiunano, perché dal momento in cui perdono lo Sposo, così maltrattato, capiscono che niente in questa vita ha più senso se non Lui! E così si dispongono a rinunciare al buon cibo, ai piaceri, alla comodità pur di vivere solo per Lui, con Lui e in Lui. Tutto il resto, come direbbe San Paolo, diventa spazzatura.

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Magari questo pensiero fosse il “leit motiv” delle nostre penitenze in questo cammino attraverso il deserto quaresimale: rinunciare alle cose di questo mondo diventa facile quando capiamo fino a che punto siamo stati amati. Tutto possiamo perdere tranne quell’amore che è infinito, tenerissimo, forte più che la morte, capace di riportarci alla vita eterna nella risurrezione.