“Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”

Illustrazioni Vangelo Cristian Nencioni

Martedì della I settimana di Avvento

1 dicembre, sant’Eligio vescovo

Lc 10, 21-24

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

COMMENTO

L’esaltazione degli umili consiste anche in questo: a loro vengono fatte le più sublimi rivelazioni. E noi? Ci interessiamo con umiltà e amore di questioni riguardanti la Teologia e la Filosofia?

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La scienza gonfia, afferma San Paolo. Ed è vero! Il conoscere molto può diventare motivo di vanagloria, di ostinazione, di presunzione. Questo succede quando ci appropriamo delle idee e non le trasformiamo in ideali da servire.

Nel Vangelo odierno Gesù esulta di gioia nello Spirito Santo perché il Padre ha voluto rivelare il segreto arcano della Divinità ai discepoli, i quali erano socialmente considerati di seconda classe per il fatto di essere galilei, pescatori, pubblicani, ecc. I rabbì di Gerusalemme, tanto ricercati dalla gente per risolvere questioni legate all’applicazione della Torah, invece ne erano rimasti ignari: “ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli!”

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Infatti, la rivelazione non infonde solo conoscenza ma convinzione profonda, grazie alla potenza dello Spirito Santo. Perciò “nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo”. Anche oggi si potrebbe dare il caso di un teologo coltissimo che sa tante cose del Padre, ma non Lo conosce davvero nel suo cuore. E, d’altro canto, potremmo avere un bambino di prima comunione ignorante in scienze religiose che invece ama con ardore il mistero della Trinità spiegatogli in modo didascalico nel Catechismo!

Davanti a questa realtà bisogna fare due riflessioni. La prima è un confronto con la nostra coscienza. Si tratta di domandarsi se facciamo in modo che le nozioni teologiche che possediamo diventino una convinzione, se trasformiamo le idee in ideali. La differenza tra le prime e i secondi è semplice. Le prime sono solo conoscenze acquisite che restano a nostra disposizione per farne l’uso che vogliamo, sia esso cattivo (per ostentare superiorità davanti agli altri) o buono (amarle e servirle). I secondi, gli ideali, sono idee che perseguiamo con entusiasmo.

Le idee sono neutre in se stesse ma nel soggetto che le possiede possono diventare sia benefiche che malefiche. Invece l’ideale è l’idea usata per il bene.

Domandiamoci, allora, se noi facciamo delle idee imparate nelle prediche, nelle catechesi, nei libri letti o nei corsi frequentati, veri e propri ideali. Altrimenti, cerchiamo di correggerci per non essere annoverati tra quei dotti e sapienti così sminuiti da Gesù.

D’altra parte, bisogna domandarsi se abbiamo interesse per approfondire i nostri ideali. Infatti, avendone la possibilità bisogna adoperarsi per indagare con timore e amore i misteri della nostra fede. Questa sete di conoscenza si deve saziare nella contemplazione, cioè, in momenti di riflessione o meditazione in cui assaporiamo le bellezze della nostra Teologia e Filosofia.

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La Vergine Maria, Sede della Sapienza, ci guidi ai pascoli del suo Figlio Gesù, perché possiamo bere l’acqua pura della verità e cibarci con l’erba della più alta conoscenza che è appunto la Teologia. Lei stessa, osservando i detti e i gesti di Gesù, fu la prima e più grande teologa di tutti i tempi, perché seppe contemplare suo Figlio col Cuore arso d’amore! Imitiamola!