Scandalo Val d’Enza: dimmi come tratti i bambini e ti dirò che società sei…

Hansel e Gretel in un'illustrazione di Arthur Rackam (1909)
Hansel e Gretel in un'illustrazione di Arthur Rackam (1909)

Molte delle #fiabe che ci raccontavano da #bambini, da Pollicino a Cappuccetto Rosso, da Hänsel e Gretel a Biancaneve, sottintendevano realtà inquietanti che difficilmente potevano essere spiegate senza ricorrere ad allegorie. I lupi, gli orchi, le streghe, gli ‘uomini neri’ erano la metafora di una minaccia che incombeva sui bambini. I pederasti e gli infanticidi sono sempre esistiti e, nella tradizione popolare, queste depravazioni, venivano edulcorate con descrizioni pittoresche e stereotipi folcoristici. La sensibilità di un tempo, inoltre, ricorreva alle immagini del cannibalismo o della stregoneria, per non svelare la vergogna dell’abuso sessuale.

Oggi quei tabù sono stati tutti infranti e il vero volto della violenza sui bambini è ormai noto a tutti. Da almeno una ventina d’anni, i discorsi riguardanti la pedofilia – o, più in generale, la violenza sull’infanzia – non sono stati semplicemente sdoganati ma, in molti tristi casi, sono diventati strumentali a discorsi ideologici o di potere. Un esempio su tutti: gli abusi sessuali nella Chiesa. Se è vero che molti sacerdoti e religiosi si sono realmente macchiati di questi orrendi crimini e che numerosi vescovi e superiori li hanno coperti, è altrettanto vero che questi delitti sono stati usati per screditare la Chiesa ben oltre i suoi effettivi demeriti, per non parlare dei non meno numerosi casi di sacerdoti ingiustamente accusati dello stesso reato.

Il recentissimo scandalo emerso nei comuni della Val d’Enza ha svelato un altro tipo di violenza sui minori che, pur non rientrando nella casistica degli abusi sessuali in senso stretto, per la sua scabrosità, può davvero evocare le fiabe o le leggende di un tempo. Anche nei casi che hanno sconvolto Bibbiano e altre località in provincia di Reggio Emilia, si è innestato il meccanismo della strumentalizzazione e della calunnia. Non è purtroppo una novità che, per l’eccesso di zelo di qualche assistente sociale o giudice, dei bambini vengano allontanati, spesso ingiustamente, dalle famiglie. L’elemento dirompente, in questa vicenda, sta nell’esistenza di un vero e proprio sistema costruito a tavolino, in cui decine di bambini venivano deliberatamente persuasi della malvagità dei loro genitori. Una rete di complicità e di coperture molto vasta, una matassa difficile da districare. A ciò va aggiunto un particolare non di poco conto: parecchi dei bambini coinvolti sono stati affidati a coppie omosessuali e numerosi genitori a cui sono stati sottratti i figli, hanno ricevuto l’accusa di omofobia. Troppi, davvero troppi gli indizi che conducono a una “pista ideologica”. È anche per questo che la vicenda, dopo la fiammata iniziale, è stata rapidamente messa in sordina dai media mainstream. Qualcuno penserà che, grazie a questo scandalo, l’ideologia del gender e l’antifamilismo accuseranno un duro colpo, tuttavia non è il caso di farsi illusioni. Ferma restando la presunzione d’innocenza e la necessità di scoprire una realtà dei fatti di cui siamo ancora in larga parte all’oscuro, queste strutture di “crimine istituzionalizzato” appaiono molto robuste e dotate di una capacità di ricatto da non sottovalutare.

È più che lecito, naturalmente, confidare nella giustizia umana e anche divina. Un cristiano, comunque, non può dimenticare che il rispetto e la delicatezza di cui l’infanzia è meritevole, vanno molto al di là delle leggi o dell’etica. Una delle svolte epocali che Gesù e il Vangelo hanno impresso è proprio nel valore attribuito all’infanzia. Rimanere “bambini” – ovvero conservare lo stupore e la purezza, pur crescendo in maturità emotiva ed intelligenza – è un requisito fondamentale per entrare nel Regno dei Cieli (cfr Mt 18,3). Gesù stesso, sfidando il parere contrario dei discepoli, ha voluto i bambini intorno a sé (cfr Mc 10,14), perché il suo amore per i “piccoli” è davvero a trecentosessanta gradi (cfr Mt 25,45). Non a caso, le parole più dure il Signore le riserva, oltre che ai farisei e ai mercanti del Tempio, a coloro che scandalizzano i più piccoli (cfr Mt 18,3), cioè a coloro che corrompono l’innocenza in tutti i sensi, trasformando in un inferno tante giovanissime vite.

Evangelizzare il mondo, significa in primo luogo umanizzarlo. E il grado di umanità di una società si misura, tra le altre cose, nel modo in cui tratta l’infanzia. Prima di Cristo, i bambini riscuotevano scarsa considerazione e, in molti casi, calpestare la loro dignità non era considerato tabù. L’avvento del cristianesimo non ha certo sradicato gli abusi e le violenze sull’infanzia ma, quantomeno, ha plasmato una cultura favorevole ai bambini, per cui la gente sa ancora indignarsi quando i loro diritti vengono violati. Le fiabe cui si accennava prima sono il frutto di questa cultura popolare, profondamente cristiana (e medioevale!), che ha sviluppato nel suo dna, un profondo rispetto per l’infanzia. Non così, gran parte dell’antichità pagana, tanto tristemente simile al laicismo post-moderno, che tutto monetizza e che riduce gli esseri umani a oggetti: bambini-soldato, bambini massacrati dal terrorismo, bambini sfruttati sul lavoro, bambini cui viene impedito di nascere, bambini abusati sessualmente, bambini condannati all’eutanasia per malattie gravi, bambini-merce comprati e venduti (in certi casi al momento del loro concepimento) per soddisfare i capricci degli adulti. I soprusi sull’infanzia non sono un’esclusiva di paesi lontani, di luoghi arcaici o selvaggi, né sono da relegare a un passato remoto o a qualche fiaba della nostra infanzia. Riguardano la nostra civiltà, il nostro paese, il nostro vissuto quotidiano. Direttamente o indirettamente, riguardano le nostre famiglie, riguardano ognuno di noi. Dalla nostra consapevolezza di questo pericolo dipende il futuro della nostra civiltà. Nella nostra azione o, al contrario, nel nostro silenzio complice, si gioca una buona parte della nostra identità di cristiani.