Giulio Base “Il Regista dei Santi”

Giulio Base “Il Regista dei Santi”

#Giulio #Base è tra i più #famosi #Registi della nostra #televisione #italiana, è considerato “Il #regista dei #Santi” in quanto ha realizzato delle #meravigliose #fiction come: #Padre #Pio tra cielo e terra interpretato dall’attore Michele Placido; Santa Maria Goretti e San Pietro.
Le sue fiction come Pompei e L’Inchiesta sono state distribuite nelle sale americane.
Ha diretto il grande Terence Hill in vari episodi di Don Matteo (valendosi del Premio Regia televisiva del 2012).
Tra i suoi recenti film, troviamo “Il Pretore” ed il nuovo film cinematografico “Mio Papà” col quale ha aperto il Festival del cinema di Roma.
A tutta questa carriera cinematografica e televisiva, si aggiunge per Giulio Base, una grande fede che ogni giorno condivide e coltiva con la sua famiglia, insieme a sua moglie Tiziana Rocca e ai loro tre figli: Cristina, Vittorio e Valerio.

Il nuovo film cinematografico “Mio Papà” parla di una famiglia allargata. Cosa pensa delle cosiddette famiglie allargate?
Spero che questo film, vada un pochino oltre dalla definizione di “famiglia allargata” che a me non piace perché “la famiglia allargata” a me fa pensare a quel tipo di famiglia superficiale.
La trama del film, parla di un uomo che s’innamora di una donna che ha già un figlio, e questa donna non può stare più con loro, e di conseguenza questo padre e questo figlio decidono, al di fuori dell’anagrafe e del sangue, di vivere insieme.
La madre che è il genitore naturale del figlio, è definita anaffettiva, mentre quest’uomo vuole veramente bene al bambino (anche se non è suo figlio di sangue) e il bimbo ricambia quest’amore a differenza del padre naturale che non gli vuole bene.
Per certi versi questo film tratta un tema delicato.

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Lei condivide la sua fede e la sua spiritualità anche in famiglia, con sua moglie e i suoi figli?
Certamente, la fede è la colonna vertebrale di tutta la nostra vita ed io non mi ricordo di un solo pasto che abbiamo fatto insieme, che non ci siamo fatti il segno della Croce e quanto meno a turno, non abbiamo rivolto qualche parola al Signore prima di cominciare a consumare il pasto.

Quando esattamente si è avvicinato alla fede?
Penso di avere assimilato la fede con il latte materno. Mia madre era una cristiana devota ed osservante e allo stesso modo mio padre, e con il loro esempio sono cresciuto con la consapevolezza che tutto non dipende da noi ma che esiste un Creatore che ci ha messo al mondo e ci ama.

E’ vero che da ragazzino ha fatto il chierichetto ed ha pensato più volte a farsi prete?
Si è tutto vero. Ho fatto il chierichetto per molti anni, ed il pensiero di farmi prete ha attraversato la mia mente. Non era una vera e propria decisione, ma era una possibilità che consideravo.
Adesso che sono padre, cerco di esserlo in tutti i sensi. Anche i sacerdoti noi stessi li chiamiamo “padri” come Padre Pio che per decenni è stato chiamato più padre che San Pio.
C’è anche nei padri, una vocazione pedagogica.

Cosa la spinge a fare dei film legati alla fede e alla spiritualità dei Santi?
Sinceramente non sono stato io a spingere per fare queste cose. E’ la vita che mi c’ha portato e devo ringraziarla perché non sempre viene data la fortuna di raccontare delle storie così belle.
Dietro la vita di un Santo e di queste persone che fanno miracoli, ci sono sempre delle esperienze meravigliose e soprannaturali, e sono bellissime da raccontare.
E’ ovvio che è stato un circolo virtuoso, più mi avvicinavo a queste storie e più la mia fede aumentava e vado molto fiero di questa etichetta che mi si è attaccata addosso ovvero quella di “Regista dei Santi”.

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E’ difficile parlare di Dio e di fede, nell’ambiente del mondo dello spettacolo?
Ammetto che non è facile, proprio perché ci sono delle persone molto lontane da un percorso di fede e di cristianità ed a volte basta poco per accendere una luce.

Lei è stato in missione in Kenia con Padre Enzo. Com’è stata quest’esperienza e cosa le ha insegnato?
Questa missione come d’ altronde tutte le esperienze dolorose, mi ha insegnato che bisogna ringraziare cento volte Dio quando soprattutto si possiede la salute e la sussistenza minima per vivere (una casa e il cibo) tutto il resto diventa secondario.
Chi vive in quelle condizioni, a 700 km dalla prima strada asfaltata, con soltanto 30 minuti al giorno di acqua e luce, in mezzo alle zanzare che ti attaccano la malaria, si capisce che lì, la vita, non è propriamente serena e felice come molte vite delle nostre, anche se spesso ci lamentiamo.
Ciò che mi ha insegnato quella missione è proprio il non lamentarmi, anzi ringrazio Dio per tutto quello che ho.

E’ anche impegnato nel sociale attraverso la beneficenza?
Faccio quello che posso. Cerco di dire sempre si, la cosa che particolarmente sento vicina e che mi è capitata di fare è “Telethon”, da anni sono uno dei testimonial e gioco le partite del cuore insieme a loro. Ho appena fatto un cortometraggio che è stato presentato nella maratona di Telethon su Rai Uno.
Per quel poco che posso e che faccio, cerco di restituire le fortune che il Signore mi ha dato.