Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio

Lunedì della XXXIV settimana del T. O.

23 novembre, san Clemente I papa e martire

Lc 21, 1-4

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

COMMENTO

Il segreto dell’elemosina non è dare qualcosa, è dare se stesso. L’esempio della vedova mette in luce l’importanza del dono di sé.

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I ricchi davano del loro superfluo e per di più con l’intento di mettersi in mostra per farsi ammirare. La vedova getta due monetine, facendo brutta figura agli occhi dei superficiali, che guardano le apparenze e non discernono la realtà. Lo sguardo di Gesù invece è infallibile e capace di cogliere la verità profonda dei fatti: la vedova aveva dato di più perché aveva lasciato lì tutto quello che le serviva per vivere. Aveva, dunque, donato se stessa!

La vera elemosina è quella che insieme all’offerta, somma la munificenza del cuore. La povera donna, vedova, e pertanto, indifesa e bisognosa, amava tanto Iddio e il suo culto da preferire lasciare nella cassa del Tempio i pochi spicci che le servivano per mangiare e vivere anziché preoccuparsi di se stessa.

In questo modo, mostra non solo generosità ma oblazione. Fa di se stessa un’offerta vivente per il Signore. E tale atteggiamento non passa inosservato agli occhi di Gesù: “questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti”.

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Non facciamo le opere di carità – siano esse corporali o spirituali – come semplice opera di beneficenza o come passatempo edificante. Realizziamole quale soave offerta. Così come la vedova lasciò i suoi soldi per il Tempio di Dio, il cattolico deve vedere nel bisognoso un Tempio dello Spirito Santo da curare, venerare e rispettare. Vestire gli ignudi, visitare i carcerati, dare da mangiare o da bere agli indigenti, devono essere gesti praticati con spirito religioso, animati dal desiderio non solo di venire incontro alle necessità altrui, ma di spendere se stessi per il prossimo.

Tra le opere di carità, spiccano quelle mirate al bene delle anime. Ricordiamo brevemente quali siano: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti.

Imitiamo la povera vedova presentataci da San Luca. Imitiamo Gesù, che diede tutto se stesso sulla Croce per noi. Imitiamo Maria che offrì suo Figlio al Padre, completamente conformata alla sua divina volontà. Solo il dono di se può animare la beneficenza e convertirla in vera e propria opera di misericordia cattolica.