Ora di religione contestata e spot blasfemi: così ridicolizzano la Chiesa

Sandro Botticelli - L'Annunciazione del Cestello (Firenze, Uffizi)
Sandro Botticelli - L'Annunciazione del Cestello (Firenze, Uffizi)

Probabilmente, i due episodi non sono da mettere sullo stesso piano, eppure hanno come denominatore comune un certo tipo di mentalità elitaria che intende sradicare dal campo educativo tutti gli elementi della tradizione. Stiamo parlando della mozione parlamentare richiedente l’abolizione dell’ora di religione a scuola e altre norme particolarmente penalizzanti per la Chiesa e dello spot blasfemo che pubblicizza la “pillola dei cinque giorni dopo”, realizzato da un gruppo di liceali romani e insignito di un premio da parte della Società Medica Italiana per la Contraccezione (SMIC).

La mozione è stata presentata in Senato da nove senatori di +Europa, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Liberi e Uguali e Gruppo Misto e prevede: la sostituzione dell’ora di religione (peraltro già facoltativa) con un’ora obbligatoria di educazione civica; la revisione dei criteri di ripartizione dell’otto per mille, in modo che la Chiesa Cattolica ne risulti sfavorita; la revisione delle norme sull’IMU degli immobili della Chiesa; l’attuazione della recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea per il recupero dell’ICI non pagata dalla Chiesa negli passati. “Tutti questi privilegi per la Chiesa Cattolica contrastano con la crescente secolarizzazione della società italiana dove i cattolici praticanti sono circa il 30% della popolazione e scendono al di sotto di questa percentuale tra i giovani”, si legge nel testo della mozione.

Mentre il primo fatto è frutto di una cultura anticlericale che permea le istituzioni italiane fin dal Risorgimento, il secondo è, per molti versi, più grave, in quanto nasce dall’iniziativa di un gruppo di giovani, per la precisione, studenti dell’Istituto Giorgi-Wolf di Roma, vincitori del premio Informiamoci, promosso dalla SMIC e dall’associazione culturale Lacelta. L’“opera” premiata è un ritocco parodistico del capolavoro botticelliano L’Annunciazione del Cestello dove si vede l’arcangelo Gabriele porgere alla Vergine una scatola di Ellaone, la cosiddetta “pillola dei cinque giorni dopo”, spacciata dall’establishment farmaceutico come prodotto contraccettivo, quando in realtà ha effetti abortivi. In buona sostanza, l’auspicio neanche tanto implicito di questi studenti è che la Madonna abortisca il Messia (!!!). Difficile pensare immaginare un oltraggio tanto odioso nei confronti della sensibilità cristiana, beffeggiata peraltro in uno dei suoi principi fondativi: la difesa della vita nascente. Come se non bastasse, il progetto è stato intitolato #Usalafamiracoli: ulteriore sberleffo antireligioso, con l’avallo compiaciuto dell’istituto scolastico e delle associazioni promotrici del premio.

Questi non esaltanti episodi sono entrambi rivelativi di un odio profondo per la Chiesa Cattolica, per i suoi simboli e per i suoi valori. Laddove, però, il Parlamento vuole in qualche modo occultare la presenza cristiana, negandola ai giovani, l’iniziativa blasfema dell’Istituto Giorgi-Wolf testimonia un atteggiamento per certi versi complementare: chi odia la Chiesa in modo così viscerale, paradossalmente, nutre un bisogno quasi morboso della sua presenza per poterla ridicolizzare e insultare. La caratteristica comune della maggior parte degli anticlericali militanti sta proprio nella necessità di un nemico per sentirsi importanti e per far parlare di sé. È anche per questo che le offese e le persecuzioni non devono turbare più di tanto l’animo dei cristiani: vi sono sempre state e sempre vi saranno.

Dietro l’aggressività anticlericale può esserci un discorso di potere (o di denaro, come si evince nella controversia sull’otto per mille o sull’IMU) ma, in molti casi, può celarvisi anche l’invidia della fede. Gli stessi luoghi sacri, in particolare le sedi di miracoli, come Lourdes o Medjugorje, sono talora meta di atei incalliti che vogliono trovare conferma all’inesistenza di Dio. Non si è mai visto, tuttavia, nessun miscredente rientrato realmente “trionfatore” da alcuna disputa di questo tipo. Tutta la storia cristiana, al contrario, è piena zeppa di novelli San Paolo, disarcionati dal loro destriero al galoppo indirizzato verso l’edonismo e la gloria terrena. Da André Frossard a Vittorio Messori, da Leonardo Mondadori a Claudia Koll: le storie di conversione, avvenute in particolare a cavallo tra il secolo scorso e l’attuale, sono numerose e meriterebbero una trattazione a sé e una lettura attenta da parte di credenti e non credenti. Ad una condizione: per un cristiano, la conversione non è un momento specifico, per quanto cruciale, della sua vita ma un processo che cambia la sua vita ogni giorno fino all’ultimo istante, in cui Dio va a rimpiazzare progressivamente un io, dapprima straripante e baldanzoso, che, successivamente, si scopre povero ma con un cuore grato. Torneremo presto su questi argomenti…